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La risposta / Centro storico / Piazza Armando Diaz

Caleotto, studenti rapinati. Piazza: “Sicurezza da non strumentalizzare”

Il vicesindaco e assessore alla polizia locale replica alle accuse piovute verso l'amministrazione

Studenti aggrediti e rapinati al Caleotto, giusto una manciata di metri prima di arrivare al "Badoni". E, ovviamente, non sono mancati gli attacchi nei confronti dell'amministrazione comunale, che ha in Simona Piazza una candidata alle prossime elezioni regionali lombarde. Nei suoi confronti sono arrivati gli affondi di Mauro Piazza e Flavio Nogara, contendenti in forza alla Lega, ma il vicesindaco e assessore alla polizia locale ha replicato alle accuse piovutegli contro: “L'episodio gravissimo avvenuto va condannato. E bisogna anche mettere i giovani aggressori davanti alle loro responsabilità e ad assumerne le conseguenze di natura sanzionatoria. Da qui a dire, però, che la città è insicura ne corre... Sappiamo, però, che è in corso una campagna elettorale”.

“Si dovrebbe, invece, più correttamente dire che stiamo vivendo una situazione sociale difficile, come testimoniano purtroppo i tanti fatti avvenuti sia a livello nazionale che nel nostro territorio e che riguardano realtà diverse e amministrazioni governate sia del centrosinistra che dal centrodestra - ricorda Simona Piazza -. Sul piano della sicurezza mi pare opportuno ricordare che stiamo collaborando da tempo in maniera esplicita con le Forze dell’Ordine e con le Istituzioni per intensificare i controlli e i presidi e con un sistema di videosorveglianza sempre più capillare come deterrente. Questo non basta, il fenomeno è complesso e non esiste una risposta univoca e tutti sono chiamati a fare la propria parte”.

Il problema è a monte: “Bisogna lavorare ancora di più sulle reti educative e di comunità sia intensificando un dialogo continuo e guidato da figure competenti con le famiglie rispetto ai problemi seri dei ragazzi, che sfociano in gesti violenti, sia rafforzando sempre di più presidi educativi diffusi nel territorio e ingaggiando anche i giovani nella cosiddetta peer education, cioè giovani che aiutano giovani a capire e modificare il loro comportamento aggressivo ed antisociale”.

“Giovani alla ribalta solo per questi fatti”

“Ci ricordiamo dei giovani solo quando sono alla ribalta delle cronache per questi fatti ma per tutto il resto tornano invisibili per noi adulti. Forse dovremmo anche interrogarci sul ruolo di noi adulti, se lo esercitiamo sino in fondo nella comunità in chiave educativa e dialogica sincera e vera con le ragazze e i ragazzi. È entrata di recente in vigore una legge regionale sulle politiche giovanili non a caso, no? Allora andiamo nella direzione indicata dalla legge di favorire protagonismo giovanile, di dare sempre più ai giovani possibilità di sperimentare legami sociali e di capire l'importanza di vivere dentro una comunità. Il nostro territorio ha da sempre espresso progetti interessanti e partecipati dai giovani. Se i giovani cedono all'aggressività e alla violenza non riguarda solo questioni sacrosante di ordine pubblico e sicurezza che vanno perseguite ma riguarda anche le risposte o meno che la comunità adulta sta dando alle tante fragilità giovanili aggravatesi con la pandemia”.

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