Santa Maria Hoè, un parco ricorda il parroco Don Carlo Turrini

L'area verde, grande circa 8mila metri quadri, intitolata al sacerdote che fu guida spirituale del paese dal 1978 al 2009. Brambilla: «Manterremo vivo il suo ricordo tra i giovani»

La comunità di Santa Maria Hoè commemora Don Carlo Turrini, che fu parroco del paese dal 1978 al 2009. Al sacerdote, che ha legato il suo nome a quello del comune brianzolo per più di trent'anni, lunedì è stato intitolato il parco antistante le scuole, un'area verde di circa 8mila metri quadri, e sono state collocate targhe in suo ricordo.

«Don Carlo Turrini è rimasto ben 32 anni in paese, senza poi staccarsi del tutto dai cittadini di Santa Maria Hoè - sono le parole del sindaco Efrem Brambilla - Come parroco ha fatto tantissimo, ma soprattutto ha dato a Santa Maria spirito e senso di comunità. Un legame non affievolitosi nemmeno dopo il suo trasferimento a Lecco e che rimarrà ora vivo in chi l'ha conosciuto».

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Il parroco restò a Santa Maria Hoè fino al 2009, anno del pensionamento, senza mai fare mancare la propria vicinanza ai parrocchiani. «Abbiamo scelto di intitolare l'area verde comprendente la pista d'atletica, il parco giochi e la baita degli alpini, un contesto verde da 8mila metri quadri frequentato dai giovani e dunque un bel contesto di aggregazione all'aria aperta - prosegue il primo cittadino - Seguirà nei prossimi mesi anche l'intitolazione, sempre a Don Carlo, della via adiacente il Parco, ovvero la via delle scuole. Questi luoghi frequentati dai più piccoli contribuiranno a mantenere vivo il suo ricordo nelle generazioni future e tra i più giovani che purtroppo non hanno avuto la fortuna di conoscerlo. In futuro, accedendo a questi luoghi, ci piacerebbe che i più giovani si domandassero chi era don Carlo, chiedendolo ai propri genitori».

Nell'occasione è stata ricordata anche la maestra Luigia Bertone (maestra di Santa Maria Hoè dal 1911 al 1947), alla quale è intitolata la scuola, con l'affissione di due targhe donate dai suoi nipoti. «Ha saputo trasmettere senso civico e creare senso di appartenenza alla comunità, dando una forte identità al nostro paese - prosegue il sindaco - Ci faceva sentire parte di un tutto, di una collettività e di una famiglia. Anche quando ha lasciato la parrocchia ha continuato a seguire ognuno di noi, il suo "slancio" si vede ancora oggi nelle persone e la sua impronta è rimasta in paese».

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