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Mozione sul crocifisso, Pasquini: "Superficialità sconcertante"

Il Consigliere Ncd critica l'odg bocciato in Consiglio comunale e rilancia la proposta di una mozione comune per il centrodestra

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

La riaffermazione delle tradizioni e dei valori cristiani della nostra civiltà costituisce un principio che non ritengo semplicemente condivisibile, ma, oggi come non mai, essenziale per la nostra libertà e per il nostro futuro. Allo stesso modo e con la stessa fermezza, ritengo che questa riaffermazione debba essere sostenuta attraverso strumenti efficaci: non può risolversi in slogan da piazza o in cori da stadio, non può essere improvvisata ma deve essere ragionata, deve costituire una pietra angolare di un sistema condiviso e non già il giocattolino nelle mani di qualche aspirante capo-popolo senza popolo alla ricerca di un fugace attimo di notorietà. Le tradizioni e i valori cristiani sono troppo importanti: il dibattito che li ha ad oggetto dovrebbe innestarsi su livelli un po’ più elevati rispetto a quelli di cui ci si può accontentare quando si discute e si polemizza sul colore dei servizi igienici sul lungo lago o sull’euritmia dei tubi di scolo di qualche edificio.

Il crocefisso non ha il diritto, bensì il dovere di essere apposto in qualunque aula scolastica, in qualunque ufficio pubblico e nessuno può sentirsi legittimato a rimuoverlo.

La sua presenza non è un problema per chi ne ricava offesa o disagio; il problema è chi ricava offesa e disagio dalla sua presenza.

Tutto questo premesso, giusto per bloccare sul nascere possibili strumentalizzazioni di “relativismo e buonismo”. Se il nostro pensiero (mi pare) debba essere chiaro, netto ed intransigente, così cerchiamo, allo stesso modo, di far sì che la nostra mente e le nostre idee siano altrettanto lucide nell’esprimerlo e nel sostenerlo. Perché, è lì che si gioca la partita.

Io sono pronto a ragionare (e lo dico ai consiglieri leghisti) un ordine del giorno comune a difesa del crocefisso, se volete espressione di ancora più netta intransigenza verso certe pseudo-culture della violenza invasiva, ma a condizione che, fissati i valori comuni, ci si sforzi di superare un iter argomentativo sospeso fra le belle paroline della catechesi ai bambini delle elementari e le invettive da osteria e un compendio di proposte tanto vacue quanto strampalate, improvvisate, ultronee e che rischierebbero di restare lettera morta per la loro effettiva inapplicabilità.

Così, più precisamente, nel merito:

Punto 1 del dispositivo: valutiamo insieme e individuiamo specificamente  che cosa realmente gli agenti di Polizia locale possano fare per monitorare o contrastare con efficacia eventuali attività para-terroristiche, in base alle effettive competenze che sono proprie ex lege del corpo di polizia municipale;

Punto 2 del dispositivo: nell’odg è rappresentato che il crocefisso esposto negli immobili comunali è parte del patrimonio e dell’arredo del Comune. Be’, allora, non c’è bisogno certo di “invitare” nessun funzionario pubblico a non rimuoverlo, perché ciascun funzionario, senza necessità di “invito” alcuno, è tenuto a non farlo e, se disattende a questo suo preciso obbligo, deve essere sanzionato. Come se rimuovesse una sedia o un armadio, né più e né meno;

Punto 3 del dispositivo: danneggiare o deturpare un crocefisso esposto in un immobile pubblico costituisce condotta penalmente rilevante, in quanto sussumibile almeno sotto il reato di danneggiamento aggravato oltreché di vilipendio al crocefisso. Che deterrente costituisce, dunque, l’applicazione di una sanzione amministrativa? Sul filo logico di questa brillante trovata, il Comune di Parigi dovrebbe seriamente porsi il problema se gli autori  della recente strage di gennaio abbiano o meno parcheggiato in divieto di sosta le loro auto per andare a compiere la strage medesima.

Trovo semplicemente sconcertante l’improvvisazione e la superficialità con cui si trattano questi argomenti, la leggerezza con cui si decantano i principi e soprattutto con cui si prospettano le grottesche conclusioni per un briciolo di visibilità politica.

Non chiedo ai consiglieri della Lega di rinunciare alle loro idee ed alla loro sensibilità. Anzi, chiedo di non volergliene fare un torto andando a votare questo capestre ordine del giorno. Chiedo di ritrovarci tutti insieme per ribadire, seppur magari con diversi accenti, quel patrimonio di valori e tradizioni che riteniamo tutti quanti irrinunciabili.

Se la battaglia della libertà e dell’identità la vogliamo per davvero vincere, il fronte può essere certamente comune. Non si tratta solo di comporlo con chi vuole condividere quei valori, ma avere anche ben a mente chi è in grado di farlo, al netto delle rispettive bandiere e bandierine di partito.

Antonio Pasquini

​Consigliere comunale Ncd

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