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Il Nameless getta la spugna: Music Festival rinviato al 2022

Il Ceo Alberto Fumagalli: «Non siamo considerati un'attività necessaria»

Il Nameless Music Festival LUCA POZZONI

Anche il 2021 sarà un anno di stop per il Nameless Music Festival, quattro giorni (9-12 settembre) musicale di respiro internazionale che già nel 2020 si sarebbe dovuta spostare dalla Valsassina all'immensa area della "Poncia" di Annone Brianza. La permanenza delle incertezze legate all'emergenza sanitaria, invece, ha costretto il organizzatori a rinviare nuovamente l'appuntamento: gli artisti, tanti dei quali erano stati già annunciati durante le ultime settimane, non si esibiranno sul palco lecchese prima del 2-5 giugno 2022.

A rendere nota la notizia è stata la stessa organizzazione tramite un post apparso su Facebook.

«Un silenzio imbarazzante»

Un post lungo, al quale Alberto Fumagalli, Ceo di Namless Music Festival, ha aggiunto un pensiero personale:

«Ci abbiamo provato, ci abbiamo sperato, ma oggi dobbiamo arrenderci. Dobbiamo arrenderci ancora una volta davanti all’evidenza che nel nostro paese non siamo considerati un'attività necessaria. In tutto il mondo da mesi si svolgono eventi con migliaia di partecipanti in un clima di graduale ritorno alla normalità, ed il tutto è reso possibile da governi che decidono regole chiare ed applicabili, e si assumono la responsabilità di scelte difficili, ma necessarie dopo 18 mesi.

In Italia dopo mille protocolli presentati, discussi e talvolta approvati, siamo ancora avvolti da un imbarazzante silenzio. Ogni proposta si infrange contro il muro di gomma delle istituzioni che ai più giovani non pensano. O meglio, ci pensano quando hanno bisogno di cercare un capro espiatorio per accusare qualcuno della risalita dei contagi. Perché è facile accusare i giovani di essere quelli che diffondono la variante delta se gli si concede di ritrovarsi e socializzare solo in contesti abusivi e fuorilegge. E’ facile accusarli di essere rissosi e pericolosi nei centri città se non si è in grado di rendersi conto che tutto ciò è ancora colpa della miopia della nostra classe politica. Eventi, concerti e discoteche possono e devono essere un importante spazio di crescita personale e culturale per le nuove generazioni, ma tutto questo passa attraverso una presa di coscienza delle amministrazioni del fatto che questo settore è un settore produttivo al pari di tanti altri, e a differenza degli altri già solo con la sua esistenza svolge importanti funzioni di responsabilità sociale.

In Italia dopo 18 mesi di chiusure, tutto il comparto intrattenimento e cultura non hanno ancora nemmeno una prospettiva per il domani, ed oggi per aziende come la nostra la tentazione di percorrere quell’ora di strada che ci separa dal confine con la Svizzera è tanta. Perché ci sentiamo presi in giro, ci sentiamo traditi da un paese per cui crediamo di aver fatto tanto, e siamo convinti che in altri paesi sarebbero ben felici di ritrovarsi gli oltre 7 milioni di € di ricaduta economica che Nameless ha dimostrato di portare al territorio che lo ospita.

Oggi è un giorno triste, il giorno in cui per la terza volta in meno di 2 anni buttiamo via lavoro di una squadra bellissima e distruggiamo i sogni di migliaia di ragazzi. Per questo motivo non ci limitiamo a dirvi che ci auguriamo di vedervi a Giugno 2022, ma vi promettiamo che ogni giorno continueremo a combattere per veder garantito il diritto sacrosanto di ogni persona di vivere la propria vita in sicurezza. Si può fare, ed è ora che anche la settima potenza industriale al mondo se ne renda conto, perché di questo passo l’Italia rischia di perdere l’ultima occasione per togliersi di dosso l'etichetta di paese per vecchi».

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