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Mucca lasciata morire agonizzante, la denuncia della Lav

L'allevatore rischia da 3 a 18 mesi di reclusione per maltrattamento di animale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Lav Sondrio il 29 gennaio 2016 si è occupata dell'ennesimo caso di grave maltrattamento animale grazie ad una segnalazione che, raccolta come sempre dalla sede locale, ha dimostrato la sua fondatezza quando, davanti agli occhi degli attivisti che si erano recati sul posto per la verifica è apparso un telone che, una volta scoperto, ha rivelato uno scheletrico corpo di animale, nella fattispecie una "mucca a terra" ormai consunta, ma ancora viva seppure agonizzante e immersa nei propri liquami.

Questa volta è l'imprenditoria zootecnica a rispondere di palese violazione dell'articolo 544 ter codice penale che recita: "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La pena, inoltre, è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale".

Constatato che era "in corso un reato" e intuito che alle prolungate sofferenze dell'animale necessitava porre fine nell'immediato, LAV Sondrio ha chiamato i Carabinieri. È intervenuta una pattuglia della Stazione di Sondrio e, successivamente, il personale Asl nella figura anche del Direttore del Dipartimento Veterinario, ai quali tutti va il sentito grazie dell'associazione per gli sforzi profusi nella conduzione della vicenda che approderà alla magistratura.

Alla crudezza della tangibilità della sofferenza patita dall'animale, già evidente all'esame visivo del corpo, a seguito del sequestro probatorio della carcassa seguiranno elementi utili per identificare una condotta omissiva e/o fattiva che ha prodotto la morte dell'animale, oltre ad essere di monito per tutti coloro che operano nel settore dell'allevamento di animali cosiddetti da reddito.

L'imprenditoria zootecnica si avvale anche di contributi e sovvenzioni, oltre che basarsi sullo sfruttamento sempre più massivo degli animali e la triste fine della mucca è la prova di quanto sia ormai radicato nel processo zootecnico il concetto della "massimizzazione di profitti a fronte di una sempre crescente minimizzazione di costi" che si riflette nella mancata ottemperanza alle norme che disciplinano il benessere animale anche in questo settore.

L'azione di incrudelimento inflitta alla mucca per un lungo periodo di tempo, fatta cessare solo grazie all'intervento della LAV, e che comunque ha prodotto la morte dell'animale, disattende anche le prescrizioni che l'Unione Europea si è data con ripercussioni sulle legislazioni nazionali, in virtù del principio di supremazia del diritto comunitario su quello nazionale. Infatti, l'imprenditoria zootecnica non può disconoscere che "il 13 dicembre 2007, i 27 Stati membri della Ue hanno firmato a Lisbona il trattato di Riforma dell'Unione che, all'articolo 13, definisce gli animali 'essere senzienti' per cui gli Stati Membri devono avere massimo riguardo verso le necessità degli animali, in modo particolare nei settori dell'agricoltura e della ricerca".

Il comunicato della LAV conclude con l'indignazione più profonda per quanto veduto, con la ferma condanna di ogni atto di violenza verso esseri indifesi, spesso condotta in luoghi chiusi, come le stalle, e volutamente resi inaccessibili agli sguardi, e confidando nella piena applicabilità della legge da parte della magistratura, ringrazia i cittadini che sempre più numerosi si oppongono all'omertà nel denunciare e comunque invita ad orientarsi verso scelte in ambito alimentare prive di crudeltà.

LAV Sondrio

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