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Grosotto, don Romano Polaggia

Grosotto, don Romano Polaggia

Grosotto: profughi sì o no? La questione sotto i riflettori di Rai 3

L'idea del parroco ha diviso gli abitanti, a favore il sindaco Guido Patelli. Il video

Grosotto, 1600 abitanti (circa). La questione "accoglienza profughi" è tema "caldo" da quando - qualche settimana fa - il parroco del paese ha proposto di ospitare, in una struttura della chiesa, una famiglia di immigrati.

L'idea ha creato più d'un malumore tra i grosottini e - sul caso - si sono accesi anche i riflettori di "Agorà", noto programma di Rai 3.

«La casa, prima, ospitava il rettore del Santuario - spiega don Romano Pologna, intervistato nei pressi dell'abitazione "incriminata" - ora non c'è più nessuno e quindi è giusto, secondo me, ospitare dei profughi che hanno bisogno. Non siamo i primi e nemmeno gli ultimi, quindi è un'esperienza già viva nella nostra Valtellina». È ancora un'idea quindi? «Sì, un'idea che si sta pian piano concretizzando anche attraverso la collaborazione con la Caritas diocesana, quindi siamo completamente all'inizio».

L'iniziativa è - dunque - al suo principio, ma ha già diviso gli abitanti. «Hanno fatto l'assemblea, hanno già deciso di farli venire - dice un uomo - ma prima devono domandare alla gente». «Io non ho nessun problema - afferma invece una donna - come può farci paura una famiglia?».

«I malumori ci sono, lo sappiamo - interviene Guido Patelli, il sindaco - Io credo che però questa sia semplicemente una proposta di buon senso».

La questione è andata però oltre le parole e un giovane del posto - Antonio Ciampa - ha creato un gruppo Facebook dal titolo inequivocabile: "Non vogliamo migranti clandestini a Grosotto".

«Non vogliamo immigrati a Grosotto - spiega Ciampa ai microfoni - perchè è stata una decisione presa dal Consiglio pastorale senza il consenso dei cittadini. E al posto di pensare alle nostre persone che sono disoccupate, abbiamo gli anziani che rovistano nei cassonetti, il Comune e il prete pensano agli immigrati. Da buoni cristiani, quelli del Consiglio pastorale o il sindaco - tuona in conclusione - dovrebbero accoglierli a casa loro, con i propri soldi e non quelli dei contribuenti».

«Sappiamo che fare la carità, soprattutto oggi, è difficile - conclude don Romano - noi cercheremo di far capire alla nostra gente questo bisogno primario, anche se bisogna passare attraverso un calvario, siamo pronti anche a questo».

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