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Quel luglio del 1987

A 29 anni dalla tragica alluvione che colpì la nostra terra

Dal pomeriggio di venerdì 17 luglio iniziò a piovere a dirotto, in una rapida sequenza di temporali estivi. Pioveva con grande intensità sia sul fondovalle, sia sui versanti montuosi, ma anche sulle cime e i ghiacciai. L’acqua scendeva rapida dai versanti, che non riuscivano più ad assorbirla o a drenarla. 

Dal pomeriggio di sabato 18 si cominciò a realizzare l’eccezionalità della situazione. Giunse  una prima tragica notizia: "alle 17,30 un'enorme massa d'acqua, massi, alberi e fango è precipitata, dalla valle del Castino, sul condominio "La Quiete” (tutti salvi i suoi inquilini), all’ingresso di Tartano, si è portata via la strada sottostante e si è abbattuta sull'albergo "La Gran Baita", uccidendo 19 persone (fra cui i due proprietari dell'albergo, 2 dei loro 4 figli e 15 ospiti, travolti al piano terra, mentre si salvano gli ospiti al piano superiore". Al triste elenco delle vittime in Val Tartano vanno aggiunti due contadini, travolti da uno smottamento in Val di Lemma, uno dei due rami della Val Corta.  

Non c’è torrente che non minacci di esondare, e molti passano dalle minacce ai fatti. Il Madrasco uscì dagli argini ed investì buona parte delle case di Fusine, dalle quali la gente è stata evacuata appena in tempo dal suono a martello delle campane, il Torreggio infuriava e Torre di S. Maria fu interamente evacuata, il Mallero faceva paura alla città di Sondrio, il Poschiavino straripò provocando seri danni ed interrompendo la strada per la dogana di Piattamala, a Sondalo la frazione Le Prese venne interamente evacuata, in Valfurva erano il Frodolfo e lo Zebrù a fare paura.

In questi primi giorni di maltempo è il fondovalle a subire i maggiori danni. La zona industriale nella zona di Morbegno fu investita dallo straripamento dell’Adda (si conta una vittima), ma è soprattutto la piana della Selvetta e di Ardenno a subire le conseguenze più pesanti. 

L’alba della domenica mattina, il 19 luglio, mostra uno scenario da tregedia.  Ma almeno è finita, si pensò..

Ringraziamo www.paesidivaltellina.it per la ricostruzione e Flavio Ciarrocchi per le diapositive.

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