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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Le richieste / Centro storico / Via Roma

In piazza per una legge sul fine vita: anche a Lecco la mobilitazione nazionale

Sabato 9 e domenica 10 aprile i gazebo di Cellula Coscioni e L'Asino di Buridano saranno presenti nelle piazze

Di nuovo in piazza per chiedere “una buona legge sul fine vita”. Dopo l’evento organizzato mercoledì 6 aprile al Senato, l’associazione Luca Coscioni sarà presente questo weekend in oltre 200 piazze italiane per coinvolgere i cittadini nell’appello al Parlamento finalizzato all'approvazione di una buona legge sul fine vita. Anche a Lecco la Cellula Coscioni e l'associazione L'Asino di Buridano offriranno tale opportunità agli elettori, organizzando un gazebo sabato 9 aprile, dalle 9.30 alle 17.30, presso il lungolario Isonzo (difronte al McDonald's) e uno domenica 10 aprile, dalle 9.30 alle 17.30, in via Roma (angolo Piazza Garibaldi).

Le richieste al Parlamento

Ai tavoli si raccoglieranno le firme sulle proposte di modifica al testo di legge elaborate dall’Associazione Luca Coscioni, che riguardano, in particolare, l’eliminazione della presenza contestuale di sofferenze fisiche e psicologiche, che discriminerebbe i malati con “solo” sofferenze fisiche o “solo” psicologiche come previsto dalla sentenza 242 della Corte costituzionale, sempre comunque afferenti ad una condizione di malattia irreversibile diagnosticata; l’eliminazione del requisito di dipendenza da trattamenti di sostegno vitale per poter accedere al suicidio assistito, che di fatto escluderebbe per esempio pazienti oncologici o affetti da malattie neurodegenerative; l’estensione della possibilità di accedere al suicidio assistito anche alle persone malate che non sono in grado, a causa della propria patologia, di autosomministrarsi il farmaco letale.

Le firme bruciate

A metà febbraio arrivò il "no" alla legge sull'eutanasia legale. Fu la Corte costituzionale a bocciare: non si andò avanti perché il quesito non rispecchiò i diritti minimi iscritti nella Costituzione. La camera di consiglio si riunì martedì 15 febbraio per discutere sull'ammissibilità del referendum 'Abrogazione parziale dell'articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente)'. L'Ufficio comunicazione e stampa fece sapere che la Corte ritenne inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell'abrogazione, ancorché parziale, della norma sull'omicidio del consenziente, cui il quesito mirò, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. In pratica, poiché qui si parlò non di suicidio assistito bensì di omicidio del consenziente, secondo i giudici costituzionali un'abrogazione, pur parziale, del reato avrebbe potuto dare il via a esiti ritenuti inaccettabili. 

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