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Sanità, stretta una partnership con Val Poschiavo e Val Bregaglia

Coinvolti l'ospedale di Chiavenna e l'ex ospedale di Tirano

“Assieme siamo più forti”, è il leit motiv della cooperazione transfrontaliera che ha preso avvio, nell’ultimo mese, fra Azienda socio sanitaria territoriale Valtellina e Alto Lario e i Centri Sanitari Bregaglia e Valposchiavo. L’occasione è stata fornita dalla possibilità di aderire al Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014-2020, Interreg, che, per la prima volta prevede anche un’azione specifica rivolta a iniziative di natura socio- sanitaria, e che si è concretizzata nella manifestazione di interesse a partecipare al bando presentata, congiuntamente, fra giovedì e venerdì scorsi, dalla capofila di progetto italiana, Asst Valtellina e Alto Lario, e dal capofila partner svizzero, Centro Sanitario Bregaglia, in un caso, e Centro Sanitario Valposchiavo, nell’altro. 

Due atti concreti, quindi, conseguenti ad altrettanti incontri tenutisi in territorio svizzero, prima a Poschiavo, poi a Promontogno, per gettare le basi di una collaborazione vissuta come fondamentale da entrambe le realtà di confine.
A Poschiavo, poche settimane fa, si erano recati Giusy Panizzoli, direttore generale Asst ValtLario, Rosella Petrali, direttore socio sanitario, e Massimo Tarantola, responsabile del Servizio dipendenze, per incontrare Guido Badilatti, direttore amministrativo, e Barbara von Allmen, capo infermiera, del Centro Sanitario Valposchiavo, mentre, pochi giorni dopo, ad ospitare a Promontogno Giusy Panizzoli e Anna Lisa Fumagalli, direttore del presidio di Chiavenna, sono stati Maurizio Michael, presidente della commissione amministrativa dell’ospedale bregagliotto, e Alain Vetterli, direttore del medesimo. 

Fondamentale, per noi, questo confronto - sottolinea Giusy Panizzoli -, utile ad avviare forme di collaborazione concrete, pur su sistemi sanitari profondamente diversi. Tuttavia ci crediamo, anzi, siamo certi si tratti di una strada non solo praticabile, ma da praticare, intensificando e istituzionalizzando, anche tramite convenzioni apposite, i rapporti già in essere e introducendone di nuovi>.

Nel solco tracciato, già, alcuni anni fa, dalla politica locale, regionale e cantonale, quindi, si inseriscono queste iniziative, entrambe volte alla riqualificazione anche strutturale dei nostri presidi ospedalieri e che, per quanto riguarda la Valchiavenna e la Valbregaglia, hanno come punti di riferimento l’ospedale di Chiavenna e il Centro Sanitario Bregaglia di Promontogno.

<Puntiamo a forme di cooperazione per la gestione di interventi in emergenza e urgenza - spiega Anna Lisa Fumagalli - sull’asse Chiavenna-Promontogno, con adeguamento strutturale e tecnologico dell’ospedale di Chiavenna, a condividere e sviluppare percorsi di 

assistenza di pazienti fragili, e percorsi di formazione degli operatori sanitari italiani e svizzeri. In tandem, poi, anche, con l’ospedale di Samedan, vorremmo sperimentare modelli a sostegno del percorso nascita, a partire dalla promozione di corretti stili di vita rivolti alle donne in gravidanza, fino alla realizzazione di un centro per la formazione degli operatori sulla gestione delle emergenze ostetriche tramite simulatore, per garantire il mantenimento delle capacità di intervento dentro un contesto caratterizzato da bassa natalità>. Costo previsto del progetto 1 milione e 337mila euro.

<Sul fronte Tirano-Valposchiavo - precisa, invece, Rosella Petrali -, si punta ad ottimizzare la presa in carico, sul territorio, delle persone fragili. Per parte nostra con particolare riguardo alla realtà ex ospedaliera di Tirano dove, oltre a mantenere i servizi esistenti a beneficio dei disabili, vorremmo ristrutturare il terzo piano dello stabile per collocarvi 20 posti letto per cure intermedie, cioè per quei pazienti che hanno superato la fase acuta, ma hanno ancora bisogno di assistenza, oltre a collocarvi ulteriori ambulatori specialistici, concentrarvi i servizi amministrativi territoriali, e farne la sede del personale sanitario impegnato sul territorio>. Costo complessivo del progetto, 1 milione e 990mila euro.

Va aggiunto che, se questi due bandi vedono impegnata l’Asst come ente capofila, altri due la vedono coinvolta come partner. Il primo coinvolge l’area oncologica, e, in particolare, lo studio di come le donne malate precoci di cancro al seno aderiscono al percorso di cura loro indicato, progetto promosso dall’Asst di Lecco e dall’Ospedale di Lugano, in partnership, con il Dipartimento di Oncologia Medica dell’Asst ValtLario, retto da Alessandro Bertolini, e i colleghi dell’Asst Lariana e dell’Asst di Rho, mentre il secondo ha come obiettivo il miglioramento della ripresa dei pazienti in dialisi e il loro recupero a una vita sociale attiva, ed è promosso dal Politecnico di Milano e dall’Ospedale Cantonale di Lugano, in partnership con la Nefrologia e Dialisi dell’Asst ValtLario, retta da Carla Colturi, unitamente ai colleghi delle Asst di Lecco, Lariana, Settelaghi, Fondazione Politecnico di Milano e Ospedale Cantonale di Coira. 

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