Insulti omofobi all'infermiera, l'Asst Lecco: «Solidarietà, gesto da condannare con forza»

Nota ufficiale dell'azienda sull'episodio. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, chiede l'ispezione del ministro Speranza per «verificare i fatti e sanzionare i responsabili»

Continua a far discutere il caso di insulti omofobi rivolti a una dipendente dell'ospedale di Lecco dai colleghi. Il triste e increscioso episodio è salito in poco tempo alla ribalta nazionale. L'Asst Lecco, direttamente chiamata in causa, è intervenuta con una nota ufficiale per esprimere solidarietà alla sua lavoratrice e condannare con fermezza discriminazioni di ogni genere.

«Abbiamo a cuore il benessere di tutti i nostri dipendenti»

«Relativamente a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa circa l'atto omofobo registrato da una dipendente della nostra Asst - si legge nella nota - vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà alla lavoratrice vittima di questi comportamenti vergognosi. È assolutamente grave e sconfortante constatare che, al giorno d'oggi, una persona debba subire questi ignobili episodi per il proprio orientamento sessuale. Come Azienda, abbiamo a cuore il benessere di tutti i nostri dipendenti che sono la forza motrice delle nostre realtà ospedaliere, senza i quali non potremmo garantire cure e servizi di qualità a tutte le persone che, quotidianamente, decidono di affidarsi a noi. Proprio per questo, ci teniamo a ribadire che ogni atto omofobo e di razzismo, sia che avvenga tra i muri della nostra Azienda che fuori, deve essere assolutamente condannato con forza da ognuno di noi».

«Azioni formative contro l'omofobia al personale»

Sull'episodio si è registrata anche la richiesta di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che non ha usato giri di parole per condannare quanto accaduto. «Chiediamo al ministro della Salute Roberto Speranza un'ispezione al fine di verificare i fatti e sanzionare i responsabili, e di attuare azioni formative contro l'omofobia al personale - ha spiegato Marrazzo - La scritta a caratteri cubitali con il pennarello blu e il punto esclamativo "Fuori da qua lesbica!", come se fosse una pugnalata, va considerata "intimidazione", un'azione ignobile probabilmente da parte dei colleghi, gli unici ad avere accesso agli spazi riservati al personale».

L'idea di Renzo e Lucio: un "pride" anche a Lecco nel 2020

Da qui la richiesta di ispezione a Speranza, ma anche di messa in campo di misure di formazione per agire inoltre sul piano culturale. «Quanto accaduto è molto grave e purtroppo non è un episodio isolato - osserva Marrazzo - Abbiamo gestito molti casi simili attraverso il servizio Gay Help Line 800713713, sia in altri ospedali sia in altri uffici pubblici e privati. Pertanto chiediamo al Governo di uscire dal silenzio e di varare una legge contro l'omotransfobia, che prevenga e contrasti tali azioni discriminatorie».

Maldini (Pd): «Atto inqualificabile»

Tra gli interventi raccolti da segnalare anche quello di Marinella Maldini, segretario provinciale del Pd. «Quanto accaduto all'Ospedale Manzoni di Lecco è inaccettabile - sono le sue parole - Attaccare una persona, una lavoratrice, per il suo orientamento sessuale è un atto inqualificabile. La frase intimidatoria che le è stata rivolta è anonima; ma Sabrina ha dimostrato il coraggio delle proprie scelte, un coraggio che chi vuole intimidirla non possiede. Il Pd della Provincia di Lecco è al fianco di Sabrina, e di tutte le persone che vengono discriminate per il proprio orientamento sessuale. Contro l'omofobia, senza se e senza ma!».

Renzo e Lucio: «Bene la condanna, ma non basta»

La vicenda di Sabrina, vittima di omofobia all’ospedale di Lecco, sta suscitando forte indignazione in città. 
L’ospedale di Lecco ha diramato uno stringato comunicato stampa con cui condanna l’accaduto "Ogni atto omofobo e di razzismo, sia che avvenga tra i muri della nostra Azienda che fuori, deve essere assolutamente condannato con forza da ognuno di noi" .
Una condanna che non possiamo che apprezzare. Riteniamo però che questo non basti per far sì che le cose cambino. 

Chiediamo all’Asst di Lecco come intende poi concretamente operare per evitare questi ed altri episodi di discriminazione. 
Non basta la condanna si deve agire e prevenire. 

Chiediamo alla dirigenza dell’ospedale di attivare un percorso di politiche aziendali capaci di garantire una maggior integrazione delle persone GLBT (gay, lesbian, bisexual, transgender), così come con disabilità, negli ambienti di lavoro, per garantire il rispetto di ogni persona garantendo un ambiente inclusivo. 

Da tempo parecchie aziende si stanno attivando per attuare il “diversity management” che è quell’insieme di azioni strategiche di inclusione lavorativa volte a valorizzare la diversità all’interno di un ambiente di lavoro, sia essa di genere, di orientamento sessuale, di origini etniche, di età, di cultura, di abilità fisiche. La risorsa umana viene posta al centro dell’attenzione delle metodologie organizzative volte a riconoscere, rispettare, valorizzare ed integrare le diversità delle persone, tenendo conto anche dei loro bisogni, nonché a potenziarne la crescita attraverso la motivazione e lo sviluppo delle capacità.

Sarebbe opportuno che, a fatti tristi come quelli registrati in questi giorni, si opponga un serio lavoro di formazione. 
Tante volte la cattiveria che genera discriminazione è frutto di ignoranza ed a questa si risponde non solo con una condanna ma con atti seri e coraggiosi. 

Chiediamo anche all’azienda un chiaro impegno a tutelare chi ha avuto il coraggio di denunciare. Sappiamo che a volte sul luogo di lavoro accade che, chi ha il coraggio di alzare la testa contro i soprusi subiti, poi rischia di pagare un prezzo ancora più alto, di isolamento, maldicenza e rabbia. Vorremmo che non fosse così, almeno in questo caso. 

Chi ha il compito di occuparsi della cura delle persone sappia avere il coraggio e la determinazione a tutelare fino in fondo le vittime delle discriminazioni anche quando è direttamente chiamato in causa. 

Associazione Renzo e Lucio GLBTS Lecco

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