Dopo quasi cinquant'anni lascia Guglielmetti, storico farmacista di Abbadia

Titolare dell'attività di Via Nazionale dal 1970. «Il nostro settore è cambiato radicalmente, ma dobbiamo ancora ascoltare la gente. Questo paese mi ha dato tanto e lo ringrazio»

Marilisa Rusconi e Andrea Guglielmetti

Lunedì 13 gennaio sarà un giorno storico per Abbadia Lariana. Dopo quasi cinquant'anni la farmacia del paese, in Via Nazionale 65, non sarà più condotta dal dottor Andrea Guglielmetti.

Uno degli esercenti più noti del paese, fra i più longevi in assoluto, lascia l'attività a colleghi che subentreranno nelle prossime settimane. «Ma Abbadia rimarrà nel mio cuore - confida Guglielmetti a Lecco Today - tanto che sarò sulle rive del lago praticamente ogni giorno».

Dottore, com'è cominciata la sua esperienza professionale nel settore della farmacia?

«Arrivai ad Abbadia nel 1960 con i miei genitori, la farmacia all'epoca era situata sull'altro lato della Provinciale 72. Dopo la morte del papà, entrai come titolare nel 1970. A me non piaceva stare in farmacia, avevo fatto propaganda con una ditta svizzera e in realtà dovetti cambiare attività. L'avvio fu difficile perché significava anche cambiare vita. Poi mi calai nella parte e con il passare degli anni le cose migliorarono, raggiungendo la stabilità dal 1986, con l'innesto della mia collaboratrice Marilisa Rusconi. Fortunatamente avevamo lo stesso indirizzo professionale e pian piano subentrò l'amore per la professione, amore e serenità di coppia».

In 48 anni si può dire che il rapporto con Abbadia e la sua gente sia stato quasi viscerale. Cosa le lascia?

«Sono nato a Lodi ma ormai mi sento di Abbadia. L'ho sempre considerato un ambiente molto diverso da Parma, dove ho compiuto il mio percorso di studi: persone più chiuse, poco propense al rapporto con gli altri se non dopo avere ottenuto maggiore confidenza. Qui ho trovato però anche chi mi ha aiutato moltissimo nei rapporti umani. Sono arrivato alla scelta di lasciare i miei clienti perché ho sempre desiderato uscire dalla farmacia "in piedi piuttosto che sdraiato"... Andrò ad abitare a Lecco ma in sette minuti sarò ad Abbadia, quindi verrò ogni giorno perché qui ho tanti amici».

Apre a Mandello la farmacia Gismondi

Il suo impegno non è stato limitato alla farmacia, ma attivo anche a livello amministrativo e istituzionale: due mandati da consigliere comunale (uno in maggioranza e uno all'opposizione) e una lunga esperienza in Federfarma.

«In Federfarma dal 1975 al 2007, prima a Como e successivamente a Lecco, oltre che per diversi anni a livello nazionale e regionale. Un impegno serio per il quale mi toccò trascurare un po' anche la farmacia. Come politico devo ammettere che fu un'esperienza simpatica. Credo di avere ricevuto sempre fiducia da parte dei cittadini, perché nelle due tornate elettorali fui tra i più seguiti a livello di preferenze. Ho notato che il cittadino, di fronte alle esigenze, crede di più a chi ha in mano il comando che non a chi scrive, si informa, si impegna».

Com'è cambiato il mondo della farmacia in quasi mezzo secolo?

«È cambiato tanto. Quando cominciai avevo in mente il ruolo di farmacista di mio padre, un professionista che deve rispondere alle esigenze della gente. Oggi tutto viene delegato ad altri. Sono convinto che la farmacia avrà un futuro se il farmacista farà solo quello che la professione gli richiede. Non vorrei che accadesse quanto successo in altri settori: diventare un semplice amministratore della salute».

Adesso che lascia può dircelo: quali sono i farmaci più richiesti dagli abbadiensi?

«Niente di particolare. Il bisogno degli abbadiensi è lo stesso di tutti, in particolare ansiolitici, antiacidi e farmaci per disturbi intestinali, di cui oggi si fa un abuso. L'importante è avere sempre un farmacista che sia capace di ascoltare e non imponga il proprio punto di vista».

C'è un aneddoto particolare che ricorda con simpatia?

«Ricordo con piacere le persone conosciute, come ad esempio il mitico "Cima" (figura quasi leggendaria in paese, scomparso ormai da molti anni, ndr): in farmacia non l'ho mai visto. Lo vedevo tutte le mattine, passava con la sua busta contenente il pranzo al sacco e faceva il giro dei bar. Non ha mai avuto bisogno di un farmaco seppure non conducesse una vita esemplare. Non so quanti oggi possano permetterselo». Anche questo, in fondo, è il segno dei tempi che cambiano.

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