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Domenica, 14 Aprile 2024
Doppio obiettivo / Val San Martino / Piazza Vittorio Veneto

La riforma sul presidenzialismo nei pensieri di Fratelli d'Italia: prosegue la raccolta firme

Il partito di centro destra in piazza a Calolziocorte anche per il tesseramento

Prosegue l'attività di Fratelli d'Italia sul territorio lecchese. Domenica i militanti si sono ritrovati a Calolziocorte per portare avanti la raccolta firme per la riforma sul presidenzialismo e la campagna del tesseramento 2022. “In un momento oggettivamente insidioso, sia per le incertezze legate alla situazione internazionale che per la congiuntura economica che stiamo vivendo, le persone del nostro territorio dimostrano un crescente interessamento al nostro Partito”, ha spiegato Fabio Mastroberardino, coordinatore provinciale di Fdi Lecco.

A questa dichiarazione ha fatto eco Danilo Gentili, coordinatore del Circolo Fdi della Val San Martino: “Sono molto soddisfatto che il nostro Circolo abbia in pochissimi mesi superato i 60 iscritti, segnalo che tra i numerosi nuovi aderenti ci sono ragazze e ragazzi molto giovani avvicinatisi all'attività politica del nostro partito. Anticipo che stiamo organizzando, per il prossimo futuro, un importante evento incentrato sulla piaga della violenza contro le donne”.

Nel territorio dell'Alto Lago è Luca Mazzina, consigliere comunale di Colico per Fdi, ha espresso soddisfazione: “In queste prime giornate sul territorio per il tesseramento 2022 incontriamo molta gente che condivide i nostri ideali con entusiasmo. Sono orgoglioso del fatto che si stia palesando il concreto interessamento e dialogo con persone di Colico che negli scorsi anni erano vicine ad altri partiti, ma che oggi hanno trovato in Giorgia Meloni e in Fratelli d'Italia quella accoglienza, quella verve, quella voglia di fare per la gente incentrata su obiettivi concreti per il nostro territorio che da tempo era venuta meno”.

Cosa prevede la riforma sul presidenzialismo

La riforma sul presidenzialismo che vede come prima firmataria proprio la leader Giorgia Meloni modifica quasi tutti gli articoli del Titolo 2 e il Titolo 3 della Costituzione, cioè rispettivamente il sistema di elezione del Presidente della Repubblica e il ruolo del Presidente del Consiglio con i membri del Governo. L'idea della destra è che sarebbero i cittadini a votare direttamente il Capo dello Stato, che vedrebbe ampliati i suoi poteri. Il Presidente del consiglio dei ministri, che oggi è Mario Draghi, non sarebbe più "presidente", ma semplicemente Primo ministro, visto che sarebbe direttamente il Capo dello Stato a presiedere il Consiglio dei ministri, come anche (altra novità) il Consiglio supremo della politica estera. Vediamo le principali modifiche alla carta costituzionale. 

L'articolo 83, che spiega le modalità di elezione del Capo dello Stato, (richiamo link vecchio su come si elegge) viene sostituito da un quadro generico: "Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato. Rappresenta l’unità della Nazione e ne garantisce l’indipendenza. Vigila sul rispetto della Costituzione. Assicura il rispetto dei trattati e degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia a organizzazioni internazionali e sovranazionali. Rappresenta l’Italia in sede internazionale ed europea".

L’articolo 84 è la grande novità. Definirebbe invece il meccanismo della nuova elezione, con l’abbassamento dell’età minima (da 50 a 40 anni) confermando l’incompatibilità del ruolo di Presidente con altre cariche. "Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto. Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto quarant’anni d’età e goda dei diritti civili e politici. L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica e attività pubblica o privata".

L’articolo 85 è modificato in modo tale da eliminare la possibilità di una seconda rielezione del Presidente della Repubblica, che resta in carica cinque anni e non più sette. "Le candidature sono presentate, secondo le modalità stabilite dalla legge, da un gruppo parlamentare presente in almeno una delle Camere o da duecentomila elettori, ovvero da deputati e senatori, membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, consiglieri regionali, presidenti delle Giunte regionali o sindaci, nel numero stabilito dalla legge".  È eletto il candidato che ha ottenuto la metà più uno dei voti validamente espressi. "Qualora nessun candidato abbia conseguito la maggioranza di cui al quinto comma, il quattordicesimo giorno successivo si procede a una seconda votazione tra i due candidati che hanno conseguito il maggior numero di voti". In partica l’elezione del presidente della repubblica diventerebbe come quella di un sindaco. 

Nell’articolo 87 viene abrogata la parte in cui si dice che presiede il Csm (Consiglio superiore della magistratura) e si specifica che "Il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio supremo per la politica estera e la difesa costituito secondo la legge, e ha il comando delle forze armate". 

Nell'articolo 92 il "Presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri, salva delega al Primo ministro. Il Presidente della Repubblica nomina il Primo ministro. Su proposta del Primo ministro nomina e revoca i ministri". Dunque darebbe il Presidente della Repubblica a dare l’indirizzo politico di Governo, con anche il potere di revocare gli incarichi dei ministri.  

All'articolo 94 della Costituzione si introduce la così detta fiducia costruttiva, per cui ciascuna Camera "può votare la sfiducia al Governo. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera, è votata per appello nominale ed è approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti. La mozione di sfiducia deve essere motivata e deve indicare la persona alla quale il Presidente della Repubblica deve conferire l’incarico di Primo ministro. Il Governo formato dopo l’approvazione della mozione di sfiducia si presenta, entro cinque giorni, alle Camere per ottenerne la fiducia. La mozione di fiducia è votata per appello nominale". 

Infine l'articolo 95 cambierebbe così: "Il Presidente della Repubblica dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri, con il concorso del Primo ministro". Qui è ancora più chiaro come il Capo dello Stato prenderebbe il posto del Premier nel dirigere la politica di Governo.  

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