foto: Lav Sondrio
Morbegno Bassa Valle

Regoledo: la storia del cane invisibile

"Confidiamo che dopo tre anni di richieste chi di dovere si adoperi come la legge impone"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

LAV Sondrio porta alla ribalta una storia che racconta di un cane, invisibile, occultato, dimenticato, reso talmente assuefatto alla solitudine e alla prigionia che nemmeno più riesce ad emettere un vocalizzo per farsi sentire, per non essere dimenticato al massimo fa udire lo sferraglio della sua corta catena, nulla più.

E’ lì da tanto tempo, troppo, in solitudine e abbandono completo, come compagnia la confinante cabina del metano e le apparecchiature sotto tensione, e solo i cittadini e LAV Sondrio sanno che è tutto nero, con la zampina posteriore destra spruzzata di bianco così come il petto, e ha gli occhi che sprizzano lame dorate mentre guardano dritti al cuore, ma ora nemmeno più riescono a guardare, ora si sente solo il sordo sferraglio della corta e fredda catena che lo inchioda lì da tanto tempo.

Questa storia del cane invisibile raccontata all'unisono dai cittadini e da LAV Sondrio, è un fermo e deciso richiamo a chi di dovere, affinchè si adoperi come la legge impone per non ledere ulteriormente il comune senso di pietà collettiva giuridicamente riconosciuto verso gli animali e ipso facto l'animale stesso. La consapevolezza che l'avere individuato in via formale il sentimento di pietà per gli animali come oggetto di tutela e bene giuridico penalmente rilevante, non può che legittimare con forza in ogni procedimento a danno degli animali l'accesso alla giustizia degli enti esponenziali animalisti, il cui sodalizio si fonda proprio sull'interesse dei soci a veder tutelata la propria sensibilità nei confronti degli animali oltre che nella tutela degli animali stessi. A sostegno di tale interpretazione, rileva LAV Sondrio, si veda la sentenza del Consiglio di Stato n° 6317 del 27 settembre 2004 per cui "la disciplina giuridica che il nostro ordinamento appresta in materia di animali ha quale oggetto di tutela non solo il comune senso di pietà nell’uomo connaturato verso gli animali, ma anche direttamente gli animali da forme di abbandono, incuria, maltrattamento e uccisione, in quanto esseri viventi e senzienti. Questo in base ad una interpretazione adeguata alla evoluzione dei costumi e delle istanze sociali in tema di questione animale".

Evoluzione dei costumi e istanze sociali riscontrabili nelle segnalazioni indirizzate già a suo tempo alla Amministrazione Comunale di pertinenza, alle Autorità competenti in materia di benessere animale, col rinforzo di un autorevole parere medico che già nel maggio 2015 dichiarava, dopo presa visione in loco dello stato di detenzione del cane, che "Se si considera la situazione ambientale del cane, si può osservare che l'ambiente impone una limitatissima attività fisica, impedisce di fatto ogni contatto con l'esterno; si deve anche sottolineare che il cane è confinato in forma solitaria".

Si rileva pertanto la presenza di più fattori che sono causa di stress nel cane, nello specifico si avrà una insufficiente attività fisica, quella cioè che è permessa dalla catena molto corta, una insufficiente stimolazione mentale, che origina dalla elaborazione dei dati raccolti dai sensi periferici, trasmessi al cervello il quale li utilizza per creare mappe mentali; è evidente che l'ambiente spoglio, praticamente esente da contatti con il mondo esterno, privo di oggetti che possano suscitare l'interesse del cane non favorisce l'esercizio mentale. Naturalmente il cane, mantenuto solo, non può sentirsi parte di un gruppo è costretto ad una vita individuale, situazione negativa per qualsivoglia animale e anche per il cane che in natura vive in gruppo. Si deve ricordare che notoriamente il cane, quando vive nelle abitazioni familiari, riconosce nei conviventi umani una forma sostitutiva del branco naturale, in altre parole ricostruisce una vita sociale a lui confacente sostituendo gli animali con le persone. Nel caso in questione non è possibile alcuno scambio né interspecifico né intraspecifico.

Quindi la situazione ambientale presenta elementi che inducono stress e quindi sofferenza nel cane. E proseguiva la legge 189/04 recepisce le conoscenze scientifiche in quanto prevede come maltrattamento sottoporre gli animali a varie tipologie "sevizie... comportamenti ... fatiche ... lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche ...omissis" oppure detenere animali "in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze" (art.727 c.p.). e concludeva "Si può affermare che le condizioni di mantenimento del cane impongono 'comportamenti insopportabili' rispetto ai bisogni etologici dell'animale, e sono causa di stress e sofferenza perché non rispondono ai fondamentali bisogni etologici, sono fattori riconosciuti di stress per la specie e violano le cinque libertà; i danni provocati da una condizione ambientale negativa e punitiva per l'animale sono equiparabili ai danni fisici." 

La storia del cane nero che col tempo è diventato sempre più invisibile, è iniziata nel febbraio 2013 e ad oggi nonostante sforzi, richieste, suppliche, l'indifferenza nei confronti di questo animale permane, e si assottiglia sempre più il tempo che ha disposizione per vivere dignitosamente la sua esistenza. La storia di questo cane viene raccontata, nella speranza che tante altri voci si uniscano a coloro che da anni si stanno battendo per riportare alla luce e alla vita un povero cane nero diventato invisibile agli occhi e alle coscienze.

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