Perse il figlio nell'incidente: «Vorrei incontrare chi vive grazie al dono di Alex»

La mamma di Alex Crippa, scomparso a giugno 2018 in un incidente sulla Lecco-Ballabio, si rivolge agli uomini che hanno ricevuto gli organi del suo ragazzo: «Mi piacerebbe riabbracciare in qualche modo mio figlio visto che non ho potuto salutarlo»

Il lecchese Alex Crippa aveva 21 anni

Ha vissuto il dolore più grande che una madre, un genitore, possa vivere: la perdita di un figlio. E ora si rivolge a chi, grazie al dono del suo ragazzo, continua a vivere.

Sarajeva Villa, mamma di Alex Crippa, scomparso un anno fa a seguito di un incidente automobilistico sulla vecchia Lecco-Ballabio, ha lanciato l'appello per conoscere chi ha beneficiato della donazione di organi di Alex.

Tragedia a Ballabio: donati gli organi di Alex

«Ciao. Sono Sarajeva mamma di Alex. Siamo di Lecco - scrive la donna su un gruppo Facebook chiamato "Trapiantati e parenti del donatore... incontriamoci" - Alex Crippa ci ha lasciato lo scorso anno. Il 23 giugno un brutto incidente di auto ce lo ha portato via. Lui giocava a calcio e indossava la maglietta con il numero 33. Diceva spesso che con il suo 33 avrebbe salvato il mondo. Nel suo piccolo lo ha fatto. Il 24 giugno quando ci hanno detto che era celebralmente morto, ho firmato per donare i suoi organi. Cuore, polmoni, fegato, reni, cornee. So che i trapianti sono andati a buon fine. So dove sono stati fatti i trapianti. Tutti uomini i riceventi. Il cuore lo ha ricevuto un uomo di 33 anni più grande di lui. Sempre il 33. Mi piacerebbe conoscere chi ha ricevuto il dono di una nuova vita grazie a lui. Mi piacerebbe riabbracciare in qualche modo mio figlio visto che non ho potuto salutarlo. Mi piacerebbe ritrovare in qualche modo il mio 33. Il mio Angelo che da lassù ci protegge».

Fiori, canzoni, applausi: l'ultimo omaggio ad Alex

Parole toccanti, che riportano alla mente la vicenda di Marco Galbiati, papà di Riccardo Galbiati, scomparso sulle piste da sci dell'Aprica, che da tempo si batte per rimuovere, su richiesta, l'anonimato tra parenti del donatore e riceventi.

«Faccio quel che mi detta il cuore»

«Sto facendo quello che mi detta il cuore - ha scritto Sarajeva sul gruppo "Sei di Lecco Se", ricevendo centinaia di reazioni dagli utenti - Il cuore di una mamma a cui è stato tolto il figlio. Il cuore di una mamma che vorrebbe ritrovare in qualche modo suo figlio. Il cuore di chi ha donato la cosa più preziosa. Non ho avuto la possibilità di salutarlo. Vorrei ora avere la possibilità di conoscere chi vive grazie a lui. Sempre se il destino lo vorrà. Sempre se la vita me ne darà la possibilità. Io sono cui ad aspettarvi a braccia e a cuore aperto. Se poi non dovesse accadere va bene lo stesso. Forse è così che doveva andare. Ma comunque il cuore di una mamma ci deve almeno tentare».

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