Eliminazione dell'anonimato nella donazione organi: parere favorevole dal Comitato nazionale di Bioetica

Marco Galbiati comincia a vedere premiato il suo impegno dopo la morte del figlio Riccardo: «Una grande soddisfazione e una prima vittoria per una battaglia di civiltà»

Parere favorevole del Comitato nazionale di Bioetica in merito alla conservazione o meno dell’anonimato tra famigliari del donatore e ricevente nel trapianto di organi. La battaglia portata avanti da Marco Galbiati, papà di Ricky, giovane scomparso improvvisamente a causa di un malore, trova finalmente un punto di svolta. L'uomo, residente a Sirone, dopo avere acconsentito alla donazione degli organi del figlio a gennaio 2017 ha intrapreso - e sta portando avanti - una battaglia per «veder riconosciuto un diritto che prima del 1999 esisteva anche in Italia e che la legge 91/1999 ha modificato».

Il Comitato - si legge nel sito, nell'area "pareri e risposte" - «ritiene che il principio dell’anonimato è indispensabile nella fase iniziale della donazione degli organi per conservare i requisiti di equità, garantiti da considerazioni rigorosamente oggettive, basate su criteri clinici e priorità nella lista e per evitare possibili compravendite. Ritiene, tuttavia, che in una fase successiva, trascorso un ragionevole lasso di tempo, non sia contrario ai principi etici che l’anonimato possa essere rimesso nella libera e consapevole disponibilità delle parti interessate, dopo il trapianto, per avere contatti e incontri».

Due donne hanno ricevuto gli organi di Ricky. «E stanno bene»

Il Cnb fornisce anche alcune indicazioni di metodo: «Questo futuro ed eventuale rapporto fra donatori e riceventi dovrà comunque essere gestito da una struttura terza nell'ambito del sistema sanitario, attraverso gli strumenti che si riterranno più idonei di modo che sia assicurato il rispetto dei principi cardine dei trapianti (privacy, gratuità, giustizia, solidarietà, beneficienza)». Un modo per «evitare comportamenti inappropriati in queste situazioni».

Il Cnb auspica inoltre che «il modello base sia predisposto preferibilmente dall'Istituto Superiore di Sanità, valido per tutto il territorio nazionale» e chiarisce «ai soggetti interessati che la conoscenza della identità dei donatori non è una pretesa, ma una possibilità eticamente giustificata a determinate condizioni. E in questa eventualità occorre porre specifica attenzione al consenso informato consapevole e sottoscritto dai soggetti aventi diritto, per evitare che le condizioni di oggettiva difficoltà in cui si trovano donatori e riceventi rendano il consenso un atto meramente formale».

Una prima importante vittoria per Marco Galbiati: «Il prossimo passaggio - commenta - sarà un confronto con il Centro nazionale Trapianti e con il suo direttore Alessandro Nanni Costa, che mi ha già chiamato per lavorare insieme a una modifica della legge, una modifica attesa (basti pensare alle migliaia di persone che hanno sottoscritto la mia petizione su change.org) e ormai improcrastinabile».

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