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Mercoledì, 18 Maggio 2022
La foto / Calolziese e Olginatese

La foto dell'Innominato diventa lo spot di Regione Lombardia

La celebre costruzione de "I Promessi Sposi" usata per la promozione delle bellezze regionali

Il castello dell'Innominato è una delle grandi bellezze del territorio lecchese. Ci lega anche a "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, capolavoro della storia letteraria mondiale che ha dato il nome alla costruzione di Somasca, frazione di Vercurago. Regione Lombardia ha scelto di usare una foto aerea scattata nel Lecchese per promuovere i propri canali social e il portale turistico inLOMBARDIA.

“Anche se “innominato”, gli studiosi hanno riconosciuto la figura del temibile personaggio manzoniano in Bernardino Visconti, e il suo castello nella Roccaforte di Somasca, sopra Vercurago, proprietà dei Visconti nel XVI secolo - si legge nella descrizione -. I resti del castello sono il muro perimetrale con una piccola cappella all’ingresso, dedicata a Sant’Ambrogio, un crocione di ferro che sostituisce l’antica croce lignea, e una torre sbrecciata, trasformata nel 1902 in una cappella dedicata a San Girolamo Emiliani. Si può raggiungere il castello partendo dalla Valletta, uno splendido complesso che fa parte del Sacro Monte di Somasca, percorrendo una scalinata di 150 gradini scavata nella roccia, realizzata nel 1898 seguendo le tracce di una scala di origine medievale”.

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Il castello dell'Innominato

 La storia del castello, riportata su Wikipedia, è la seguente. Il castello dell'Innominato, così denominato per via dell'omonimo personaggio de I promessi sposi, è un complesso fortificato risalente al XIV secolo situato al confine tra i comuni di Vercurago e Lecco sulla cima del Sacro Monte di Somasca a circa 185 m s.l.m.. Fino al 1802 il Castello era appartenente al Ducato di Milano-Diocesi di Milano-Circondario di Lecco assieme al paesino di Somasca e Malanotte. Vercurago era Repubblica Serenissima-Diocesi di Bergamo e Mandamento di Bergamo. Nel 1802 Somasca e Vercurago vennero uniti in unico Comune comprendendoli definitivamente nella Diocesi di Bergamo e al Circondario di Bergamo. Con l'istituzione della Provincia di Lecco, nel 1992 l'intero Comune è parte della Provincia di Lecco.

Il castello sorge su un'altura calcarea detta del "Tremasasso" per via della sua franosità e abitata sin dalla prima età del ferro dalla cultura di Golasecca. Probabilmente di origine alto medievale, nel XIII secolo il castello fu di proprietà della famiglia dei Benaglio, vassalli dei Della Torre di Milano per poi entrare a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia dopo la pace di Lodi. Con l'arrivo degli Spagnoli in Lombardia il castello fu strappato assieme a Malanotte e Somasca incorporandoli nel Ducato di Milano. Vercurago rimase alla Repubblica Serenissima. Il castello fu distrutto più volte e dopo essere stato raso al suolo nel 1799 durante la campagna italiana di Suvorov venne parzialmente ricostruito dai padri somaschi sul finire del XIX secolo.

I primi insediamenti

Il primo insediamento stabile nella zona del castello risale alla prima età del ferro e fu costruito da alcuni membri della cultura di Golasecca, una popolazione celtica che si sviluppò tra il IX secolo a.C. e il V secolo a.C. tra il Piemonte orientale e il Canton Ticino. Essendo posizionato sull'altura dove oggi sorge il castello, l'insediamento si trovava in un luogo strategico dato che permetteva il controllo visivo del lago di Garlate e delle vie di comunicazione verso le valli alpine. Inoltre da questo luogo era possibile vigilare sulla via che collegava Bergamo a Como Via Marzia che nel V secolo a.C. costituiva il collegamento principale tra gli Etruschi e i Celti transalpini con i quali questa cultura intratteneva fiorenti rapporti commerciali poi interrotti nel 388 a.C. dall'invasione dei Galli che determinò la fine della cultura di Golasecca.

Le tracce delle fondamenta dell'insediamento e dei reperti edilizi e ceramici contenuti vennero rinvenuti durante una campagna di scavi archeologici tra il 1986 e il 1988, ma i rimaneggiamenti subiti dal terreno dovuti alla costruzione del castello non permisero l'identificazione di architetture ben definite. I reperti individuati sono probabilmente relativi alle fasi più tarde dell'insediamento e sono custoditi nel museo archeologico di Lecco.

La nascita del castello

La strategicità del luogo si mantenne anche in epoca romana e in epoca altomedievale, quando probabilmente fu costruito il primo presidio militare. Probabilmente sin dalla sua costruzione venne utilizzato come confine del distretto di Bergamo che nel 1253 era certamente segnato da una muraglia detta "chiusa" che partiva dal castello per poi arrivare nel lago di Garlate. Nel 1286, nel corso delle lotte tra guelfi e ghibellini, il castello rientrava tra le proprietà dei Benaglio, una famiglia guelfa vassalla dei della Torre che all'epoca, in opposizione ai Visconti, governavano la Signoria di Milano.

Nel 1312 la rocca figura tra i beni di Guido della Torre. I danneggiamenti al castello iniziarono nel 1373 ad opera di Bernabò Visconti, nemico dei Della Torre, e poi proseguirono per tutto il secolo durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Ma anche la popolazione locale se ne servì successivamente come fonte di materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli modificando gran parte della struttura originaria. La proprietà del castello fu sempre contesa tra Milano e Venezia, quando passò definitivamente alla Serenissima con la Pace di Lodi nel 1445.

Dal XVI secolo al XX secolo

Il 15 aprile 1509 in seguito alla Lega di Cambrai le truppe francesi e brianzole guidate da Carlo II d'Amboise (governatore di Milano dal 1500 al 1510) distrussero buona parte del castello con il pretesto che le mura della rocca, essendo già danneggiate, erano troppo pericolose per il borgo sottostante. In questo periodo all'interno dei ruderi del castello venne istituita una dogana. Nel 1529 viene organizzata da Gian Giacomo Medici un'invasione della bergamasca ed è in questa occasione che suo fratello, Battista Medici, decide di restaurare il castello ormai in rovina, azione che però venne impedita dall'esercito veneto. Da questo momento il castello passerà al Duacato di Milano anche se San Girolamo Emiliani utilizzò il castello nel 1534 per ospitare gli orfanelli nel quale aprì una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano lo studio, il lavoro agricolo, attività di rilegatura e il tornio. Inoltre vi stabilì delle strutture create dalla congregazione dell'ordine dei chierici regolari di Somasca. Il 26 ottobre 1628 il castello venne ceduto dalla famiglia Limonta di Vercurago ai Padri somaschi.

Essendo un territorio conteso tra due Stati vennero posizionati dei cippi. I cippi ancora esistenti al castello dell'Innominato indicano il limite delle appartenenze. L'attuale resto era in territorio di Milano assieme alla taverna della Malanotte e alla strada proveniente da Chiuso, mentre una parte del prato, il versante che sovrasta il santuario, la zona dell'eremo, la scala santa e gli accessi da questi luoghi al castello stesso erano in territorio veneto. Dal 1801 il castello è passato al comune di Vercurago che congloba anche Somasca. Bernardino Visconti, dopo essere rientrato segretamente in Italia dalla Svizzera, ripiegherà nel castello di Somasca ove continuerà la sua vita protetto anche dai Padri Somaschi e iniziando pure un'attività di contrabbando essendo la residenza sul confine.

Tra l'Ottocento e il novecento il castello subì diversi rimaneggiamenti, venne costruita una croce ferrea, sul luogo di una preesistente croce cinquecentesca, dedicata nel 1976 del cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato, appartenente all'ordine dei chierici regolari di Somasca e sepolto nel piccolo cimitero de "la Valletta". Dal 22 ottobre 2017 il castello ospita l’esposizione permanente “La Rocca dell’Innominato tra paesaggio, storia e letteratura”. Nel dicembre 2019 si sono svolti i lavori di restauro del complesso.

 

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