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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Crescita economica, Pirelli (CGIL): «Perchè il lavoro rimane precario?»

Il segretario provinciale del sindacato contesta di dati sull'occupazione: «La gran parte dei contratti sono e saranno atipici»

Cresce il fatturato delle aziende lecchesi, tornato, secondo ai dati Istat, ai livelli del 2008 dopo dieci anni di crisi economica. Parallelamente è tornata a crescere anche l'occupazione, che, seppur debolmante, sta facendo registrare un trend positivo. Una situazione che fa storcere il naso a Wolfango Pirelli, segretario provinciale della CGIL: «Perché a fronte di dati positivi registrati ormai da diverso tempo (uno sviluppo che, come dice, Guidoc Puccio “non conoscevamo da almeno 10 anni”) sia in termini di produzione, ordinativi e export, non si registra analoga crescita qualitativa dell’occupazione? Perché ciò che sta avvenendo su questo versante è che in realtà l’occupazione continua ad essere sempre più precaria e a termine. Cresce si in termini quantitativi ma peggiora da un punto di vista della qualità.»

Lavoro in crescita nel lecchese: i dati 2017

Un'analsi, quella di Pirelli, suffragata dai dati in suo possesso: «I dati, anche del nostro territorio, sono chiari, sia con riferimento al consuntivo 2017 che alle previsioni di assunzione da parte delle imprese per i primi mesi del 2018 (indagine Excelsior). E cioè che il 25% delle assunzioni previste saranno contratti atipici attraverso agenzie interinali (per la gran parte si tratta di contratti in somministrazione per un periodo inferiore ai 6 mesi), e che solo il 40% dei contratti di assunzione diretta da parte delle imprese è e sarà a tempo indeterminato (peraltro con contratto a tutele crescenti). Questi dati non riguardano solo i settori tradizionalmente più esposti, come il terziario, alla precarizzazione del lavoro (addirittura in questi settori i dati sono ancora peggiori). Questi dati riguardano proprio il settore industriale e manifatturiero, quel settore che cresce di più, sia rispetto alla media regionale e nazionale, e che rappresenta ancora la vocazione produttiva prevalente del nostro territorio.»

Una crescita, quella del lavoro precario, che, secondo Pirelli, è dettata da delle scelte precise: «Io non penso sia solo effetto dei processi di innovazione tecnologica, anche se un effetto sulla qualità dell’occupazione lo si vede con la sostituzione graduale del lavoro con processi di digitalizzazione e automazione. C’è una scelta esplicita delle imprese che, a fronte di una crescita evidente di produttività, non investono in una buona occupazione di qualità. Il tema del lavoro e della sua qualità non può essere considerato marginale visto che riguarda e coinvolge la vita di tante famiglie ed a questo problema vanno date risposte sia in termini di politiche nazionali che territoriali.»

Economia: fatturato da record in Provincia

Una ricetta per cambiare lo scenario: «Io penso che si debbano orientare le risorse che vanno alle imprese (e sono tante soprattutto nell’ambito del pacchetto impresa 4.0) verso la creazione di buona occupazione, favorendo le assunzioni a tempo indeterminato. A tal fine non sono sufficienti gli sgravi contributivi oggi previsti. Va inoltre redistribuita anche a favore del lavoro la crescita di produttività che si sta determinando, attraverso aumenti salariali significativi, a partire dalla contrattazione di secondo livello. Infine, a fronte di profonde trasformazioni tecnologiche in atto, serve un piano straordinario di formazione continua rivolta ai lavoratori.»

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