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Mornati torna in pubblico: «La squalifica di quattro anni è una brutta pagina di sport»

Il canottiere ha scelto Mandello per sostenere la sua buona fede, accompagnato dal sindaco Riccardo Fasoli.

Ha scelto il suo Comune, Mandello, e la gente che lo ha visto crescere e affermarsi nel mondo del canottaggio, per raccontare la sua versione dei fatti.

Niccolò Mornati è intervenuto, giovedì mattina, in conferenza stampa al fianco del sindaco Riccardo Fasoli. L'atleta, squalificato per quattro anni a seguito della positività all'anastrozolo, ha ribadito la sua tesi difensiva, contaminazione da un integratore la cui molecola è simile al 75% a quella della sostanza proibita (con il rimanente 25% modificato spontaneamente dall'organismo), e si è detto, come già aveva fatto dalle colonne del nostro sito, amareggiato per la sentenza del Tribunale nazionale antidoping.

«Ho mosso qui i miei primi passi nel canottaggio, alla Canottieri Moto Guzzi, a Mandello ho vissuto per 25 anni - ha spiegato Mornati - Volevo che anche i miei conterranei mandellesi e lecchesi sentissero la mia voce e toccassero con mano una storia che ha lasciato un brutto segno nello sport».

Il 35enne, provato dalla vicenda ma più rilassato di qualche giorno fa e forte delle sue convinzioni, ha puntato ancora sul "dogma della macchina" che ha prevalso sulla sensibilità umana. «Il Codice della Wada parla chiaro: l'atleta deve fornire una versione possibile dei fatti, spettando a lui l’onere della prova. È quanto abbiamo fatto con i miei legali e i miei consulenti tecnici, il professore di biologia molecolare, professor Zolla, e l’endocrinologo Isidori: abbiamo fornito una motivazione scientifica possibile. Quello che mi rammarica è che il Tribunale non abbia nominato un consulente terzo, imparziale, per valutare la tesi della difesa e dell'accusa, ma abbia deciso per una sentenza pesante, sulla quale forse un approfondimento in più andava fatto».

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