Emergenza Covid, nel Lecchese un lavoratore su tre toccato dalla cassa integrazione

La Cisl Monza Brianza Lecco ha illustrato l’andamento del mercato del lavoro in città e provincia durante la pandemia facendo il punto sui gravi problemi economici e occupazionali

La conferenza stampa di questa mattina nella sede della Cisl Lecco.

Si è svolta questa mattina presso la sede della Cisl di Lecco la conferenza stampa dedicata all’andamento del mercato del lavoro nel Lecchese in epoca Covid ed ai conseguenti, gravi,  problemi occupazionali. Sono intervenuti: Rita Pavan, segretaria generale Cisl Monza Brianza Lecco, e Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento sul mercato del lavoro della Cisl.

Rita Pavan: «Fino al dicembre 2019 la situazione era positiva, poi lo tsunami»

«Sino a fine 2019 nel Lecchese la situazione economica era positiva - ha esordito Rita Pavan -  e, come ormai da parecchi anni, gli avviamenti al lavoro superavano le cessazioni. Con lo "tsunami" della pandemia Covid 19 questa situazione si è ribaltata».

La segretaria generale si è poi focalizzata su alcuni dati molto chiari: «Secondo la banca dati di Regione Lombardia ed il sito Inps, le cessazioni dei rapporti di lavoro avevano un segno negativo già nel primo trimestre 2020, rispetto al primo trimestre del 2019; le cessazioni di rapporti di lavoro erano infatti aumentate del 6%. Ad aprile c’è stata un'autentica esplosione: le cessazioni sono aumentate del 126% rispetto al trimestre gennaio-febbraio-marzo 2020. Le cessazioni sono praticamente il doppio degli avviamenti nel primo quadrimestre 2020: 16.348 cessazioni contro 8.510 avviamenti».

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Altro dato significativo riguarda la cassa integrazione: «Considerando le tipologie di cassa di cui si hanno i dati (Cigo, Cassa integrazione Ordinaria; Cigd, cassa integrazione in deroga e Cigs, Cassa integrazione straordinaria)  e tenendo presente che mancano quelli del settore agricolo, artigiano e parti del commercio - ha aggiunto Pavan - nel primo quadrimestre 2020 l'aumento delle ore richieste di cassa da parte delle imprese, rispetto allo stesso periodo del 2019,  è di un più 364%».

È evidente che la situazione è molto preoccupante e per questo la Cisl la sta seguendo con grande attenzione: «Il sindacato ha chiesto a livello nazionale la proroga del divieto di licenziamento, nonché l'individuazione di ulteriori risorse per prorogare sino a fine anno gli ammortizzatori sociali (andando quindi oltre le 18 settimane di cassa con causale Covid sinora definite). Questo per arginare il contraccolpo occupazionale e tentare nel frattempo una ripresa».

I numeri di una crisi senza precedenti

Enzo Mesagna è quindi entrato ancora di più nel merito dell’attuale situazione, elencando i numeri di una crisi senza precedenti: «Vorrei innanzitutto ricordare “come eravamo” prima dell’emergenza sanitaria. Nel 2019 sembravamo fuori dalla crisi economica: nella nostra provincia avevamo 151 mila occupati (68,9%) ed un tasso di disoccupazione del 5,3%. Poi è arrivato il Covid e tutto è precipitato, come indicano i seguenti dati».

La cassa integrazione

In questi mesi del 2020 sono state autorizzate 8.829.832 ore di cassa integrazione ordinaria (1.357.031 nel 2019); 368.086 ore di cassa integrazione straordinaria (646.525 nel 2019) e 96.649 ore di cassa integrazione in deroga (31 nel 2019). Il settore maggiormente interessato è stato il manifatturiero (7.912.878 ore), seguono quello delle costruzioni (819.872 ore) e il commercio e turismo (285.652 ore ).

Il mercato del Lavoro

Nel primo quadrimestre del 2020 ci sono stati 8.510 avviamenti contri 16.348 cessazioni. I contratti maggiormente colpiti sono stati quelli a tempo determinato (3.890 avviamenti contro 10.818 cessazioni) e i somministrati (1.581 avviamenti contro 2.362 cessazioni). Leggermente positivo l’apprendistato (367 avviamenti contro 233 cessazioni). I settori maggiormente coinvolti sono stati: Industria (2870 avviamenti contr 4764 cessazioni); Costruzioni (364 avviamenti contro 727 cessazioni); Commercio Servizi (4985 avviamenti contro 10.574 cessazioni).

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«Servono liquidità, investimenti e innovazione»

«Ci vogliono innanzitutto liquidità e risorse per le imprese e per i lavoratori - ha precisato quindi Rita Pavan indicando le parole chiave delle proposte sindacali - Vanno bene le iniziative “tampone” per arginare la crisi ma bisogna anche lavorare alla ripresa altrimenti non si potrà andare avanti. È poi fondamentale sbloccare gli investimenti e le grandi opere già  definite, puntando sulle infrastrutture materiali e immateriali e sul sostegno all'innovazione. Per questi due primi punti saranno necessari gli aiuti dell’Europa che il nostro Paese dovrà usare per i futuri investimenti. Bisognerà, poi, progettare il cambiamento (nelle imprese e nel territorio) superando le criticità che il periodo di pandemia ha messo in luce. Vanno ripensati temi essenziali come: la flessibilità, lo smart working, la conciliazione vita lavoro, i trasporti, l’erogazione dei servizi, l’economia circolare. Infine, va data la giusta priorità all’istruzione e alla formazione continua. In vista dei contraccolpi occupazionali  ci vogliono più incisive politiche attive per il lavoro ed è importante puntare sulla formazione. Rafforzare le competenze dei lavoratori è strategico anche per le aziende».

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