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Riforma costituzionale Renzi-Boschi: troppa disinformazione per spaventare i cittadini

Il comunicato della sezione provinciale del Partito Democratico

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

l voto sulla riforma costituzionale rappresenta l’appuntamento politico piu’ importante del prossimo autunno. Una riforma corposa che modifica il processo legislativo con riforma del bicameralismo paritario, la riduzione del senato ad un senato delle autonomie con soli 100 rappresentanti, e molte altre modifiche tese alla semplificazione ed efficienza dello stato. La discussione dei comitati schierati in favore della riforma e di quelli contrari si stà giustamente sviluppando con argomentazioni ed opinioni diverse, rispettabili, nel merito. Ci sono anche delle posizioni politiche che tendono a trasformare la votazione in un referendum sul presidente del consiglio, tese alla personalizzazione, evitando la discussione di merito. E’ una strategia dei partiti di minoranza che capisco ma non condivido. La riforma è sicuramente perfettibile in molti aspetti ma rappresenta un passo avanti nel percorso riformista del paese e della governabilità. Tra l’altro il voto referendario prevede la facolta’ di approvare o respingere la riforma nel suo complesso. Respingerla vorrebbe dire ripartire da zero e perdere un occasione per riformare il paese. La situazione nazionale ed internazionale è molto complicata con il voto della Brexit che crea preoccupazioni per il futuro della UE e dei paesi che ne fanno parte, la situazione dell’economia stagnante, la paura diffusa del terrorismo e del fenomeno migratorio e il ritorno a pericolosi nazionalismi.

Questi aspetti complicano sicuramente il voto di ottobre.

Tornando al territorio ciascuno è libero di esprimere le ragioni e le posizioni che ritiene opportune, mi sembra però che chi lo fa sfruttando i livelli istituzionali debba almeno informarsi e raccontare la verità. In provincia si stà diffondendo una campagna strisciante che invita al voto per il NO perché l’affermazione del SI porterebbe alla cancellazione dei proventi derivanti dallo sfruttamento idroelettrico.

Tutto questo semplicemente non è corretto. Con la riforma tornano allo Stato energia, infrastrutture con la possibilità di decidere centralmente le politiche nazionali su questi importanti argomenti.

Per quanto concerne le nostre acque gli ambiti sono due: l’energia e il demanio idrico.

Lo spostamento della competenza legislativa dell’energia a favore dello stato riguarda solo la dimensione nazionale, come è già adesso, lasciando così alla regione la competenza legislativa sull’energia per quanto concerne la dimensione locale.

La competenza amministrativa sulla gestione del demanio idrico non cambia: a seguito del decentramento delle competenze amministrative in materia di gestione del demanio idrico attuato con la Bassanini (D.Lgs. 112/98), la gestione del demanio idrico è conferita dallo Stato alle Regioni e agli enti locali.

Tornando ai proventi dello sfruttamento dobbiamo ricordare che la parte piu’ consistente non è toccata dalla riforma costituzionale perché derivano da altre leggi nazionali. I sovracanoni BIM che portano circa 22 milioni di euro alla provincia di Sondrio derivano da legge nazionale del 1953 (I Consorzi BIM sono consorzi di Comuni che si mettono insieme, ai sensi della L. 959 del 27/12/1953, per una gestione associata delle entrate derivanti dai sovracanoni, previsti espressamente dall’art. 1 comma 8 della suddetta legge).

I sovracanoni rivieraschi che portano altri 6-7 milioni a favore dei Comuni rivieraschi e delle rispettive province è stato istituito dall’art. 53 del T.U. 1775 del 11/12/1933.

La riforma contiene al contrario un importante riconoscimento con la costituzionalizzazione della specificità montana. Nasce un tipo nuovo e diverso di Provincia per i territori interamente montani e confinanticon un Paese straniero, riconoscendo una differenziazione funzionale e ordinamentale tra laProvincia ordinaria e la Provincia montana di confine.L’art. 1, co. 3, legge n. 56/2014 introduce la specialità montana, quale specifico regime delle Province montana di confine.

Pertanto, sarà possibile valorizzare questa specificità rivendicando oltre alle particolari forme di autonomia gestionale le risorse per il territorio tra le quali quelle derivanti dallo sfruttamento idroelettrico e di entrare nell’importante partita del rinnovo delle grandi concessioni. Sarà fondamentale non solo conservare queste importanti risorse ma mettere in campo tutte le azioni per sfruttarle al meglio.

Giovanni Curti

Segretario Provinciale PD

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