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Costi alti, servono più servizi: Comune di Civate e case di riposo fanno rete

Sottoscritto il protocollo d'intesa tra Comune, fondazione Casa del Cieco e Brambilla Nava

Comune di Civate, Fondazione Casa del Cieco e Fondazione Casa di Riposo Brambilla Nava Onlus uniscono le forze. Tempi duri per riuscire a correre da soli e garantire il giusto servizio a un costo equo per due enti che rimangono no profit e si rivolgono a 140 persone sui circa 3.800 abitanti, cui vanno sommate le 60 persone che non riescono a uscire di casa e settimanalmente vengono raggiunte a domicilio per la somministrazione dell'eucarestia. Dalle problematiche gestionali è nato il procotollo sottoscritto dall'amministrazione - che siede nel CdA di Brambilla Nava - e dai presidenti delle due RSA per il potenziamento delle rispettive attività e la promozione di nuovi servizi alla popolazione anziana e agli adulti disabili.

Civate: il protocollo Comune-Case di Riposo

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“Circa un anno fa abbiamo iniziato a parlare tra noi per condividere un’analisi sui fabbisogni dei territori che stanno cambiando, visto che la popolazione sta invecchiando - ha premesso il sindaco Angelo Isella -. Le due RSA fanno 140 ospiti mal contati, quindi nel territorio circostante siamo quelli con la maggior incidenza di persone inserite: parliamo di realtà che, come tante del settore, vivono un momento di forte cambiamento; come sempre, questi o si subiscono o vengono gestiti per crescere”.

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Le gestioni “attualmente sono completamente separate, ma può nascere una sinergia dei servizi volta alla razionalizzare dei costi. In ottica futura potranno lavorare per nuovi servizi, come quelli a domicilio. C’è anche il tema dei mini alloggi di Villa Sacro Cuore che mi sta particolarmente a cuore, realizzabile con la gestione di ci sul territorio già c’è; il pubblico non si può defilare da questi aspetti, il rischio privatizzazione è troppo alto quando si parla di anziani. Il radicamento del territorio di queste strutture è ben noto, le due storie possono e devono aprirsi al resto della comunità”.

I servizi individuati sono quelli relativi “alla ristorazione, per essere pratici, ma si va anche verso questioni più operative come quelle legate agli statuti da adeguare alla legge 117 in definizione. Si possono trovare situazioni di cogestione o, nel futuro, una fusione”. 

Bambilla Nava, costi aumentati del 64%

Maria Luisa Brizzolari presiede il Consiglio di Amministrazione di Brambilla e Nava: “Abbiamo solo 40 posti a disposizione, praticamente sempre occupati durante l’anno. La tipologia degli ospiti è cambiata parecchio, perchè provengono tutti da altre RSA o dall’ospedale, motivo che porta la permanenza media ad abbassarsi drasticamente. Si privilegia l’entrata nella struttura degli ospiti di Civate”. La pandemia “ha stravolto la vita nelle case di riposo e faticosamente stiamo cercando di riprendere le visite ai parenti e l’animazione grazie anche ai volontari, che tutti i pomeriggi sono presenti da noi”.

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Il caro energia si è fatto sentire “tagliandoci le gambe, con tanto di aumento del 64%, e abbiamo dovuto portare la retta a 2.150 euro al mese. Quando abbiamo avvisato i parenti c’è stato un po’ di panico, ma mi sono messa a loro disposizione con bilanci e dettagli sui costi sostenuti non ricevendo lamentele. La retta potrà essere rivista in caso di ritorno ai costi da sostenere in linea con quelli precedenti”.

L'incognita della legge 117

Franco Lisi è l'omologo alla Casa del Cieco, nominato a settembre 2021: “La mia biografia personale e la mia professione, sempre rivolte alla fragilità, mi hanno fatto portare particolare attenzione a questa popolazione anziana. Negli ultimi due anni abbiamo vissuto un cambiamento epocale, affacciandoci al futuro con tanti altri elementi d’incognita e imponderatezza: pensiamo al salto da fare nel Terzo Settore, con la legge 117, che non sappiamo cosa ci riserverà”.

95 i posti letto a disposizione, ma “facciamo fatica a superare la soglia psicologica dei 90 per problemi legati alla carenza di personale, in fuga verso il pubblico anche se poi si verifica il rientro di quelle figure, al rincaro dei prezzi legati a prodotti ed energia - cui va sommato l'adeguamento Istat - con relativa rimodulazione delle rette. Non è nemmeno detto che riusciremo ad adeguare la struttura a tutti i criteri richiesti da Regione Lombardia per l’accreditamento”. 

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Anche qui si è passati dal rincaro delle rette, 300 euro mensili in media anche se bisogna tener conto delle diverse tariffe in base alle zone di collocazione degli ospiti nella struttura: “Il contributo richiesto alle famiglie aiuta la Casa del Cieco, che cofinanzia con fondi propri; c’è il problema di guardare avanti con l’animazione e con altri progetti sociali. Se si andrà avanti così, il futuro delle RSA è predeterminato: la condivisione dei percorsi con il settore pubblico è inevitabile per trovare servizi nuovi che possano rispondere a nuove visioni. I cambiamenti vanno sempre affrontati con coraggio e dovranno vedere protagoniste anche le altre realtà del territorio. L’attenzione sanitaria, del resto, va portata in prossimità delle famiglie”. 

“Unirsi porta a un abbattimento dei costi, indirettamente si può arrivare a calmierare le rette - ha analizzato Lisi -. A livello di servizi, come detto, c’è bisogno di andare verso l’anziano per diverse ragioni: si possono portare pranzi, medicine e assistenza. Pensiamo anche alla costituzione di alloggi protetti: così facendo l’anziano non entra direttamente in RSA”.

L'eucarestia a casa

Don Gianni De Micheli, dal 2009 in paese e fino a due anni e mezzo fa coadiuvato dal compianto don Erminio Scorta, con i suoi aiutanti visita “60 famiglie, durante la settimana, che non riescono più a partecipare alle celebrazioni in Parrocchia e vengono raggiunte dai ministri straordinari per dar loro l’eucarestia”. Se si volge lo sguardo ai numeri del paese, “parliamo di 200 persone della comunità coinvolte direttamente in questo tema, un peso veramente forte da riuscire a sostenere”.

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