Il centrosinistra si presenta a casa Gattinoni: «Le mie tre "R" per Lecco», e apre ancora a Valsecchi

Il candidato di Partito Democratico, Italia Viva, Con La Sinistra Cambia Lecco e AmbientalMente si è presentato in Piazza della Vittoria, nel rione di Acquate. Sarà inserito nella sua lista civica Fattore Lecco

Mauro Gattinoni saluta il pubblico al termine della sua orazione

Inizia dalla "sua" Piazza della Vittoria, cuore pulsante del rione di Acquate, l'avventura di Mauro Gattinoni alla guida della coalizione di centrosinistra che correrà alle prossime elezioni comunali di Lecco. 42 anni, acquatese, giornalista, laureato in Scienze Politiche, sportivo convinto, recente direttore dell'Api Lecco, negli anni ha contribuito a dar vita e a far crescere manifestazioni storiche come lo Scigalott d'Or o l'allegata ScigaMATT, mad run portata sin alla ribalta nazionale. «In quelli che sono i migliori anni per un uomo» ha accolto la proposta avanzatagli dal segretario cittadino del Partito Democratico Alfredo Marelli, convincendo Italia Viva, Con La Sinistra Cambia Lecco e AmbientalMente a far parte della coalizione. Non Appello per Lecco del dissidente Corrado Valsecchi, non nominato direttamente ma chiaramente citato anche nel bel mezzo della "prima" da Gattinoni.

È Alberto Rossi, sindaco di Seregno, a rompere il ghiaccio: «Sono qui non tanto per dare del supporto elettorale a Mauro, ma perchè con lui c'è una forte condivisione di valori. Ho pensato al mio inizio, alla mia presentazione in cui c’erano dodici persone, giornalisti compresi; un mese dopo eravamo in piazza in cinquecento. Anche per me quella di candidarmi fu una scelta di famiglia, c’era il desiderio di mettersi al servizio della comunità. Nelle parole di Mauro ho ritrovato le mie stesse motivazioni, chi siede sulla poltrona di sindaco non lo fa per interessi personali se non è pazzo. Lui, infatti, si è già calato nello spirito di servizio con tanto entusiasmo. Il sindaco deve saper ascoltare e poi decidere. Le scelte impegnative sono quelle tra due “beni” o tra un male minore, le più complicate in assoluto, ma va ricordato che quello del sindaco è un mestiere fatto anche di solitudine».

«Lecco, le mie tre "R" per te». E apre ancora a Valsecchi

Accolto da un'ovazione, Gattinoni sale sul palco visibilmente e logicamente emozionato: «Saranno quattro mesi di ascolto e impegno, il primo di gennaio ho smesso di lavorare per studiare il mestiere di sindaco. Voglio dedicare alla città i migliori anni della mia vita. Partiremo dalle piccole cose, dalle piccole manutenzioni, ma non è sufficiente il buonsenso se non si dà una buona direzione alle cose. Per me non sarà facile, se capiterà di essere eletto, venire dopo un maestro di cultura come Virginio Brivio e i suoi assessori. Perché con il centrosinistra? Preciso subito che non ho tessere di partito, ma sistemare strade e campi sportivi non ha colore politico. Per quella che è la mia storia personale e quelli che sono i miei valori, però, sono più vicino a quest'area e ho accettato l'invito che, per primo e timidamente, mi è stato fatto dal segretario del Pd Marelli. Ho voluto una coalizione molto più ampia, coinvolgendo Ambientalmente, Con La Sinistra Cambia Lecco fino alla neonata Italia Viva, dopodichè ci sarà la mia lista civica. Ho voluto cercare le persone che amano le cose fatte bene, cercando il Fattore Lecco. Chiedo a voi il coraggio di chiederci. La coalizione è aperta anche a chi, dopo dieci anni, vuole continuare il percorso amministrativo. Non accetterò, però, condizioni d’ingresso se non quella della lealtà». Porte aperte a Corrado Valsecchi e ad Appello, quindi, ma alle condizioni di Gattinoni.

I temi Lecco sono riassunti dalle tre "R": Riconoscersi, Rete e Ritmo. 

«Riconoscersi come città: quali sono i lecchesi di oggi? Nati qui o per scelta, anche di pelle scura, con gli occhi a mandorla o che parlano solo in inglese. Ci riconosciamo in lavoro, famiglia e capacità d’innovare, legati ad alcuni luoghi simbolo e ai rioni. Politecnico e CNR sono, oggi, i luoghi che rappresentano la nuova fabbrica dell’innovazione. Cose come “Lecco città morta” non si possono più sentire, perché qui si vive bene e devono essere i lecchesi stessi a rendersene conto per primi. 

Rete: Lecco non basta a Lecco, non è tutto quello che abbiamo ciò che vediamo intorno a noi. Le reti sono in primis infrastrutturali (Strada Statale 36 e ferrovie) e ci legano a Milano, locomotiva cui ci dobbiamo legare con orgoglio. Ci sono poi reti culturali, sportive, di connessione globale sui temi di sostenibilità ed energia. Lecco deve mettersi a servizio degli altri 87 comuni della provincia.

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Ritmo: abbiamo quattro mesi campagna e, potenzialmente, dieci anni di lavoro da svolgere, dobbiamo avere ritmo scelto e deciso sulle cose da fare, alcune già in corso di lavorazione come Ostello e "Bione". Serve poi un ritmo più cadenzato, da maratona, su tre temi come lungolago, Piccola e Piani d’Erna, tre strati che oggi trasmettono desolazione ma che guardano al futuro. Dovranno essere località versatili e attrattive. Bisogna, infine, prestare attenzione al ritmo degli ultimi, i casi della vita possono portare chiunque a stare lì, ma l’ultimo non dev’essere solo».

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