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Ognissanti e giorno dei Morti: le credenze e le tradizioni di un tempo

Il 1 novembre si celebra la festa di Ognissanti, seguita dalla commemorazione dei defunti il 2 novembre. Ecco tradizioni e credenze del nostro territorio

Novembre è ormai alle porte, ed è proprio il giorno 1 che si celebra la festa cristiana di Ognissanti, seguita dalla commemorazione dei defunti il 2 novembre.

Ecco alcune curiosità del nostro territorio su queste due ricorrenze religiose.

Credenze e tradizioni

A fine ottobre, quando l'estate ormai è un ricordo lontano, la Chiesa, con la festa di tutti i Santi e la commemorazione dei defunti, intende riportare devozioni e tradizioni antiche, radici consolidate della società di un tempo. 

Fu papa Gregorio IV, nel 835, a fissare al 1° novembre la festa di tutti i Santi. Nel 1480 Sisto IV allargò il significato della ricorrenza, introducendo un’ottava di preparazione.

Nelle città e ormai anche nei paesi, oggi è difficile ritrovare il silenzio che accompagnava le serate dei Santi e dei morti. C’erano le castagne per i defunti, con la recita del Rosario, si pregava “Requiem eterna per i nostri morti”, nelle case con le famiglie riunite. Sul fuoco del camino c’era il pentolone delle castagne che si gustavano dopo la preghiera. Far cuocere le castagne nei giorni dei Santi e dei morti era proprio una devozione antica, come l’usanza di lasciare sul tavolo della cucina una ciotola ripiena. C’era il pane dei morti “oss de mort”, che veniva preparato facendo cuocere un impasto di farina, zucchero, buccia di limone e nocciole sbucciate.

I primi due giorni di novembre sono anche i giorni delle visite ai cimiteri; sono le ore della preghiera, dei fiori, dei lumi, dei ricordi, delle processioni. Singolare è quella della parrocchia lecchese di San Giovanni, che parte dall’antica chiesetta della contrada Varigione e sale lungo via Fausto Valsecchi verso la collina di Cereda, per raggiungere poi la cappelletta dei “mort de la cassina”, sepolture della peste manzoniana.

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