Politica

Niente domiciliari per Azzollini, i commenti di Formigoni e Tentori

Se per l'ex Governatore lombardo i senatori hanno letto le carte e votato secondo coscienza, la deputata Pd punta il dito sulla questione morale

Antonio Azzollini (Infophoto)

Non ha lasciato indifferente il mondo politico lecchese il voto espresso ieri 29 luglio in Senato che ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Antonio Azzollini, indagato assieme ad altre 9 persone per la bancarotta dell'ex ospedale psichiatrico "Divina provvidenza" di Bisceglie.

Nella mattinata di ieri, infatti, la votazione a scrutinio segreto ha ribaltato una situazione che pareva già segnata dal voto della Giunta per le autorizzazioni del Senato, che aveva già espresso parere favorevole all'arresto: in aula, a dire no sono stati 189 senatori, 96 sono stati i sì e 17 gli astenuti.

A commentare favorevolmente l'esito del voto è Roberto Formigoni (Ncd), collega di Azzollini al Senato: l' ex presidente della Regione respinge l'idea, propugnata dai 5 Stelle, che il parlamentare indagato sia stato "salvato" dal Partito Democratico. 

«Il concetto è che bastava leggere le carte; i colleghi che le hanno lette hanno visto che non c’era solo il fumo ma anche l’arrosto della persecuzione ed era grande come una casa. Non c’era un motivo che fosse uno per giustificare l’arresto preventivo. Per una volta i senatori hanno deciso di leggere le carte e hanno votato secondo coscienza informata - ha affermato il senatore lecchese a Intelligonews.it - Le carte erano composte da migliaia di pagine e un maggiore tempo a disposizione per leggere ha dato modo di approfondire di più e meglio, di sollevare un dubbio riguardo ad alcune affermazioni apodittiche dei magistrati che a una prima lettura sembravano giustificate ma a una seconda lettura non hanno retto più. E il senatore Azzollini stamani nel suo intervento al Senato ha fatto alcuni esempi di incongruità».

A dissociarsi, invece, dal voto dei senatori Dem che nel segreto dell'urna hanno votato per respingere l'arresto, è Veronica Tentori, che da Montecitorio punta il dito sulla "questione morale" nel Pd assieme a Paolo Gandolfi, Beppe Guerini, Sergio Lo Giudice, Michela Marzano, Davide Mattiello, Lucrezia Ricchiuti, Maria Grazia Rocchi, Sandra Zampa e Daniele Viotti.

«Il voto del Senato contro l'autorizzazione agli arresti domiciliari del senatore Azzollini è il risultato di una stagione politica confusa e ambigua - si legge nella nota diffusa dal gruppo - Non fa onore a chi lo ha espresso e aggiunge danno alla già logora relazione tra istituzioni democratiche e popolo. Non possiamo non dolercene. Chiediamo con forza al nostro partito di tornare ad affrontare con rigore la questione morale e che le scelte siano affrontate con massima trasparenza e chiarezza. È fondamentale per riconquistare la fiducia dei cittadini ed è una precondizione della vita politica, oltre che un principio indispensabile per affermare la cultura della legalità, valore fondante del Partito Democratico che non smetteremo mai di presidiare e difendere. Per questo chiediamo che sia convocata al più presto una direzione nazionale che ponga all'ordine del giorno la questione e che si apra una riflessione seria sulla posizione del capogruppo del Senato».

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