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Nuovo Comune, la maggioranza unita: “Soluzioni impraticabili. Nuova casa una necessità”

Saltate le ipotesi via Marco d'Oggiono ed ex Deustche Bank, sono piovute feroci critiche dalle minoranze. Le risposte arrivano dopo la relazione del Politecnico di Milano che ha bocciato le due opzioni

La serata di giovedì 20 ottobre è stata spartiacque per il Comune di Lecco. Per il nuovo Comune di Lecco, a essere precisi. La lunga seduta della Commissione I è stata totalmente incentrata sulla relazione particolareggiata redatta dal Politecnico di Milano, costata 120mila euro all'amministrazione, che ha tirato una evidente linea blu sui progetti relativi allo spostamento all'ex Deustche Bank e anche nella vicina via Marco d'Oggiono, 18, immobile passato dalla Regione al Comune nel 2018 per 5,770 milioni di euro. Sulla vicenda, per un anno e mezzo, si sono spesi fiumi d'inchiostro, reale o virtuale, accuse e risposte, fino allo stop finale per l'esplosione dei costi legati a materie prime e inflazione. Venerdì mattina la maggioranza consiliare si è riunita in corso Carlo Alberto, casa del Partito Democratico, per esprimere in maniera unanime la propria posizione.

Il nuovo Municipio costa troppo, il sindaco frena sul Comune

Gattinoni: “Soluzioni impraticabili”

“Non ho parlato per in anno, a differenza di altri che l’hanno fatto per partito preso e ragione affettive - ha subito contrattaccato il sindaco Mauro Gattinoni prima di entrare nel merito -. Anche il progetto di via Marco d’Oggiono costa, è impraticabile e parziale; prima si è comprata la sede e poi si è capito come ristrutturarla. Tutti, ieri sera, hanno concordato sul non proseguire: la redazione del documento tecnico, che cassa entrambe le ipotesi, pone un punto fermo su cui politicamente si può ricostruire. Comprare tempo può essere il migliore investimento”.

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“Alla copertura dei costi di quello stabile sarebbe stato necessario sommare quelli per ristrutturare Palazzo Bovara, è stata questa la considerazione che a luglio 2021 ci ha portato a valutare la soluzione alternativa, enormemente interessante, di piazza Garibaldi per via dei bandi relativi alla rigenerazione urbana - ha ricostruito il primo cittadino -. Avremmo recuperato 9 milioni dalle alienazioni, l’operazione sarebbe stata a pareggio. Dal punto di vista logico la scelta ottimale rimane quella del palazzo ex Deutsche Bank, lo dicono i numeri. L’alternativa della demolizione e ricostruzione di via Marco d’Oggiono era di due milioni superiore rispetto a quella della ristrutturazione, non sono quelli che cambiano radicalmente un parere. La stima per quanto riguarda il costo della ricostruzione a nuovo è stato fondamentale per ridurre la forcella di costi”.

“Nessun progetto esecutivo”

Gattinoni ha fatto presente anche come non sia “stato lasciato un progetto esecutivo, come riferito erroneamente da Valsecchi in Commissione, perché a noi quello è arrivato a luglio 2021. Saremmo arrivati, per l’assegnazione, al 5 gennaio 2022 di soli tempi tecnici e senza mezzo ritardo. Non esiste che ci venga detto di aver lasciato le cose fatte”. Qualche rimprovero interno ci sarà pure: “Probabilmente il non aver scelto una procedura più energica sin da subito, ricevendo le risposte ad aprile e non a ottobre. Credo siano uscite sessanta prime pagine di giornale con virgolettati basati sul nulla, complessivamente è stato un bel dibattito in cui ognuno ha detto la sua senza avere i dati in mano. Le relazioni della commissione istituita ad hoc? Il 30 settembre riportava una spesa di 29 milioni e 700mila euro per l’operazione ex Deutsche Bank, di cui 9 recuperabili dalle alienazioni, ed era sostenibile. Se avessimo optato subito per la relazione del Politecnico, avremmo potuto prendere una decisione rapida”.

Ora ci sarebbero 20 milioni “da spendere e sostenibili dal bilancio. Li metteremo sul Bione o su altre opere da sostenere. Non stiamo indebitando i lecchesi, questo è un tema di serenità per l'amministrazione”. Tanto si è detto sulla contrapposizione con la Giunta Brivio che ha condotto la precedente operazione immobiliare pubblico su pubblico: “Il vecchio cronoprogramma era saltato per cause di forza maggiore, non ne faccio una colpa”, mentre è previsto che “Il palazzo storico di piazza Sassi torni in vendita, al contrario del ferro di cavallo interno che non sarà toccato”. Un commento sugli esposti ventilati dal consigliere Corrado Valsecchi: “Non abbiamo ricevuto informative. Difficile discutere di informazioni sensibili con chi ha questa cifra comunicativa”.

Si è parlato, di recente, anche della bonifica dall'amianto del tetto dell'immobile di piazza Garibaldi: “I ritardi non inficiano i tempi e i modi di rimozione, purtroppo la legge impone obblighi ma non sanzioni”. Come ne esce la maggioranza? “Ci sono due aspetti positivi: dò una lettura puramente politica, alla prova dei numeri si sono arenate le discussioni in un gruppo di lavoro che ora è più compatto. E c’è un tema di rasserenamento anche nei confronti della minoranza, dato che esiste una condivisione del risultato finale. La interpreto come un segnale per proseguire senza fretta anche con loro, procedendo verso un futuro più costruttivo anche con loro”.

Dossi: “Abbiamo soldi da investire”

“Il tema del nuovo Comune non è mai stata una nostra sfegatata priorità, ma la sicurezza dei dipendenti è fondamentale per la distribuzione delle sedi come lo è il tema della qualità del servizio offerto al cittadino - ha fatto presente Alessio Dossi, coordinatore di Ambientalmente Lecco -. Questo non è il punto di arrivo finale, la dislocazione attuale risolve alcuni punti critici: non è un soluzione da 10, ma neanche da 5, diciamo da 6,5 perché ha tamponato delle questioni. Abbiamo 30-40 milioni di euro da investire e di cose se ne fanno con quei soldi. Abbiamo chiesto uno studio e abbiamo fatto bene, non credo alla versione di chi era già sicuro dell’insostenibilità prima dello studio; sono relativamente contento della meta raggiunta, di realismo”.

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Anghileri: “Numeri impietosi”

“Sono stato un tifoso dell’ex Deutsche Bank fin dal primo momento, perchè rischiamo che per 10-15 anni quel palazzo rimanga lì così - ha invece spiegato Alberto Anghileri, capogruppo di Con la Sinistra cambia Lecco -. Qualcuno immaginava un’inflazione al 10% e aumenti del 20% delle materie prime? Non basta discutere al bar con l’amico per avere una stima reale dei costi. Spendiamo dei soldi per mettere in sicurezza delle aree di Palazzo Bovara, soldi necessari per far lavorare bene i dipendenti. La scelta è stata obbligatoria, i numeri sono impietosi, ma possiamo procedere e accelerare su altri fronti che abbiamo aperti, per il Comune possiamo fare altre riflessioni”.

Sulle richieste dimissioni del sindaco, Anghileri ha così commentato: “Beato chi ha l’entusiasmo di aver vinto le elezioni, ma tante cose sentite sono incommentabili. Su via Marco d’Oggiono il rischio era di una nuova piazza Affari, con cantiere aperto e fermo per anni”. E sul danno erariale? “Mi sembra un modo di fare veramente brutto, prendersela con dipendenti e dirigenti non ha senso anche perchè si finisce in una bolla d’aria. Meglio spendere 120mila euro di analisi che 20 milioni di cantiere e lasciarlo aperto”.

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Ripamonti: “Cambiato il metodo di lavoro”

“Oltre a quello che abbiamo ricevuto dalla precedente amministrazione, va fatta presente una questione di metodo - ha cambiato lettura Matteo Ripamonti, capogruppo di Fattore Lecco -. È stato comprato un immobile e poi si è pensato a come ristrutturarlo, questione che si è ripresentata per tante questioni. Cambiare passo vuole dire anche cambiare il modo di lavorare: abbiamo cercato di proseguire, finanziando il secondo lotto con progetto esecutivo nel luglio 2021 prima della partenza della rigenerazione urbana; siamo andati a vedere numeri e procedure necessari, siamo andati lunghi ma forse è andata meglio così perchè anche le valutazioni del Politecnico fatte sull’immobile di via Marco d’Oggiono sono raddoppiate”. Questo non vuol dire “abbandonare idea e problema. Ragionando insieme si possono trovare soluzioni diverse: recuperando le risorse necessarie, si può dare una risposta di efficienza lavorativa. Le opposizioni potranno lavorare con noi in senso positivo”.

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Il Partito Democratico: “Spesa insostenibile”

“L’analisi lascia spazio a poche parole. Abbiamo un avanzo di amministrazione di 1,3 che verrà assorbito dall’aumento dei costi - ha spiegato Pietro Regazzoni, capogruppo consiliare del Pd, intervenendo da remoto -. Guardando il punto politico, quello che ha fatto il gruppo del Partito Democratico è stato scegliere di non fare una spesa insostenibile basandosi su dati certi. Il lavoro fatto nel 2018 è stato un grande lavoro e va riconosciuto, ma sarebbe stato miope non affrontare il tema della nuova sede non guardando alla realtà. Oggi analizziamo un dovere di chiarezza e trasparenza nei confronti della Città di Lecco: non siamo economicamente autosufficienti ed eravamo consci di dover prendere delle decisioni politicamente importanti. Amministrare è difficile, non basta fare lo show in Commissione”. “Penso basti leggere il bilancio del Comune per capire certe scelte: l’abbiamo trovato in ordine, ma prima del Pnrr avremmo dovuto prendere decisioni fondamentali tra Piccola, lungolago e Villa Manzoni. A questo si aggiunge un nuovo contesto economico che rafforza decisioni che sarebbero state comunque valide”.

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Sempre sul fronte dem: “Se uno leggesse la relazione del Politecnico discussa ieri sera, nessuno avrebbe dubbi sulla scelta da fare - ha precisato Alfredo Marelli, segretario del Pd Città di Lecco -. Vedo opposizioni povere di contenuti, se Virginio Brivio fosse arrivato adesso a questo punto avrebbe fatto scelte diverse rispetto a quelle di allora. Le situazioni sono combiate”. L’obiettivo della nuova sede “rimane. La Giunta ha risolto dei problemi importanti a Palazzo Bovara, ma ne rimangono altri legati a efficienza ed efficacia per il lavoro dei 300 dipendenti comunali vista la dislocazione attuale. In questo Paese si riesce a fare il ponte di Genova in un anno, poi le relazioni dicono che servono cinque anni per fare un palazzo nuovo. Gli intoppi burocratici vanno smontati per velocizzare le pratiche, siamo in un Paese ricco di situazioni anomale e contraddizioni tra pubblico e privato. Al sindaco va tutta la mia solidarietà rispetto alle banalità legate alla richiesta di dimissioni”.

Sul tema della rimozione dell’amianto, Marelli ha fatto presente che “da assessore Valsecchi si è accontentato di una lettera della proprietà. Tre anni per fare un lavoro di venti giorni? Intanto se la prende con l’assessore che sta cercando di comporre un regolamento più stringente. Cerca di scavare in cose assurde al posto di pensare al bene della città”.

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Chiusura affidata a Roberto Pietrobelli, assessore comunale al bilancio: “Abbiamo indagato la possibilità di ricostruire a nuovo via Marco d’Oggiono perchè avevo la necessità di conoscere i costi reali delle varie ipotesi, questi sono i ragionamenti seri di un’amministrazione seria e di questo sono fiero, andando oltre le discussioni con gli amici al bar o le riunioni oppiacee… In futuro vedremo cosa fare anche con Palazzo Bovara, tema mai affrontato. Le spese? 120mila euro per l’analisi, dire altro è una falsità. Forse durante le Commissioni di bilancio bisogna stare attenti e non dormire”.

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