Esami di maturità in presenza, critiche anche dagli insegnanti lecchesi

Lettera di protesta contro la decisione del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. Il professor Baroncelli del Parini: «Ignorati i pareri negativi del mondo della scuola»

C'è grande preoccupazione tra gli insegnanti degli istituti superiori di Lecco, riguardo la decisione del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina di eseguire a ogni costo gli Esami di Stato "in presenza", a partire dal 17 giugno.

«Una decisione - fa notare il professor Enrico Baroncelli, insegnante del corso serale dell'Istituto Tecnico "G. Parini" di Lecco, e da ormai 15 anni impegnato negli esami come commissario interno di Italiano o come commissario esterno, e negli ultimi anni anche come presidente di Commissione - che in modo piuttosto autoritario non tiene conto dei molti pareri negativi espressi a proposito da numerosi operatori della scuola e da numerosi enti. Si sono detti contrari agli esami in presenza (l'alternativa è farli online, come gli ultimi mesi di didattica) tutti i sindacati rappresentativi degli Insegnanti, dalla Cgil a Cisl e Uil, ma anche quelli autonomi, Snals, Gilda e Anief. Favorevoli da sempre agli esami online la Consulta nazionale degli studenti, cioè la rappresentanza istituzionale del mondo studentesco, ma anche il Cnp, Consiglio nazionale dei presidi, nonché ultimamente il parere molto autorevole del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, tutti enti che hanno consigliato lo svolgersi degli esami di Stato solo online».

Didattica a distanza: il digitale è "un gioco da ragazzi"?

Nonostante questa unanimità di posizioni, che sottolineano i rischi di una diffusione del contagio nelle scuole, ancor più pericoloso in quanto l'età media degli insegnanti non è molto giovane (molti sono intorno ai 60 anni di età), il ministro ha imposto una scelta che suscita dubbi e opposizioni.

Il prof Baroncelli rileva inoltre «la scarsa qualità dei cosiddetti "protocolli" che verranno adottati all'interno delle scuole prima e durante gli esami: una generica "sanificazione", prima dell'inizio delle operazioni, l'uso delle mascherine, che addirittura il ministro pensa che gli alunni si possano togliere mentre parlano con i professori (cospergendoli magari di "droplet"), un po' di sapone disinfettante per le mani e tutto lì».

Le precauzioni richieste

Un protocollo che Baroncelli trova «ridicolo e persino offensivo nei confronti dei tanti insegnanti coinvolti nelle operazioni, che durano generalmente parecchie ore con sette persone componenti la Commissione, più i candidati, chiusi per ore nella stessa stanza: considerando cinque candidati al giorno, di solito si inizia alle 8 e si finisce alle 14». A questo protocollo (accettato mercoledì anche dai sindacati), il professore chiede perciò di aggiungere ben altre precauzioni. «Una distanza tra un banco e l'altro, dove siederanno i commissari, di almeno due o meglio tre metri (meglio ancora se in qualche giorno si potranno fare gli esami all'aperto, sotto un gazebo o un ombrellone), utilizzando anche la palestra scolastica, visto che spesso le aule sono piccole. Obbligo naturalmente di mascherina senza assolutamente togliersela, meglio se Ffp2 , pannelli di plexiglass sui banchi, esattamente come previsto per i ristoranti, una sanificazione continua delle aule (non solo all'inizio e alla fine della seduta, ma anche durante gli intervalli tra un alunno e l'altro) e soprattutto la rilevazione della temperatura corporea all'ingresso, col termometro a pistola, sia per gli alunni che entreranno sia per i docenti, come si fa da tempo nei supermercati».

Grossi dubbi in caso di "positività"

Su questo, però, si sollevano grossi dubbi. «Cosa succede - si chiede ancora Baroncelli - se un presidente o un commissario durante quei giorni si ammalassero o avessero una temperatura superiore ai 37,5 gradi? A parte problemi legali di cui ultimamente si sta discutendo (chi risponde in caso di malattia? L'Amministrazione? I Presidi, che rifiutano categoricamente questa responsabilità? Il Ministero? Il ministro con molta semplicità risponde che i commissari malati saranno sostituiti da un insegnante supplente. E chi lo trova? Chi andrebbe a sostituire un professore in una Commissione dove è stato trovato un malato di Covid, e dove quindi anche gli altri commissari sono stati probabilmente infettati?»

Baroncelli ricorda come paragone quello che è stato deciso nel calcio a proposito della ripresa delle partite: se in una squadra anche un solo calciatore risulta positivo, tutti i suoi compagni devono andare in quarantena. Lo stesso a suo parere dovrebbe  succedere per analogia nelle scuole: se anche un solo commissario si ritrovasse positivo, tutta la Commissione dovrebbe essere sostituita e i suoi membri andare tutti in quarantena.
«Non basta certo sostituire un singolo commissario - conclude - Tutti dubbi e problemi, come si può vedere, piuttosto "pesanti", che farebbero ritenere molto meglio un ripensamento piuttosto veloce da parte del ministro, al di là del dato se la curva dei contagi aumenterà  o diminuirà a metà giugno. Anche per gli esami online però bisognerebbe organizzarsi, ma questa volta in modo serio: la decisione dovrebbe essere rapida (e ragionevole!).

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