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L'ultimo Premio Madesimo va a Gian Micalessin, inviato di guerra de "Il Giornale"

La discussione a seguire verte sui temi dell'immigrazione e dell'Islam, sfatando diversi miti

Si è tenuto il 15 agosto alle 18.00 l'ultimo appuntamento con il premio di Madesimo 2015.

Il calice ollare è passato di mano per l'ultima volta quest'anno, dal direttore del Consorzio turistico di Madesimo a Gian Micalessin, inviato de "Il Giornale".

La motivazione è stata poi espressa con bellissime parole dal direttore, a sottolineare l'eccezionalità e l'anticonformismo del giornalista: «“Inviato di guerra ha fatto del coraggio la frontiera della sua intelligenza e con quel kit, semplice e invincibile, ha ripreso la tradizione del miglior giornalismo senza frontiere, per raccontare i grandi conflitti di oggi, dalla Libia all'Afghanistan».

A seguire la premiazione vera e propria, Micalessin ha iniziato una lunga discussione insieme a Magdi Cristiano Allam (Premio Madesimo 2008), a Manila Alfano e a Stefano Zurlo (entrambi colleghi a "Il Giornale) incentrata sul terrorismo islamico e sull'immigrazione.

«Dalla Libia arrivano ogni anno 150/170mila persone, controllate dalle milizie islamiche, che hanno trasformato questo traffico in un enorme business — ha spiegato il giornalista triestino, reduce da tre mesi in quel Paese —. L'immigrazione è una guerra combattuta a colpi di uomini».

Micalessin ha poi sfatato due false leggende: l'Europa non si è affatto dimenticata dell'Africa, ma i mille miliardi mandati nel continente sono stati divorati dai Governi locali, e i richiedenti asilo per la maggior parte non vengono da zone di guerra, cercano semplicemente un futuro migliore.

La soluzione all'allarme profughi non è facile, dato che bloccare completamente il flusso significherebbe entrare in guerra con le organizzazioni islamiche al governo.

Proprio sull'Islam ha poi parlato Allam, che ha sottolineato come non esista un Islam moderato e come non sia più nostra la decisione di aprire le ostilità: la guerra è già in atto, noi dobbiamo o combattere o subire e perdere.

Allam, dopo aver dichiarato come l'Italia sia «L'unico Stato al mondo che non solo ha legalizzato la clandestinità, ma che anche investe per l'autoinvasione dieci milioni al mese», ha una ricetta chiara per risolvere i problemi: un blocco navale, che impedisca direttamente le partenze, non gli arrivi. L'Africa va aiutata alla radice, sul piano della legittimazione politica e soprattutto della formazione intellettuale.

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