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Luigi Sabadini al centro ed alcuni degli associati APi premiati

Luigi Sabadini al centro ed alcuni degli associati APi premiati

Api Lecco Sabadini: "La crisi ormai è la norma"

"L'industria in Europa li futuro non è più quello di una volta" è titolo che l'Api Lecco ha dato alla propria assemblea annuale che si è tenuta oggi, 20 maggio, presso la propria sede vi via Pergola.

Ad introdurre l'evento è intervenuto lo stesso presidente Luigi Sabatini: "La crisi non è che la norma cui, ci piaccia o no, dobbiamo confrontarci. Il presente in cui viviamo ed il futuro in noi speriamo hanno e avranno delle caratteristiche inaspettate con le quali dobbiamo confrontarci. se questo è il contesto, se questo è lo scenario gloale entro cui dobbiamo collocare le nostre scelte quotidiane, appare ancor più importante il ruolo delle associazioni territoriali che possono fare da cerniera per trasmettere le istanze locali a livelli superiori ed anche perchè queste sono i soggetti materialmente più vicini alle aziende, i loro primi interlocutori in caso di bisogno. questa economia globale, paradossalmente, ha come riflesso la riscoperta del territorio, del "valore" della vicinanza, come elemento di forza peculiare, direi addirittura specifico, del'economia italiana rispetto a quello di altri paesi".

All'assemblea è intervenuto anche Giacomo Vaciago, economista e docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che ha presentato la propria relazione "L'Europa siamo noi: pregi e difetti": "L'Europa  non può fare a meno di noi, l'Europa è anche l'Italia. Un continente che si contraddistingue per monumenti di rara bellezza e di cimiteri di guerra, ma anche un'insieme di nazioni che sono riusciti a darsi una moneta unica. Purtroppo l'Europa che stiamo vivendo è un'Europa esclusivamente fatta di regole, alla base delle quali c'è appunto la moneta unica, sulla quale tutti si devono adeguare, chi ne ha di più e chi meno".

Ancora Vaciago sullo stato dell'economia italiana: "La fortuna di questa paese è dovuta alle imprese che vogliono guadagnare e dal numero di ricchi che vogliono investire, l'Italia da sempre ha vissuto su questi presupposti. Stiamo un vivendo un momento in cui gli stranieri stanno comprando i le nostre migliori aziende, quelle che producono prodotti riconosciuti in tutto il mondo. La speranza è quella che questi investitori vogliano far crescere le nostre aziende, anche perchè da questo possono ricavare i dividendi, motivo per cui ci stanno comprando".

Quale'è lo stato delle nostre imprese? "Ci sono imprese - sottolinea ancora Vaciago - che sono ormai defunte e non risorgeranno più. Le altre intravedono la imprese che già andavano bene e che ora stanno incrementando il proprio fatturato, ma purtroppo non crea occupazione ed è quello che ha spaventato tutti noi in questi giorni in cui le statistiche ci hanno detto che l'occupazione è scesa dello 0,1%. Le altre imprese che non vengono toccate da questa ripresa sono ormai state bypassate da questo fenomeno e difficilmente vi rientreranno".

L'impatto della spending review sull'Italia, così Vaciago: "La (spending review rovescia il concetto di base della vecchia legge finanziaria. Infatti se nel vecchio sistema si dava per consolidata la spesa storica dello stato con questo nuovo metodo tutto viene rimesso in discussione, a partire dagli sprechi della spesa pubblica. Parliamo di 800 miliardi di euro di spesa pubblica su cui il governo tramite la spendig requew sta cercando di intervenire, con un dimagrimento che prevede tagli di spesa pubblica di 34 miliardi da operarsi in 30 mesi. Tutto questo naturalmente approvato da Buxelles altrimenti saremo oggetto, come paese, a delle sanzioni".

Vaciago chiude spiegando la crisi che sta tutto'ora imperversando in Italia: "Dopo il crollo del 2008 in cui l'economia mondiale attraversò una crisi devastante a causa della stretta creditizia conseguente. Dopo tre anni tutti i paesi si sono ripresi tranne la Grecia, Spagna, Italia e Portogallo e questo a causa del permanere di questa stretta creditizia dovuta al panico da fallimento paese, cioè quello che è avvenuto in Grecia. Dal '700 in poi l'industria era la base dell'economia domestica, dal crollo del muro di Berlino tutto questo cambia, la crescite delle imprese di una nazione non avviene più attraverso la crescita interna, ma solo tramite l'esportazione. La vera differenza tra noi e la Germania non sta nella capacità di crescita delle imprese e la capacità di attrarre capitali e risorse nel proprio paese".

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