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Politica

Referendum trivelle, la posizione di Fragomeli

"Le scelte di voto - tutte legittime - sono tre: contrario, favorevole oppure l'astensione"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

L'approssimarsi del 17 aprile, giornata dedicata al referendum comunemente definito "delle trivelle", ci offre l'occasione per una serie di considerazioni circa le diverse posizioni in merito al quesito posto oltrechè alla controversia sul diritto/dovere di andare o meno a votare.

Innanzitutto, voglio esprimere la mia convinzione che le scelte di voto - tutte legittime e degne di rispetto - possono essere tre: il voto contrario, quello favorevole oppure l'astensione. Anche quest'ultima, infatti, è una modalità "tecnica" a cui si può ricorrere allo scopo di mantenere la legge in questione nelle condizioni in cui si trova attualmente, ovvero come è stata opportunamente modificata nel corso degli ultimi due anni.

Veniamo ora al merito della questione. Stiamo parlando di 66 concessioni estrattive, di cui 21 riservate a trivellazioni effettuate entro 20 km circa dalle coste italiane, principalmente nel Mare Adriatico centro-settentrionale ma anche nell'offshore di Calabria e Sicilia. Si tratta di concessioni, rilasciate negli anni '70, riservate soprattutto all'estrazione di gas. Per oltre la metà di esse, la scadenza è prevista nel corso dei prossimi 4 anni.

All'atto pratico quindi - e applicando un doveroso principio di concretezza - dal momento che questi impianti già esistono, ritengo essere più che ragionevole continuare ad utilizzarli, nel modo più efficiente e produttivo, fino ad esaurimento avvenuto e senza, con questo, rinunciare ad una moderna transizione verso l'utilizzo di energie alternative maggiormente sostenibili che purtroppo, evidentemente, non potrà avvenire dall'oggi al domani.

Fatta questa premessa, avrete ormai intuito la mia contrarietà al quesito referendario. Contrarietà che desidero comunque puntualmente motivare:

  • esistono già norme le quali, grazie anche alle conversioni di legge dello "Sblocca Italia", assicurano garanzie ambientali in caso di rilascio di nuove autorizzazioni (commi 6, 6bis e 6ter dell'articolo 38 dello "Sblocca Italia") rendendo, di fatto, il nostro Paese il più sicuro a livello europeo secondo i principi di: a) valutazione ambientale preliminare, b) valutazione di impatto dei progetti e delle opere, c) verifica della capacità tecnica, economica ed organizzativa dei soggetti autorizzati, d) sede sociale in Italia o EU, e) fideiussioni bancarie e assicurative per opere di recupero o incidente ambientale;
  • la Legge di Stabilità 2016 ha già cancellato la possibilità di effettuare nuove trivellazioni nelle aree marine, in un raggio di circa 20 km, anche per quanto riguarda i procedimenti in corso (ovvero le istanze presentate o ancora in istruttoria ma non ancora concluse). In questi ambiti sono fatti salvi solo i titoli abilitativi già rilasciati per la durata della vita utile del giacimento;
  • conseguentemente, non è perciò vero che "continueranno a trivellare le nostre coste" in quanto stiamo parlando solo di impianti già esistenti e sempre nel rispetto di stringenti norme di sicurezza e di salvaguardia ambientale;
  • il Governo, nel suo operato, ha tenuto conto anche di ragioni industriali, legate soprattutto all'impatto economico e occupazionale di questi impianti: i posti di lavoro (per prima cosa), la dipendenza energetica, la riduzione di investimenti e fatturato;
  • è del tutto fuorviante piegare la discussione sul referendum del 17 aprile ad uno scontro tra "chi è a favore delle trivelle" e "chi è a favore delle rinnovabili". Piuttosto è necessario portare avanti con determinazione il disegno complessivo della Strategia Energetica Nazionale, in sintonia con gli impegni Europei: il Pacchetto Energia 2030 e l'Accordo di Parigi.

Vorrei concludere, infine, con un richiamo alla necessità di essere sempre il più possibile coerenti riguardo le proprie azioni e le proprie scelte (un principio, questo, ancor più doveroso per chi, come me, è chiamato ad occuparsi della Cosa Pubblica). La mia contrarietà al referendum è perfettamente in linea, e - tengo a sottolinearlo - del tutto coerente, con il voto favorevole a suo tempo espresso riguardo i provvedimenti legislativi sopra richiamati (lo "Sblocca Italia" e Legge di Stabilità 2016).

Allo stesso modo, favorevole e concorde, sarà il mio voto convinto al referendum di Riforma della Costituzione del prossimo ottobre, dopo la quale la politica energetica diventerà una competenza esclusiva dello Stato (lettera V del nuovo art. 117 della Costituzione).

On. Gian Mario Fragomeli

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