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Canoa, Mornati: "In ballo c'è la mia vita, voglio chiarezza"

Il canottiere mandellese attende le motivazioni della squalifica di quattro anni per doping, ma annuncia ricorso in Appello.

«Una vicenda dolorosa e oscura, su cui voglio fare luce». È un Niccolò Mornati triste, dopo la maxisqualifica di quattro anni inflittagli dal Tribunale nazionale antidoping in merito alla vicenda Anastrozolo, ma allo stesso tempo deciso.

Il canottiere mandellese, 35 anni, rinuncerà alle Olimpiadi di Rio, ma non è intenzionato ad accettare che la sua carriera finisca così, con un'onta difficile da digerire. A breve, quando lui e i suoi legali avranno in mano le motivazioni della sentenza, Niccolò farà ricorso in Appello, per cercare di chiarire un episodio che non convince sotto diversi aspetti.

«Sono molto amareggiato per come è andata - spiega Mornati - Non mi sono mai "drogato", ho una carriera di vent'anni alle spalle che parla per me, fatta di sacrifici, lavoro e lotta contro il doping. La cosa che più mi ha lasciato deluso è che il Tribunale non abbia voluto andare a fondo, ad esempio nominando un perito terzo che valutasse la nostra perizia e quella dell'accusa, perché sono due tesi scientificamente contrapposte. Non c'è stata attenzione all'atleta, che dovrebbe essere sempre tutelato e al centro del processo, come previsto dal codice della Wada, e al quale viene chiesto di fornire una versione possibile, spettando a lui l’onere della prova».

Nel test antidoping dello scorso 6 aprile, nelle urine di Mornati fu trovata una quantità risibile di anastrozolo, pari a 0,5 nanogrammi. «L'esame è qualitativo e dunque non conta la quantità - analizza Niccolò con obiettività - ma allo stesso tempo non si può ignorare che siamo al limite della sensibilità della metodica di rilevamento, e questo può essere indice di assunzione volontaria o meno, non escludendo secondo il consulente di biologia molecolare, professor Zolla, e l’endocrinologo professor Isidori, una possibile contaminazione o biotrasformazione.  La nostra tesi si basa proprio su un integratore che al 75% possiede una molecola simile a quella dell'anastrozolo, mentre il 25% può essere biotrasformato spontaneamente dall'organismo».

Per Mornati, deciso a dimostrare la sua innocenza e la sua buona condotta, la vera gara si gioca ora nei tribunali. «Andavo a Rio sapendo che avrei terminato la mia carriera - chiosa - e dunque a cuor leggero. Non avrei mai avuto la necessità di barare. È stata messa in discussione la mia vita, professionale e di atleta, e questo non posso accettarlo».

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