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Il rocker Alessandro Bono, morto non ancora trentenne.

Il rocker Alessandro Bono, morto non ancora trentenne.

Un libro per riscoprire “Alessandro Bono il rocker gentile”

Il giovane e compianto cantante era molto legato al comune di Lierna, nel cui cimitero è ora sepolto. Aveva partecipato a Sanremo Giovani del 1992 con Mingardi e la hit “Con un amico vicino”

Un libro per ripercorrere la storia e l'esperienza professionale di Alessandro Bono, giovane e valido cantautore milanese purtroppo stroncato dall'Aids nel 1994 a soli 29 anni. Bono era molto legato al ramo lecchese del lago ed è sepolto nel cimitero di Lierna, comune dove la sua famiglia aveva una seconda casa. Il titolo del volume è “Alessandro Bono il rocker gentile”, ed è stato scritto dall'autore e giornalista Andrea Pedrinelli, in passato collaboratore anche della Gazzetta di Lecco. Lo abbiamo intervistato per riscoprire la figura di Bono e come nasce questo lavoro già molto apprezzato anche da parenti e amici di Alessandro.

L’autore

Andrea Pedrinelli è critico musicale e storico della canzone dal 1991. Attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de tenis e il sito Da sapere. Numerose le opere di divulgazione scritte, portate in tutta Italia. Scuole, teatri, biblioteche le location che hanno ospitato i suoi lavori. Alla memoria di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Claudio Abbado. Ha lavorato con i Pooh - unico non musicista a farlo nei 50anni di storia della band. Attualmente il giornalista e critico Pedrinelli sta lavorando ad un nuovo volume su Renato Zero e una biografia critica di Enrico Ruggeri. Nel suo curriculum si legge essere il massimo studioso esistente di Gaber e ricerche sulle carriere di Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Ron. Scrivendo per editori, quali Giunti, Feltrinelli, Hoepli, Ancora, Edizioni della Goccia.

Il protagonista del libro

Alessandro Bono, nato a Milano nel 1964, cresce alla musica poiché il padre Riccardo Pizzamiglio gestisce lo storico studio di registrazione brianzolo “Il Mulino” dove incide anche Lucio Battisti. Inizia a scrivere canzoni da ragazzino. Nel 1985 il debutto al Festivalbar. Con l’approdo nel 1987 a Sanremo Giovani, segna l’inizio vero della sua carriera. Prodotto da Mario Lavezzi, supporta in tour personaggi come Gino Paoli e Dylan. Nel 1991 esce con un eccellente album di rock d’autore dal titolo “Caccia alla volpe”. Lavoro che viene rilanciato con la sua partecipazione nella città dei fiori al Sanremo Giovani del 1992 con Andrea Mingardi con la hit “Con un amico vicino”. Due anni dopo torna sul palco dell'Ariston con la canzone "Oppure no". Il suo genere, il rock-rap d’autore, molto avanti per quel periodo, resterà suo testamento spirituale. In un periodo di vita turbolenta, nel quale era caduto nel tunnel delle dipendenze, muore di Aids nel maggio 1994 a Milano, neppure trentenne. A Lierna paese sul ramo del lago di Lecco, condivideva con la famiglia una seconda casa di vacanze. Le amicizie coltivate in quel contesto lacustre ancora lo ricordano con affetto. 

A. B. 2-2

Alessandro Bono in una foto scattata a Varenna.

L'intervista a Pedrinelli: «Il patrimonio della canzone italiana va preservato»

Cosa ti ha spinto, motivato, a scrivere il libro “Alessandro Bono il rocker gentile”?

«In linea di massima è stata la mamma, Luisa Bono, a chiedermelo. Però avevo molto apprezzato Alessandro, fin da quando l’avevo scoperto come guest a un concerto di Gino Paoli. E ho sempre vissuto il mio mestiere di critico musicale come un modo per divulgare cose che non si conoscono e meritano d’essere conosciute. Senza contare che più passa il tempo, più ritengo che il grande patrimonio della canzone italiana vada preservato. Testimoniandolo, e storicizzandolo, perché rimanga. In altri Paesi lo fanno in automatico, noi invece purtroppo tendiamo a dimenticare e anzi buttare via. Così sembra che siano esistiti solo Battisti, Dalla, De Andrè. Che non erano invece che una parte della grande musica italiana sviluppatasi nel tempo. Da quando Modugno creò la forma-canzone come la conosciamo ancora oggi, ovviamente nel suo attuale declino. Alessandro è parte di un insieme che merita di essere scoperto, riscoperto, tenuto nella memoria».

Essere critico musicale equivale a scandagliare prevalentemente l’aspetto artistico. Nel caso di Bono, molto traspare invece dalla figura umana, personale. Cosa pensi di questa valutazione?

«La madre voleva raccontare tutto di Alessandro e purtroppo certe sue vicissitudini sono entrate nella sua arte, condizionandola in modo alla fine tragico. In linea di massima non penso però che la vita privata c'entri con l’arte, o vada raccontata nella biografia di un artista. I valori dell’uomo invece sì. Soprattutto perché se si crea grande arte che comunica valori, è evidente che dietro c’è un etica, un pensiero, una spiritualità. Ma di solito non vado oltre il racconto dei valori e del pensiero che stanno alla base di un artista. Non sono entrato nel privato di Gaber, o di Jannacci o di Zero. Qui sono entrato nella vita privata perché la famiglia lo voleva e perché da quella vita, certe sue scelte, si sono legate imprescindibilmente con i testi e soprattutto con l’evoluzione della storia artistica di Alessandro».

Che parte ha avuto la famiglia nella stesura di questo lavoro?

«Decisiva. Ha voluto il libro, ha messo a disposizione tutto un archivio di materiale che andava dalle rassegne stampa a decine di foto. Da appunti e disegni di Alessandro ai suoi testi inediti. Eppoi, sia Luisa, la mamma, che Vittoria, la figlia di Alessandro hanno voluto farsi intervistare mentre raccoglievo fra materiale e appunto interviste quando serviva per raccontare tutto dall’inizio alla fine. Quello che conta e fa la differenza rispetto ad altri progetti “approvati” da artisti o loro eredi, è che non hanno messo mai bocca sulle mie valutazioni critiche, sullo stile, sulle scelte delle priorità da raccontare. Insomma, hanno rispettato in ogni senso professionalità e libertà di pensiero del giornalista scelto».

“Con un amico vicino”, la canzone cantata da Alessandro con Andrea Mingardi, è rimasta nel cuore della gente. A Lierna, paese sul ramo del lago di Lecco dove Bono aveva la seconda casa e riposa nel locale camposanto, gli amici ancora lo ricordano. Che valore dava ai rapporti confidenziali?

«Per quello che è emerso dai suoi scritti, Alessandro era un ragazzo molto pulito, che credeva nei valori fondanti della vita fino a rischiare sin troppo di venire deluso dai mille compromessi della vita stessa. Quindi è normale, io credo, che alla fine abbia cantato questi valori più e più volte. A volte anche con rabbia o con delusione, spesso però guardando alla speranza e al Senso con la maiuscola delle cose. Davvero, fosse vissuto di più, avrebbe potuto diventare il nostro Johnny Cash. Un cantante anche maestro di pensiero, uno che conosceva il dolore dell’oscurità perché ci era passato. Ma l’aveva sconfitta  e aveva scelto di cantare solo la luce e incitare gli altri a un mondo migliore. La scomparsa di Alessandro ci ha privato di una persona davvero bella, profonda, sensibile, e della possibilità quasi certa di un rocker immenso. Come si intuisce già dal poco che ha potuto scrivere e cantare. In Alessandro soprattutto c’era la verità: dell’essere che si riverberava nello scrivere e che sarebbe arrivata alla gente molto più delle finzioni dei tanti suoi colleghi. Ma il destino ha voluto altro e anche per questo Ale va ricordato, glielo dobbiamo».

Scrivendo questo libro hai pensato ad un target di lettori, oppure è un contenitore di messaggi fruibili da tutti?

«Credo sia una testimonianza per chiunque. Spero soprattutto che rimanga nelle biblioteche, cui lo doneremo quando sarà possibile, per spingere sempre nel tempo qualche giovane aspirante artista a leggere la storia di Alessandro. A riascoltare la sua arte, per capire cosa significhi davvero essere artisti. Nel bene e nel male, cioè compresi i pericoli che si incontrano sulla strada del cosiddetto “successo” e quanto si paga quando si abbassa la guardia».

Per avere il tuo lavoro in uscita il 21 marzo 2021, quali i contatti? E c'è anche una finalità sociale. Ce ne vuoi parlare ?

«Siccome la mamma di Alessandro ha voluto un libro molto ampio, tutto a colori, ricco di foto, testi, e disegni inediti, non era facile trovare editori e distribuzione. Quindi si è scelto di proporlo per ora soltanto via web nei canali di Alessandro Bono, e può essere richiesto scrivendo alla mail  luisav@libero.it. Su Instagram, Yotube, Facebook e cosi via poi si aggiornano le opzioni per le attività future in memoria di Alessandro. Dunque si può seguire cosa accade del libro e oltre il libro attraverso questi media. Inoltre per ora è stato possibile stampare il volume, proprio per la sua stazza imponente. Una tiratura limitata, che in parte comunque speriamo di presentare in piccoli eventi, quando sarà possibile. E in parte come detto prima doneremo alle biblioteche. Nella speranza che il libro desti tanta attenzione da indurci ad ipotizzare una ristampa. Sarebbe un grande successo. Intanto va detto che Luisa Bono non ha mai voluto speculare sulla musica del figlio. Quindi non rientrerà neppure dell’ingente investimento fatto per questo libro. Ha voluto che gli incassi vadano alla Anlaids, l’associazione che aiuta i malati di Aids e lotta contro l’Hiv. Da quando Alessandro ha dovuto soccombere a questo male contratto per caso (e se l’avesse contratto tre anni dopo, per dire, ci sarebbero stati i mezzi farmacologici per salvarlo. Dunque è stato doppiamente sfortunato) Luisa e la famiglia di Ale hanno sempre devoluto tutto in beneficenza. E così sarà anche per “Il rocker gentile”, che penso dica molto, testimoni molto, lasci molto nell’anima. Sia sul piano della storia della canzone che su quello del piano della storia della società degli anni Ottanta e Novanta. Certo aiuterà anche qualcuno che soffre. Come ad Alessandro, ne sono certo, da Lassù piacerà».

(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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