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Niccolò Mornati: «La riduzione della squalifica? Rimane un dolore»

La seconda sezione del Tribunale nazionale antidoping ha ridotto la squalifica da quattro a due anni, riconoscendo l'involontarietà dell'atleta

«Anche un solo giorno di squalifica per me è una grande sconfitta, un dolore immenso».

Così Niccolò Mornati ha commentato la sentenza della seconda sezione del Tribunale nazionale antidoping, che ha ridotto la squalifica inflitta al canottiere mandellese in primo grado, da quattro a due anni.

Mornati venne trovato positivo la scorsa primavera all’anastrozolo, un farmaco ormonale che nella pratica sportiva è spesso impiegato per contenere i livelli di estrogeno, con effetto dopante solo se combinato con altre sostanze. La difesa si è sempre basata sull'involontarietà, sulla contaminazione parziale da un integratore e in parte spontanea dell'organismo.

Il Tribunale nazionale antidoping aveva inflitto una squalifica di quattro anni, mentre ora i giudici della seconda sezione hanno riconosciuto l'involontarietà di Mornati. Una tesi che solleva il canottiere dell'Aniene, dichiaratosi da sempre innocente, ma con il paradosso della stop di due anni.

«Non posso essere felice di questo - commenta - Sono innocente, il tribunale riconosce la mia buona condotta, ma comunque squalificato. Purtroppo il paradosso della giustizia sportiva è a monte: nel momento in cui non dimostra l'origine certa della contaminazione, per il Codice Wada l'atleta va incontro alla squalifica perché responsabile anche della propria alimentazione».

Una violazione non intenzionale, dunque, in cui è riconosciuta l'assenza di colpa. «Il mio è un caso molto strano - prosegue il mandellese - Ora, con i miei legali, aspetteremo le motivazioni entro quaranta giorni, per poi valutare l'eventuale ricorso al Tas di Losanna».

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