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Pecore lasciate morire nel bosco, la denuncia della Lav

Il ritrovamento nel Tiranese. L'associazione invita le Autorità ad indagare sull'accaduto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Valle Fosso Rivalone, una valle incassata che confluisce nel fiume Adda, una delle più belle zone del Tiranese, di quelle che gli slogan pubblicitari raccomandando per la "bellezza appartata e gentile dei luoghi toccati". L'anno scorso di questo periodo toccata anche dalla presenza dell'orso M25, poi inghiottito nel nulla.

Valle Fosso Rivalone, una valle intercalata da rovine di preziosi borghi settecenteschi e distese di castagneti, che gli attivisti di Lav Sondrio hanno imparato a più riprese a conoscere e purtroppo non per la bellezza appartata e gentile dei luoghi, ma per il vilipendio del senso della legalità, dello Stato, del bene comune, perpetrato da mani ignote che rovesciano le loro miserie morali e intellettuali in quei posti infettandone la belleza.

Un girone infernale si è parato dinnanzi ai militanti quando, qualche giorno fa, sono stati testimoni, oltre di un disastroso scempio ambientale, anche del macabro frutto di un pensiero umano povero di compassione e pregno della potenza autoritaria, violenta e gerarchica che trova spesso conferma nell'utilizzo di animali cosiddetti da "reddito" che, quando smettono di essere un reddito, vengono gettati via, assieme ad altri rifiuti.

Questa volta l'imprenditoria zootecnica ha lasciato in fondo ad un dirupo quello che oramai considerava un "sottoprodotto", non degno nemmeno di essere smaltito secondo i canoni stabiliti dalla normativa in ambito di allevamento.

Ancora una volta l'associazione animalista si è trovata a dover documentare il patimento subito dagli animali e l'orrore prodotto da certi umani, quando, assieme a molto altro, hanno trovato anche due pecore, rattrappite entro una sottile coltre di ghiaccio, i visceri congelati esposti, forse al fine di attirare i predatori e accelerare quindi la dispersione delle carcasse, e le orecchie di una di loro mozzate.

Tagliare le orecchie dell'animale, infiggergli l'ultimo supplizio in una vita già di strazio, per eliminare il marchio auricolare e il relativo codice identificativo della stalla, è prassi per quella fetta di allevatori che disconoscono gli obblighi di legge da ottemperare in caso di malattia e decesso dell'animale.

Per non pagare poche decine di euro dello smaltimento, per non dover magari giustificare omissioni di identificazione obbligatoria, per meglio sfuggire ai già purtroppo pochi e scarni controlli, lo sfregio dell'animale diventa zona franca per l'illegalità e la crudeltà ed è l'emblema di cosa sia la zootecnica, anche quella di stampo tradizionale, ovvero l'inevitabile assenza della percezione della vita dell'animale, irrevocabilmente decisa al momento della sua nascita unita alla violazione del principio della non sofferenza.

Saranno le Autorità competenti, si augurano quelli di Lav Sondrio a indagare sulla vicenda, ma, le leggi dichiarano, inevitabilmente riflettono i paradigmi della cultura dominante, e purtroppo gli interessi economici prevalgono sugli ideali che richiamano al senso del rispetto della vita e della dignità, che dovrebbero essere estesi anche a quegli animali considerati invece mera carne da macello.

Lo sfruttamento incondizionato sino alla fine è la caratteristica dell'esistenza degli animali utilizzati per la carne e il latte e il barbaro rituale dell'abbandono dei corpi mutilati ne sancisce in qualche modo il principio, ma Lav Sondrio individua anche nella presa di coscienza collettiva, un importante strumento capace di aprire una falla in questi perversi meccanismi. Presa di coscienza destinata ad alimentare il già presente dibattito che contrappone l'interesse umano e la sofferenza animale ivi scaturita.

Lav Sondrio

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