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Lunedì, 8 Agosto 2022
Il parere / Centro storico / Piazza Armando Diaz

Cade il governo Draghi, Gattinoni: “Il populismo non fermerà i rincari”

Il sindaco di Lecco commenta la recente caduta del governo, che ha inevitabilmente delle ricadute anche a livello locale

La caduta del governo Draghi agita anche la politica locale. Anche il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni prende parola attraverso la sua newsletter settimanale, “poiché ciò che è accaduto a Roma ci ha lasciato senza parole”. “Il governo guidato da Mario Draghi, senza dubbio l’italiano più autorevole a livello internazionale - prosegue il primo cittadino -, si è dovuto dimettere di fronte a partiti che hanno preferito il mero calcolo elettorale rispetto al bene del Paese. Parliamo di una crisi ingiustificabile che mette in pericolo l’erogazione di nuovi fondi europei vincolati alle riforme istituzionali, che getta discredito e caos sull’Italia in uno dei momenti più critici per il nostro Paese e per l’Europa”.

“Sia chiaro, non abbiamo bisogno di un "salvatore della Patria" e le regole democratiche sancite nella Costituzione valgono sempre e per tutti, ma lasciatemi dire che trovo questa crisi di governo incomprensibile politicamente e inopportuna per i tempi e i modi con cui si è verificata - prosegue lo scritto di Gattinoni -. Per questo, già nei giorni scorsi, insieme a oltre 2000 Sindaci di tutta Italia, avevo sottoscritto un appello pubblico per chiedere ai partiti un’azione di responsabilità e permettere al governo Draghi di andare avanti nella sua azione, appello cui ha fatto seguito quello dei medici e degli scienziati, del mondo imprenditoriale e di quello universitario”.

“Credo in una politica diversa”

Secondo l'analisi condotta dal primo cittadino, “occorreva dare un colpo d’ala per alcuni mesi, approvare la manovra di bilancio 2023 e dare risposta entro fine anno agli impegni vincolanti presi con l’Unione Europea per permetterci di costruire strade, scuole, teatri, infrastrutture digitali, finanziare la ricerca scientifica, tutelare il lavoro. Poi le elezioni libere e democratiche ci sarebbero state comunque in primavera, a scadenza naturale, come prevede la nostra Costituzione e come è giusto che sia in una democrazia rappresentativa, offrendo nel nuovo anno un ampio spazio elettorale per le alternative proposte dai vari partiti. Invece no. Oggi, mentre vi scrivo, il Parlamento è già stato sciolto e i comizi elettorali saranno convocati per il 25 settembre”.

“Ci aspetta una campagna elettorale in piena estate, con prezzi e costi alle stelle, che non verranno certo calmierati da quel vento del populismo che mira a una vittoria pagandola con la cattiva moneta del consenso a buon mercato - conclude Gattinoni -. Ovvio che io credo in una politica ben diversa, e sono convinto che anche gli italiani, dopo 17 mesi di governo Draghi, si siano ben accorti della differenza abissale tra chi può avere statura e competenze per guidare un Paese, e coloro che ora, dopo averlo scaricato, si propongono per prenderne il posto. Riflettiamo: ne va del nostro futuro”.

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