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Venerdì, 27 Maggio 2022
La lettera / Castello / Piazza Antonio dell'Oro

Caso di razzismo, la Zanetti: “La Figc ha scelto un capro espiatorio”

La storica società lecchese, che ha al suo attivo oltre 75 anni di vita, accetta la sentenza nei confronti del giocatore ma non la sanzione pecuniaria e nei confronti di un dirigente

La Zanetti dice la sua sul caso di razzismo. Dopo la sentenza del Giudice Sportivo, che ha squalificato il ragazzo e multato la storica società lecchese, il presidente Giancarlo Barindelli ha parlato a nome del Consiglio Direttivo “a seguito dei fatti avvenuti durante la gara di campionato O.Zanetti-Bellagina, di settimana scorsa valevole per il campionato Juniores. Ci teniamo adesprimere con forza e fermezza il nostro pensiero dopo che si sono espressi politici, tifosi, dirigenti sportivi, società ospite, arbitro e giudice di gara”. Prima di tutto rammentiamo i fatti: un calciatore di colore della squadra lecchese, entrato dalla panchina nel secondo tempo, viene beccato dalla tribuna e secondo alcuni testimoni provocato per il colore della sua pelle; il 18enne reagisce verbalmente, viene espulso e poi sale in tribuna a farsi giustizia da solo; ne segue un parapiglia sedato solo dall'intervento di altri spettatori.

“Contrari a razzismo e violenza”

La società Osvaldo Zanetti “è contraria ad ogni forma di razzismo e violenza verbale o fisica, come principio fondante dello statuto societario; pertanto, condanniamo gli atti reiteratamente provocatori avvenuti nei riguardi di un nostro tesserato da parte di sedicenti “tifosi” ospiti e la reazione scomposta del ragazzo che si è sentito pungolato nel profondo. L’associazione è, da oltre 75 anni, una delle più importanti associazioni sportive della città di Lecco, ha al suo attivo 400 tesserati e oltre 60 dirigenti, che si fanno promotori dello sport come veicolo di formazione per i giovani, esempio di valori di lealtà e rispetto, di inclusione sociale e culturale”.

Chiaramente non può essere piaciuta la sentenza arrivata dalla Federazione: “Non è rispettoso nei confronti della nostra associazione fingere che tutto sia risolto, oltre che con la giusta squalifica del ragazzo, con una salatissima multa e una squalifica ad un dirigente. Per la sanzione pecuniaria, concorderemo con il gestore della struttura sportiva comunale che ci ospita la modalità risarcitoria, in quanto nonostante le reiterate richieste, non ci è permesso avere a disposizione la chiave che possa chiudere il cancello che delimita il perimetro del campo di gioco dagli spalti. Per quanto concerne la squalifica del dirigente è imbarazzante che il Giudice Sportivo della Figc prediliga individuare un capro espiatorio, che ha cercato di calmare gli animi e con professionalità e passione svolge la sua mansione da anni, piuttosto che approfondire con i diretti interessati l’accaduto”.

La lunga lettera si chiude con un richiamo: “Noi andiamo avanti con i nostri sani e noti principi a tutta la comunità lecchese; continueremo a fare sport a modo nostro. Significa che il risultato come sempre lo mettiamo in secondo piano, in primissimo piano continueranno ad essere sempre benvenuti i ragazzi di ogni provenienza e di tutte le estrazioni sociali con il solo vincolo di essere appassionati sportivi. No al razzismo, no alla violenza”.

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