Lunedì, 17 Maggio 2021
Politica

La Regione in aiuto ai coniugi separati o divorziati

Approvato in consiglio regionale il provvedimento che potrà aiutare concretamente i coniugi separati o divorziati

Approvato in regione il provvedimento a favore di coniugi separati o divorziati

Il consiglio regionale, nella seduta del 17 giugno, ha approvato la legge che permetterebbe ai coniugi separati o divorziati di avere punteggi più alti nelle graduatorie per i pubblici alloggi, ottenere sostegni assistenziali e aiuti economici.

Maggior garanzia e un'esistenza dignitosa è quindi la ratio che stà dietro al provvedimento che ha ottenuto in consiglio la maggioranza di 42 voti favorevoli contro 25 contrari.

Prima della discussione, però, Movimento 5 Stell e PD, rispettivamente con Paola Macchi e Marco Carra, hanno avanzato dubbi di costituzionalità vista l'esclusione da tale provvedimento delle coppie di fatto e considerato il criterio di cinque anni di residenzialità per poter accedere ai contributi
In consiglio, con prima firmataria Paola Macchi, è stato accolto l'emendamento attraverso cui si escludono dagli aiuti i coniugi separati o divorziati che non rispettino i doveri di cura e mantenimento dei figli.

Un altro emendamento, questa volta di PD e Patto Civico (con Roberto Bruni), va ad introdurre tra quei soggetti che non potranno fare richiesta di aiuti, i soggetti condannati con sentenza passata già in giudicato per reati contro la persona, quindi violenza sessuale e stalking, e contro la famiglia (artt 570 e 572 del codice penale).

Cosa contiene la legge nel dettaglio?
Enti locali, pubblici e privati promuoveranno protocolli d'intesa per concedere canoni agevolati in prossimità di luoghi di residenza dei figli. Si instaureranno forme di locazione agevolate e temporanee per un massimo di 36 mesi e verranno assegnati alloggi pubblici invia d'urgenza derogando alle graduatorie comunali.

Interventi di concessione temporanea di contributi e misure di credito agevolato costituiranno il capitolo riguardante il sostegno economico del provvedimento approvato in consiglio. La giunta ha altresì approvato il punto secondo cui a un anno dall'entrata in vigore di tale legge,  sarà da valutare l'estensione degli aiuti anche al genitore non coniugato ina base alle risorse disponibili.

"E' un provvedimento discriminatorio- ha commentato Carra, PD-" perché nell’escludere dalla legge le coppie di fatto con figli si è andati a togliere dignità a molti lombardi. Non è una legge sulla famiglia ma una legge di aiuti alla genitorialità. Una società che cambia ha bisogno di strumenti nuovi per affrontare le realtà nascenti ma questo provvedimento utilizza ancora strumenti vecchi”. 

Contro il provvedimento anche Umberto Ambrosoli (Patto Civico):"Si poteva fare una scelta coraggiosa, una scelta di laicità e di imparzialità, da indicare al Paese. Invece, calpestando il buon senso e utilizzando l'unico criterio dell'ideologia, è stata approvata una pessima legge, tutta ideologica e fonte di diseguaglianza".

Secondo il M5S, invece, “Si è persa l’occasione per dare una vera e propria risposta, senza distinguere tra genitori di serie A e di serie B. Il provvedimento è sbagliato e inutile, pieno di accanimento ideologico come dimostra il fatto di avere inserito la residenzialità nonostante si sappia che già con i paletti attuali nessun immigrato potrà beneficiare degli aiuti".

Di tutt'altro respiro è invece Riccardo De Corato, capogruppo dei Fratelli d’Italia, “L'opposizione invece di aiutare questi padri si è arenata su questioni ideologiche. Ma, mentre il comune di Milano è la capitale dei registri, da quello delle unioni di fatto a quello per il testamento biologico, noi in Regione siamo legati alla famiglia”. 

Ad ogni modo, "Il provvedimento è sicuramente molto importante: cerca di dare le prime risposte ad una grande piaga sociale" come ha dichiarato soddisfatta Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).

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