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Estate calda per i pendolari: la ferrovia Colico-Tirano chiude due mesi e mezzo

Rfi ha previsto 75 giorni di lavori sulla tratta fra il Lecchese e la Valtellina, periodo nel quale la circolazione dei treni verrà sospesa. Frangiamore (Filt Cgil): "Chiariscano modalità e conseguenze"

Due mesi e mezzo di paralisi totale del traffico ferroviario tra Colico e Tirano, dall'Alto lario alla Valtellina. La notizia agita i sindacati, che tuonano: "Rfi chiarisca modalità e conseguenze".

A partire dal 26 giugno e per una durata stimata di 75 giorni, Rfi ha previsto la chiusura completa della tratta ferroviaria che collega Colico a Tirano per lavori di manutenzione, dovuti anche alla necesssità di adeguare la linea in vista dei Giochi olimpici Milano Cortina del 2026. "Si parla di 70 chilometri di linea su cui quotidianamente si prevedono 64 corse di treni, che dovranno quindi essere rimpiazzati da bus sostitutivi - spiega il segretario generale Filt Cgil Lecco Andrea Frangiamore - Diversi sono gli aspetti poco chiari dell'iniziativa per i quali vorremmo delle risposte da parte di Rfi, in qualità di mandataria della lavorazione in oggetto. Vorremmo innanzitutto capire perché i lavori da effettuare (sostituzione delle rotaie), che sono in realtà di routine, comportano in questo frangente specifico ben 75 giorni di chiusura completa della linea, quando potrebbero essere eseguiti nelle ore notturne come avviene di norma, tanto più se venisse confermata la notizia che sul mercato non sarà disponibile la quantità di materiale necessaria a completare tutta la tratta".

"Con 120 autobus smog alle stelle"

Le difficoltà, per i pendolari e non solo, saranno notevoli. "Rfi dovrebbe esplicitare come intende affrontare i disagi causati in termini di viabilità da questo stop così prolungato. Considerando che i treni diretti necessitano di 3-5 bus sostitutivi, se si moltiplicano questi numeri per le 64 corse giornaliere di cui sopra si ha un totale di 120 corse autobus che per oltre due mesi intaseranno le strade, senza contare poi i mezzi pesanti che dovranno trasportare i prodotti aziendali in sostituzione dei treni merci (ad esempio la Levissima). Questo ingente aumento del flusso di autoveicoli e autotrasporti sulla Superstrada 36 e 38 non potrà che avere pesanti ricadute sia da un punto di vista ambientale, con un incremento dell'inquinamento nelle zone dell'altolago e della Valtellina, sia per la stagione turistica, inevitabilmente compromessa, oltre a pesanti risvolti sulla vita dei pendolari".

"Temiamo esuberi tra i lavoratori"

La Filt Cgil vuole andare a fondo anche ad altri aspetti della vicenda. "Vorremmo capire quali saranno le implicazioni per i lavoratori normalmente attivi sulla tratta, che a oggi non hanno garanzie su come saranno impiegati e su quali mansioni saranno loro assegnate. Siamo in attesa di conoscere il piano dell'azienda, ma è probabile che ci saranno parecchi esuberi temporanei di personale e che le ferie fruibili non saranno sufficienti a coprire l'intero periodo di inattività".

Prosegue Andrea Frangiamore: "Ci sembra incredibile che un tema tanto delicato come quello della chiusura dell'unico tratto di ferrovia che attraversa il nostro territorio passi così in sordina. Siamo preoccupati, oltre che per i lavoratori - su cui non ci è stata data ancora garanzia rispetto agli strumenti da utilizzare in relazione a ferie, cassa integrazione, trasferimenti temporanei o 'altro' - anche per i pendolari e la stagione turistica. Ci saranno poi gravi ripercussioni ambientali, che nel 2022 dovrebbero essere una questione al centro dell'attenzione. È assurdo che non ci sia un dibattito su questo tema tra le istituzioni pubbliche: Rfi e la politica del territorio si assumano le responsabilità di quello che oggi si rappresenta come un disagio, ma che rischia di essere un disastro per l'intera Valle, per chi la vive e per chi ci vorrebbe venire in vacanza".

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