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Vigili del Fuoco: Francesco Paolo Colicchio lascia dopo quarantatrè anni di servizio

Nel settembre 2014 un infarto lo colpì mentre era in servizio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Dopo 43 anni, 28 dei quali trascorsi in Valtellina, lascio il servizio operativo nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, che ho amato più della mia stessa vita, a causa delle vicende di salute che recentemente hanno interessato il mio cuore fino a provocarmi un arresto cardiaco mentre ero in servizio.

È difficile rivolgersi ad un'interna popolazione alla quale ho dato tutto ciò che avevo dentro di me, sia dal lato professionale che da quello umano, nel cercare di portare soccorso in centinaia di situazioni che richiedevano l'immediata presenza dei Vigili del Fuoco.

Sono innumerevoli i ricordi che mi tornano alla mente, per fortuna non sempre drammatici, ed un tumulto di sensazioni si impadronisce di me in questi momenti, tutti con uno stesso denominatore: la gente della provincia di Sondrio; gente che mi ha accolto, adottato, rispettato fin dal mio arrivo in questa terra ed alla quale ho cercato di dare sempre tutto me stesso pur in momento molto difficili quali sono quelli che caratterizzano il mio lavoro. L'affetto e la stima che avete voluto offrire a "quel romanaccio" giunto qui nel 1987 e che mi è stato più e più volte testimoniato anche nel dramma personale che ho vissuto qualche mese fa mi ha sempre gratificato, fatto sentire utile a questa collettività stupenda e mi ha sempre spinto e spronato a dare sempre di più, a compensare in qualche modo l'affetto che quotidianamente mi ha dimostrato facendomi sentire sempre uno di loro.

Non è semplice gestire i rapporti umani soprattutto al giorno d'oggi, e soprattutto per un Vigile del fuoco, la cui presenza testimonia quasi sempre una situazione di pericolo e di dolore per qualche altro essere umano, ma nulla può essere paragonato alla gioia di vedere speranza, gratitudine negli occhi di quel qualcuno al quale si è portato soccorso, anche solo con poche parole, come è capitato a me di vedere più volte nei vostri occhi.

Questo, e molto altro, hanno provocato in me in tutti questi anni, gioia e felicità ogni mattina quanto mi recavo in caserma per affrontare una nuova giornata di lavoro; e questo e molto altro, che sarebbe lungo spiegare, ha fatto si che a differenza di quasi tutti i colleghi funzionari transitati nel Comando provinciale di Sondrio, che non sentissi mai la necessità di chiedere il trasferimento nella mia città: Roma.

Mi sono trovato, sin dal primo giorno, bene in questa Provincia nella quale ho stabilito la mia vita, con questa gente, dicono chiusa, ma posso garantire capace di grandi gesti e di nobili sentimenti. Voi non parlate, fate e non è cosa da poco.

Non mi vedrete più come Vigile del fuoco, ma come cittadino qualsiasi, ma anche una volta lasciato il servizio la mia esperienza e tutto ciò che potrò fare o dire per chiunque volesse o avesse bisogno non mancherà mai.

Questa è la mia promessa ed un modestissimo modo di ringraziare tutta la popolazione della provincia di Sondrio per quanto mi ha dato, e che non ringrazierò mai abbastanza.

L'affetto e la stima che sempre tutti avete tributato all'opera mia e soprattutto dei Vigili del fuoco del Comando provinciale di Sondrio ha sempre trovato una componente ed un veicolo essenziale in coloro i quali spero e mi onoro di poter definire i "miei amici della stampa" come sempre li ho chiamati; grazie a loro ogni intervento di soccorso effettuato è stato, nelle parole e nelle immagini, rappresentato in ogni suo aspetto, positivo e non, sia tecnico che, soprattutto, umano.

Un pensiero carico di affetto e di gratitudine va, attraverso queste righe che a loro affido, a tutte indistintamente le testate giornalistiche ed ai loro componenti con i quali nel corso degli anni ed attraverso esperienze vissute insieme, si è instaurato un rapporto che sarebbe molto riduttivo definire di semplice collaborazione o confidenza.

Anche a voi ragazzi devo molto, direttori di televisione e di testate giornalistiche, cronisti, cine e foto operatori non siete stati per me semplici interlocutori ma molto di più, e spero che questo che voleva essere un mio messaggio di stima profonda per tutti voi sia stato recepito.

Da domani la mia vita subirà un mutamento radicale, profondamente diversi saranno i sentimenti e le emozioni, fino a ieri essa è stata dedicata unicamente, interamente, senza condizioni ai Vigili del fuoco, che sono venuti sempre prima di ogni altra cosa; mi mancherà la mia divisa, la caserma, i colleghi, il suono delle sirene, il confronto quotidiano con tutti quanti voi. Spero di abituarmi in fretta a tutto questo.

Con gratitudine, Paolo Colicchio

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