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11 marzo, Giornata Mondiale del Rene: le patologie renali e l’infezione da Covid-19

«Importante diffondere informazioni di prevenzione»

Per il sedicesimo anno consecutivo, il secondo giovedì del mese di marzo, viene celebrato in tutto il mondo il “World Kidney Day” giornata volta alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul crescente aumento delle patologie renali e sulla conseguente necessità di implementare le misure e le strategie di prevenzione.

Un sempre più alto numero di persone presenta una patologia renale, spesso senza che il malato ne sia consapevole. Il rischio di un’evoluzione verso l’insufficienza renale è elevato ed è ancora maggiore quello di sviluppare, anche in concomitanza di un danno moderato, una malattia cardiovascolare invalidante o mortale.

In questa particolare giornata, l’Unita Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’ASST di Lecco intende però focalizzare l’attenzione sui rischi legati al contagio da Sars-Cov-2 in cui possono incorrere i pazienti affetti da malattie renali. Il virus infatti colpisce anche i reni, con meccanismi e conseguenze differenti. È dunque un problema da tenere ben presente, sia sul piano clinico che organizzativo, per rispondere adeguatamente all’emergenza.

Paolo Favini, Direttore Generale dell’ASST di Lecco, spiega: «In un momento particolare come quello che stiamo vivendo da un anno a questa parte, risulta fondamentale diffondere informazioni di prevenzione, che possono rivelarsi decisive, al fine di garantire una maggiore protezione ai pazienti con malattie renali croniche, annoverabili tra le categorie più fragili».

«Se in tempi non attraversati da pandemie virali abbiamo sostenuto che i gesti di prevenzione e di controllo delle malattie renali potevano essere sintetizzati nel consigliare una idratazione adeguata, un’alimentazione corretta - aggiunge Vincenzo La Milia, Direttore della Nefrologia e Dialisi dell’ASST di Lecco -, la pratica di un esercizio fisico adeguato e costante parallelamente all’aderenza ai protocolli di cura, dobbiamo oggi aggiungere la necessità di una strettissima osservanza delle misure per la prevenzione del contagio.

L’esperienza di questo lunghissimo anno, ci ha insegnato che per prevenire il contagio da ars-Cov-2, in generale e soprattutto nei pazienti fragili come i pazienti nefropatici, dializzati e portatori di trapianto renale, è necessario utilizzare sempre la mascherina (spesso anche in ambito familiare), una accurata e frequente igienizzazione delle mani e l’isolamento sociale che, nonostante le sue drammatiche conseguenze personali e sociali, rappresenta la misura più determinante per la prevenzione dell’infezione da coronavirus 2.

È necessario ricordare, che le armi terapeutiche contro il virus, a nostra disposizione, purtroppo sono ancora non specifiche e spesso poco efficaci e che anche l’uso degli antivirali, normalmente prescritti negli altri pazienti Covid-19, non possono essere somministrati ai pazienti dializzati o con grave insufficienza renale.

In questo periodo, vista la curva epidemiologica, è quanto mai necessario che i pazienti affetti da insufficienza renale cronica non abbassino la guardia per evitare di potere contrarre l’infezione da Sars-Cov-2.

Le misure messe in atto da parte del personale sanitario dei centri dialisi, già durante la prima ondata, per evitare l’infezione virale nei pazienti emodializzati che effettuano il trattamento dialitico nei Presidi Ospedalieri di Lecco e Merate e nei CAL del territorio e quindi non possono rispettare le norme di isolamento rigido, in quanto devono spostarsi per 2-3 volte la settimana dal proprio domicilio al centro dialisi, fanno parte di un rigido protocollo con norme da seguire già dall’uscita da casa del paziente:

  • uscire dall’abitazione con mascherina già indossata (ricordiamo di cambiarla di sovente);
  • costante igienizzazione delle mani con igienizzanti alcolici;
  • trasporto protetto, possibilmente singolo, e utilizzo di dispositivi di sicurezza individuali di 2° livello per gli operatori addetti ai trasporti (tuta o camice, mascherina FFP2, guanti, calzari e cuffia);
  • numero limitato di accessi alla sala di attesa (3/4 persone alla volta);
  • triage prima dell’accesso alla stanza dialisi con anamnesi e misura della temperatura corporea;
  • nei pazienti in cui si sospetta una infezione il trattamento dialitico viene effettuato in sala d’isolamento fino al risultato del tampone nasofaringeo che viene effettuato tutte le volte che sussista un sospetto clinico;
  • nei pazienti positivi al tampone per l’infezione il trattamento dialitico viene effettuato in sala dedicata ai pazienti Covid fino a completa negativizzazione del tampone naso-faringeo.

Infine, ogni due settimane vengono effettuati i tamponi naso-faringei a tutti i pazienti emodializzati e al personale sanitario addetto e con tali misure siamo riusciti a contenere il numero di pazienti infetti e a prevenire spesso le forme più gravi della malattia.

Attualmente, nei Presidi Ospedalieri di Lecco e Merate e nei CAL del territorio, sono oltre 250 i pazienti in trattamento dialitico (emodialisi e dialisi peritoneale); circa 200 trapiantati renali seguiti dalle nostre equipe e un migliaio i pazienti con insufficienza renale cronica in vari stadi.

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