Nuove progettualità nell’ambito della continuità della cura tra Ospedale e territorio: progetto sperimentale di radiologia a domicilio

Il progetto è stato presentato all'ospedale "Mandic" di Merate

Paolo Favini, al centro, Direttore Generale dell'Asst Lecco BONACINA/LECCOTODAY

L'Asst di Lecco intraprende due nuovi progetti finalizzati alla presa in carico e alla cura dei pazienti anziani. La transizione demografica ed epidemiologica verso la cronicità complessa e avanzata unitamente al mutamento del contesto sociale rappresentano una sfida per il Servizio Sanitario ed impongono di rivedere le modalità di organizzazione e governance del Sistema Sanitario Pubblico. La programmazione strategica dei servizi richiede un focus prioritario su coorti sempre più numerose di malati fragili, affetti da patologie croniche evolutive (rappresentato da circa il 3,5 % della popolazione) caratterizzate da frequenti fasi di riacutizzazione o instabilità clinica, che evolvono gradualmente verso una traiettoria di fine vita (che coinvolge l’1 % circa della popolazione ogni anno).

I pilastri in grado di supportare un modello di servizio sanitario che possa soddisfare questa complessità sono: la continuità assistenziale, il care management, la cooperazione, in un sistema a “Rete” capace di coinvolgere tutti gli stakeholder e l’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In questa cornice normativa e di sistema, l'Asst di Lecco propone due importanti progetti finalizzati alla presa in carico dei pazienti anziani e/o fragili.

Il “Progetto sperimentale di radiologia domiciliare” è stato proposto in ottemperanza alla nota della Direzione Generale Welfare del 30 marzo dal titolo “Emergenza covid-19. Indicazioni sull’impiego di apparecchiature radiologiche mobili per effettuazione di esami su pazienti allettati”. L’evoluzione dell’epidemia covid-19, è stata caratterizzata da una significativa permanenza presso il domicilio di malati contagiati, imponendo la necessità di prevedere un uso intensivo di apparecchiature radiografiche mobili nell’ambito di quella che viene comunemente definita “radiologia domiciliare”, ovvero l’esecuzione dell’esame radiologico del torace su pazienti allettati al proprio domicilio.

Obiettivo del progetto è attuare un servizio di radiologia domiciliare a favore di persone anziane, disabili o le cui condizioni di salute non permettano il trasporto nella struttura ospedaliera, se non sottoponendo loro e i famigliari al grave disagio e/o rischio clinico. La radiologia domiciliare si configurerebbe come prestazione estemporanea specialistica domiciliare nel contesto dei servizi e percorsi domiciliari già garantiti dal Dipartimento della Fragilità.

La prestazione può essere eseguita sia nell’ambito di prime valutazioni diagnostiche (covid-19 e non), sia come esame di controllo e follow-up in più ampi percorsi di cure. Infatti, questo processo permetterebbe di mettere in atto una sorveglianza domiciliare e in strutture (Rsa) per i quadri patologici intermedi, sostitutiva del ricovero ospedaliero. Altrettanto utile potrebbe essere l’impiego della metodica nel follow-up di malattia. La radiografia è eseguibile al letto del paziente (quindi senza doverlo in alcun modo trasportare), più economica, ripetibile.

La Radiologia con tecnologia DR (digital radiography), ormai tecnologia matura, permette l’acquisizione dell’immagine radiologica direttamente in digitale che può essere poi trasmessa a sistemi interni dell’Azienda.

Il progetto “Gestione integrata del percorso di cura ortogeriatrico” ha come obiettivo l’implementazione di un percorso assistenziale appropriato, dedicato alla presa in carico del malato anziano e fragile ricoverato in reparto ortopedico conseguentemente a frattura di femore prossimale o per interventi di elezione quali la protesi di anca o del ginocchio. Essa mira ad attuare un modello di cogestione da parte di un team multiprofessionale e multidisciplinare volto a favorire l'integrazione dei bisogni chirurgici, internistico/geriatrici e riabilitativi, dove ogni operatore sanitario conserva ruoli e responsabilità specifiche.

Tale modello assistenziale richiede una precisa pianificazione del flusso operativo dal momento dell’accesso del paziente in Pronto Soccorso, con lo scopo di standardizzare le cure migliorando gli esiti più significativi quali mortalità, disabilità a lungo termine, istituzionalizzazione e ricoveri ripetuti, favorendo la dimissione al domicilio e ottimizzando l’appropriatezza dell’utilizzo del reparto di ortopedia, dedicato al ricovero per acuti.

Per favorire l’adeguata implementazione del percorso ortogeriatrico, si avvierà una fase pilota della durata di 3 mesi presso il presidio ospedaliero di Merate a partire dal 15 Luglio 2020.

«Favoriamo la persona»

Giulio Gallera, Assessore al Welfare, spiega: «I progetti che presentiamo oggi vanno nella direzione di favorire la cura della persona, nella sua totalità, con risposte articolate e multidisciplinari ai suoi bisogni. Risposte che si declinano attraverso percorsi diagnostici e terapeutici specifici all’insegna dell’integrazione fra servizi ospedalieri e territoriali, a beneficio soprattutto dei pazienti più fragili, in perfetta armonia con le azioni e le strategie adottate da Regione Lombardia».

Massimo Panzeri, Sindaco di Merate, aggiunge: «L’emergenza epidemiologica da COVID19 da cui stiamo lentamente e faticosamente uscendo in queste settimane ci lascia da un lato la consapevolezza della centralità del presidio ospedaliero di Merate rispetto al nostro territorio, dall’altro però ha evidenziato la necessità di un potenziamento della medicina di territorio. Questi due progetti che vengono presentati oggi vanno assolutamente in tal direzione. Il nostro Ente sosterrà e promuoverà tutte le iniziative che andranno a migliorare la qualità e la puntualità dei servizi offerti ai nostri Cittadini».

«Sono particolarmente lieto di presentare oggi i due progetti rivolti ai pazienti anziani e fragili che integrano e arricchiscono i percorsi di presa in carico e di continuità di cura tra Ospedale e Territorio già in essere - integra Paolo Favini, Direttore Generale Asst di Lecco -. Il modello proposto dal Dipartimento della Fragilità è da sempre nel Dna della Asst di Lecco e in particolare del Presidio meratese, avendo ideato e gestito, già dal lontano 1992, un servizio geriatrico e riabilitativo che è diventato poi esempio e applicazione normativa a livello nazionale».

«Un ulteriore sviluppo dell’integrazione ospedale territorio per la governance della cronicità complessa e avanzata e del bisogno di cure palliative - illustra Gianlorenzo Scaccabarozzi Direttore Dipartimento della fragilità Asst di Lecco -. Queste nuove attività che verranno attivate nelle prossime settimane sono a favore dei malati fragili, sempre più numerosi, e delle loro famiglie. Si tratta di malati che non presentano problematiche unicamente sanitarie, ma necessitano anche di risposte assistenziali ed organizzative in grado di favorire la presa in carico e la gestione domiciliare dei loro bisogni, evitando il ricorso all’ospedalizzazione non necessaria e l’accesso a quei servizi specialistici che possono essere erogati al domicilio».

Rodolfo Milani Capialbi, già Direttore della Unità Radiologia dell’Ospedale San Leopoldo Mandic di Merate e già Direttore Dipartimento Immagini e Terapia Radiante, amplia il discorso: «L’idea di attivare un servizio di radiologia domiciliare risale alla fine del mese di marzo a seguito della delibera regionale che invitava le ASST a dotarsi di apparecchiature atte a svolgere un’attività di diagnostica radiologica a domicilio nell’ambito dell’emergenza COVID. La possibilità trasferire parte dell’attività diagnostica dall’ospedale al territorio sia al domicilio dei pazienti sia presso le RSA sia presso ambulatori dell’ASST non dotati di diagnostica radiologica mi è sembrata molto interessante ed in linea con gli obiettivi che noi tutti dovremmo avere ovvero di andare incontro il più possibile ai bisogni dei cittadini. Ne ho parlato con Cristiano Spreafico, Coordinatore della radiologia di Merate, che si è dimostrato molto interessato al progetto ed abbiamo iniziato a raccogliere informazioni sull’argomento  anche attraverso l’Ordine dei Tecnici e delle Professioni Sanitarie ( in quali territori era già stata attivata questo servizio, i modelli organizzativi, le esperienze ,quali altre strutture sanitarie del territorio pubbliche  o private fornivano già questo tipo di prestazioni e quale tecnologia fosse necessaria ed a quali costi.). Raccolta la documentazione abbiamo proposto questa nostra idea al Direttore Sanitario di Presidio Dr.ssa Valentina Bettamio ed al Direttore del Dipartimento Fragilità (DIFRA) Dott. Lorenzo Scaccabarozzi che l’hanno accolta con grande entusiasmo. In collaborazione con la Direzione Medica ed il DIFRA avviamo predisposto una bozza di progetto che per la stesura definitiva ha beneficiato anche del contribuito del Dr. Paolo Faccioli e della Sig.ra Roberta Daffinoti, Rad del Dipartimento immagini. Il progetto definitivo con allegato il preventivo di spesa è stato inviato alla Direzione per l’approvazione. Nella fase iniziale il progetto prevede una sperimentazione di 3 mesi sul territorio di Merate su pazienti segnalati dal DIFRA. Il progetto prevede di dedicare a questa attività un tecnico di radiologia una volta la settimana; il tecnico, accompagnato da un operatore del DIFRA, si reca al domicilio dei pazienti, esegue l’esame richiesto, salva le immagini acquisite sul PC del pannello digitale in dotazione ed al rientro in Ospedale riversa le immagini sul PACS dell’Aziende rendendole disponibili per la refertazione da parte del medico radiologo. L’ipotesi iniziale è quella di eseguire 5 esami a settimana. Una volta terminata la sperimentazione che peraltro serve anche ad evidenziare e correggere eventuali criticità, si valuterà come organizzare l’attività sui Presidi  dell’Azienda, se coinvolgere anche i medici di medicina generale se stipulare convenzioni con le RSA del territorio non dotate di una radiologia , svolgere prestazioni diagnostiche presso i poliambulatori dell’Azienda ; si valuterà quali e quante risorse umane sarà necessario acquisire e se sia opportuno acquistare una seconda apparecchiatura. A regime la radiologia domiciliare potrebbe diventare una diagnostica aggiuntiva per entrambe le radiologie con impegno del tecnico per tutta la settimana. La tecnologia che è stata acquistata per svolgere questa attività consta di un tubo radiogeno altamente performante della potenza di 5,0 kW che ha la possibilità di operare in autonomia attraverso batterie interne ricaricabili oppure con un normale collegamento elettrico; un carrello con ruote atto a sorreggere il tubo radiogeno , un pannello digitale di elevata prestazioni, leggero, anch’esso dotato di batterie interne al litio ricaricabili in soli 13 minuti che garantiscono un’autonomia di circa 100 esposizioni e di un pc di supporto al pannello. Per il trasporto ed il montaggio delle apparecchiature in relazione soprattutto al peso del tubo radiogeno sono state previsti due operatori».

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Antonio Rocca, Direttore della Unità Operativa Complessa di Ortopedia dell’Ospedale San Leopoldo Mandic di Merate, conclude: «L’obbiettivo del progetto è quello di implementare una nuova modalità organizzativa per la cogestione del paziente anziano fragile con diverse patologie croniche pregresse, ricoverato in reparto di ortopedia, sia per eventi traumatici (frattura di femore) o per interventi in elezione (protesi dell’anca o del ginocchio), da parte di un team multidisciplinare e multiprofessionale con la finalità di permettere l’integrazione dei bisogni chirurgici, internistico/geriatrici e riabilitativi. Il modello attuativo è quello di una cogestione del paziente sia da parte del chirurgo che del geriatra sin dall’ingresso in ospedale (modello che ha visto in letteratura scientifica produrre i migliori risultati per il paziente) al fine di implementare e ottimizzare gli esiti di salute e funzionali favorendo una più rapida e sicura deospedalizzazione».

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