"Un tuffo nell'umanità" a Mandello

Da padre Cupini al sindaco di Abbadia Bartesaghi: intervento al De Andrè per parlare di accoglienza e no al razzismo: «C'è un linguaggio di umanità comune a tutto il mondo. Prima di tutto vengono le persone». Molto buona la partecipazione

Alcuni relatori della serata andata in scena al teatro De André di Mandello.

“Un tuffo nell'umanità” titolo e tema della serata promossa dal gruppo consiliare di Casa Comune per Mandello democratica. Introdotti dalla portavoce della compagine, Grazia Scurria e moderati da Sergio Pomari dello Spi Cgil, i relatori sul palco del De Andrè venerdi 1° marzo. Da Padre Angelo Cupini fondatore della Comunità di via Gaggio, a don Giusto Della Valle parroco di Rebbio, Cristina Bartesaghi Sindaco di Abbadia Lariana a completare le presenze Mirko Mazzali avvocato consigliere delegato alle periferie del Comune di Milano.

Apertura straordinaria della chiesa di San Giorgio il 2 e il 3 marzo

Quattro persone, quattro voci a testimoniare le rispettive esperienze positive in materia di accoglienza. Argomento di quotidiana attualità trattato «In una serata momento di riflessione e condivisione finalizzata a concrete azioni» dalle parole del moderatore a quelle di Grazia Scurria. «Ha osato tuffarsi nella vita dei fratelli con un gesto spontaneo di slancio» - presentando il relatore Padre Cupini. Accoglienza, una parola, un modo di vivere ed essere che accompagna nel quotidiano tutti noi sottoposta alle rispettive sensibilità nostre personali. Don Giusto Della Valle, un prete, un parroco quasi di frontiera, che ha toccato con mano e prosegue in quel cammino che lo vede in prima linea a risolvere i problemi di chi arriva da lontano. «Como accoglie e dalla fatica sono nate realtà belle». Da Padre Angelo, a seguire, una attenta analisi del passato, quando negli anni 70-80 lo “straniero” era l'immigrato che dalla Calabria si insediava a Valmadrera nella provincia lecchese in cerca di lavoro.

Violinista mandellese sul palco con Moni Ovadia

Poi arriviamo agli anni duemila, momento in cui le trasformazioni ci inducono, riferisce Cupini «Alla ricostruzione del vivere». Il sindaco Cristina Bartesaghi ha invece parlato di accoglienza anche nei paesi con numeri ridotti di abitanti e mezzi. Racconta il primo cittadino «Ad Abbadia abbiamo ospitato tre donne somale con la collaborazione di insegnante e assistenti sociali. Con loro siamo usciti a fare la spesa e abbiamo scoperto di parlare lo stesso linguaggio. Comune in tutto il mondo. Segnali di una esperienza positiva».

Poi a concludere la parola a Mirko Mazzali «Sorpreso dalla larga partecipazione alla serata» non registrabile nel milanese. E ancora dal relatore «Una serata, questa, preziosissima, che va nel senso giusto. Quando parliamo di accoglienza parliamo di persone, non di cose. Cerchiamo di mettere in circolo tutte le nostre energie finalizzate nel riconoscerci tutti uguali al di la del colore della pelle».

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Dal palco del De Andrè il saluto finale da parte di Said, giovane ragazzo afgano che in un italiano quasi perfetto rivolto al pubblico «Dopo due anni sono contento. Ora vivo a Milano. Grazie a tutti». (Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione).

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