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Sondrio, sciopero della fame in carcere: ecco la lettera scritta dai detenuti

"Causa scatenante è l'episodio che di recente ha visto protagonista un nostro compagno di detenzione rischiare la vita"

È di questi giorni la notizia che 25 dei 38 detenuti del carcere di Sondrio hanno aderito ad uno sciopero della fame: sotto accusa la direttrice dell'istituto Stefania Musso.

Riportiamo qui di seguito quanto scritto dai detenuti al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano.

« - Il direttore dell'istituto ha vietato più volte l'ingresso del garante dei detenuti fino a metterlo in condizione di rinunciare all'incarico.
- Il direttore dell'istituto ha vietato l'ingresso delle volontarie "le dame di San Vincenzo" che da anni aiutavano i detenuti con supporti morali e materiali di prime necessità.
- Il direttore dell'istituto ci vieta il consenso di contattare telefonicamente i nostri difensori/avvocati se non indichiamo le motivazioni dettagliate e convincenti per lei (in realtà prende tempo per dissuaderci dall'effettuare telefonate).
- Non vengono rispettate le graduatorie relative alle attività di lavoro svolte all'interno dell'istituto sotto la dittatura della direttrice (tra l'altro voci di corridoio lasciano intendere un clima di tensione provocato dalla stessa che si ripercuote inevitabilmente a discapito dei detenuti).
- Il carcere è sovraffollato e ci sono persone detenute anche con problemi di salute costrette a stare in spazi ristretti (quando vi è una cella detentiva di circa 17mq chiusa da mesi, approssimativamente 4/5 posti).
- Le richieste dei detenuti circa i colloqui con il direttore vengono presi in considerazione solo per obbligo da parte della direttrice stessa che consistono in monologhi nei quali l'unica a parlare è lei stessa senza dar modo ne spazio ai detenuti.
- Il direttore dell'istituto ha minacciato e minaccia i detenuti di possibili ritorsioni a sfavore del loro trattamento rieducativo e di rinserimento se non eseguono i suoi oridini come marionette generando così un clima di paranoia e paura che sfocia in aggressività e tutte le più ovvie conseguenze tra tutta la popolazione detenuta e non..

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