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Oriano Lanfranconi

Oriano Lanfranconi

Api Lanfranconi: "concreto rischio della terza recessione in otto anni"

“L’ambizioso progetto contiene molte proposte da anni indicate come necessarie, ma l’esperienza ci insegna che esiste un’alta probabilità di insuccesso”.

Il Presidente nazionale del Gruppo Giovani Imprenditori Confapi  e del Centro Studi Giovani Imprenditori Confapi     – Ref Ricerche Oriano Lanfranconi commenta così il "documento Cottarelli", Commissario alla spending review .

"Una riduzione permanente della spesa pubblica di 34 miliardi di euro, in 30 mesi, non si è mai vista. Neanche Margaret Thatcher e Ronald Reagan c’erano riusciti! Ci riuscirà il Governo Renzi? E quali ne saranno le conseguenze: la ripresa appena iniziata accelera e diventa così una crescita robusta; oppure abbiamo la terza recessione in 8 anni?"

"Nei Paesi normali, da molti anni la politica del bilancio pubblico include una periodica revisione della spesa al fine di migliorarne la qualità, sia dal punto di vista funzionale (riduzione dei costi), sia dal punto di vista strategico (per soddisfare nuove priorità)".

"Rispetto all’esperienza altrui e a quanto indicato nella letteratura scientifica, il documento Cottarelli è ben fatto e copre ambedue quegli aspetti. Vi sono infatti molte riduzioni dei costi. Ottenuti soprattutto in due modi: con riorganizzazioni funzionali e con tagli a sprechi (più elegantemente definiti “trasferimenti inefficienti”). Alcune di queste indicazioni vanno anche nella direzione di migliorare l’efficienza e l’efficacia della Pubblica amministrazione (statale e locale) e quindi mirano a conseguire un secondo obiettivo: non solo spendere meno; ma anche spendere meglio, cioè aiutare l’economia ad essere più efficiente grazie ad un guadagno di produttività della Pubblica Amministrazione".

Un’analisi micro e macroeconomica

"Se le singole proposte sono tutte (o quasi tutte) condivisibili, quali sono allora i problemi? Ne dobbiamo valutare almeno due di enorme importanza. C’è anzitutto un problema politico cruciale: in moltissimi casi, la proposta è “rivoluzionaria” per un Paese immobile come l’Italia. Dalla riforma delle Province alla riduzione della presenza periferica dello Stato; dall’eliminazione di tante società partecipate locali alla riduzione dei trasferimenti al trasporto pubblico; dall’abolizione dei corsi di formazione per dipendenti pubblici alle necessarie sinergie dei corpi di polizia: l’elenco dei singoli provvedimenti definisce con precisione quella che Mario Draghi ha chiamato la “necessaria modernizzazione dell’Italia”. Quanti sono i favorevoli e quanti sono i danneggiati da questi radicali cambiamenti? Non basterà discutere dello stipendio dell’Amministratore delle Ferrovie"

"È comunque ancora prematuro valutare la potenziale efficacia delle misure annunciate nel piano Cottarelli. Non esiste un decreto, nel programma presentato non sono specificate nel dettaglio le azioni da intraprendere per i singoli interventi, la quantificazione dei risparmi attesi è ancora tutta da verificare".

"In generale, dei 34 miliardi che complessivamente potrebbero essere risparmiati in un triennio, le misure di ammontare più consistente non introducono nulla di particolarmente innovativo. L’insieme di proposte insiste su temi già noti alla lunga storia di tentativi di revisione della spesa pubblica del nostro Paese, che finora non hanno dato risultati molto soddisfacenti. È quindi giusto proseguire con maggiore decisione lungo lo stesso percorso, mai veramente battuto; d’altra parte, le proposte devono essere valutate con cautela, visto che l’esperienza passata insegna che esiste una probabilità di insuccesso da non sottovalutare".

"Circa 7 miliardi (a regime nel 2016, di cui 0.8 nel 2014, 1.5 nel 2015 e quasi 5 nel 2016) dovrebbero derivare dalla contrazione della spesa per acquisti di beni e servizi, attraverso un maggiore ricorso alle convenzioni Consip. La Consip e la centralizzazione degli acquisti delle Ap non sono però un’invenzione recente.  L’avvio del programma di “razionalizzazione” degli acquisti della Pa risale alla fine degli anni ‘90, ma una vera contrazione della spesa per consumi pubblici si è osservata solo a partire dal 2010, anno di inizio delle manovre “lacrime e sangue”. La prudenza indurrebbe quindi a considerare con cautela i risparmi stimati da queste misure".

"Un altro pezzo consistente della spending review proposta da Cottarelli riguarda le amministrazioni decentrate. Il riferimento ai fabbisogni standard nella determinazione dei costi sostenuti dai Comuni è doveroso ma, anche qui, non siamo di fronte a una novità: il federalismo fiscale introdotto nel 2009 si fonda essenzialmente sul concetto di costi e fabbisogni standard. Sulla finanza locale hanno finora gravato vincoli pesanti, definiti con le regole del Patto di Stabilità interno, che hanno avuto effetti perversi sulla spesa per investimenti degli enti, più facilmente contraibile. Il rischio è che, senza una revisione delle regole che gravano sulla finanza locale, i risparmi di spesa continuino a realizzarsi laddove non sarebbe necessario, senza che invece si concretizzi una vera eliminazione degli sprechi".

"Anche la sanità viene menzionata nel programma Cottarelli come terreno fertile per un’attenta revisione. Attenta e cospicua, visto che dovrebbe valere a regime 2 miliardi di euro. Vero è che la sanità italiana continua a far registrare importanti disavanzi. Vero è anche che il fenomeno è stato illo tempore affrontato con i Piani di Rientro per le Regioni strutturalmente deficitarie, con il risultato di un dimezzamento del disavanzo sanitario complessivo. A questo risultato “contabilmente” positivo, si affiancano però tutta una serie di criticità emerse proprio in relazione alle Regioni strutturalmente deficitarie che, se da un lato sono riuscite in qualche modo a migliorare i propri conti, dall’altro hanno visto acuirsi il divario in termini di qualità dei servizi offerti rispetto alle Regioni più efficienti".

"Le politiche di rigore hanno quindi perso l’importante occasione di affiancare al miglioramento dei conti un’operazione di riorganizzazione dei sistemi sanitari delle Regioni in difficoltà. Anche la spending review del governo Monti, almeno per il settore sanitario, si configurava in tutto e per tutto come una semplice manovra finanziaria, fatta di tetti alla spesa farmaceutica e riduzione dei posti letto. Continuare a contrarre la spesa senza che alla base vi sia un programma di riorganizzazione dei sistemi sanitari regionali inefficienti comporta il rischio di far gravare i tagli alle risorse interamente sulla popolazione, cosa che peraltro è già avvenuta con gli aumenti delle imposte regionali oltre i livelli massimi allo scopo di coprire i disavanzi pregressi".

"Il secondo problema è macroeconomico: se – come Cottarelli indica e come forse abbiamo già promesso a Bruxelles – i 34 miliardi di minor spesa (di cassa e netta; quindi molto maggiore come competenza e lorda) vanno tutti a riduzione del deficit, allora siamo in presenza di una dose di austerità ben maggiore di quella finora vista. Un’austerità più giustificata e utile dei tagli lineari del passato, perché (direbbe il Presidente del Consiglio) nell’interesse dei nostri figli. Ma pur sempre un’austerità che spegne l’attuale ripresa e porta ad un aumento di altri 500.000 disoccupati. Diverso è invece il risultato se una parte significativa dei 34 miliardi di euro risparmiati vanno a ridurre la pressione fiscale, a cominciare dalle imposte che più gravano su chi vuole ancora avere “il privilegio di lavorare in questo Paese” (è ciò che Ricardo scriveva nel 1817, con riferimento alle elevate tasse che l’Inghilterra faceva pagare, a fronte del grande debito pubblico accumulato per sconfiggere Napoleone)".

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