Caso Konig: il senatore Arrigoni presenta un'interrogazione parlamentare

"In campo tutte le azioni possibili e a tutti i livelli istituzionali per scongiurare la chiusura"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

A seguito dell'improvvisa decisione del gruppo austriaco Schneeketten AG di chiudere la storica König di Molteno, come preannunciato, il Senatore Paolo Arrigoni ha depositato presso il Senato della Repubblica un'interrogazione parlamentare, indirizzata al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Ministro dello Sviluppo Economico.

«Per scongiurare la chiusura e lo smantellamento dello stabilimento lecchese e per tutelare gli oltre cento dipendenti a concreto rischio licenziamento, colpiti da un fulmine a ciel sereno alla vigilia della Festa dei Lavoratori del 1 maggio, devono essere messe in campo tutte le azioni possibili e a tutti i livelli istituzionali. A maggior ragione dopo una scelta aziendale avvenuta in sordina, in assenza, o quasi, di confronto con le organizzazioni sindacali» interviene il senatore leghista Paolo Arrigoni.

«È di tutta evidenza che la decisione della proprietà austriaca di chiudere la sede lecchese e portare l'azienda in Carinzia e nella Repubblica Ceca, lasciando in Brianza solo alcuni uffici, è dettata non già dalla contingente situazione di crisi economica dello stabilimento che peraltro opera in un settore non in crisi, bensì da una precisa strategia aziendale di delocalizzare. L'eccessiva burocrazia, l'alto livello di tassazione e l'elevato costo dell'energia che impattano negativamente sul costo del lavoro delle imprese italiane sono certamente elementi che hanno determinato questa drastica e pessima scelta» prosegue Arrigoni.

«Di fronte a questo grave problema che desta angoscia nei dipendenti ho depositato in Senato un'interrogazione indirizzata al Ministro Poletti e al Ministero dello sviluppo Economico, per sapere se gli stessi non convengano che la scelta di delocalizzare dipende dall'elevato costo del lavoro in Italia - atteso che secondo dati Ocse nel nostro Paese un'ora di lavoro costa mediamente ad un'impresa 28.3 euro, circa 4.3 euro in più della media UE - e quali provvedimenti intendano adottare per scongiurare processi di trasferimento d'azienda all'estero; inoltre, se e quali urgenti iniziative di propria competenza, anche in termini di moral suasion, il Governo intenda adottare a salvaguardia di un'azienda storica del territorio lecchese e di centinaia di posti di lavoro; infine se gli stessi Ministri non ritengano opportuno convocare con urgenza un tavolo istituzionale con tutte le parti interessate (proprietà, rappresentanze sindacali, rappresentati dei lavoratori, istituzioni locali) al fine di addivenire in tempi rapidi ad una soluzione positiva della vicenda» conclude Arrigoni.

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