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Decreto Draghi 31 marzo: Italia chiusa per un mese ad aprile

Il consiglio dei ministri convocato per le ore 17. La nuova norma cancella la zona gialla per un mese e non ci saranno gli automatismi per il rientro chiesti dalla Lega. Spostamenti tra regioni vietati fino a maggio, scuole aperte e bar e ristoranti fermi

Mario Draghi

Oggi, mercoledì 31 marzo, il governo Draghi varerà il nuovo decreto Chiusure nel consiglio dei ministri convocato per le ore 17. Il nuovo decreto prolungherà gran parte delle restrizioni per un altro mese e scadrà a fine aprile o ai primi di maggio. E non ci saranno automatismi per il rientro in zona gialla delle regioni come aveva chiesto la Lega

Decreto Draghi 31 marzo: Italia chiusa per un mese ad aprile

 Nella riunione di oggi arriverà anche la norma, attesissima, per evitare che operatori sanitari no vax infettino pazienti in corsia o più in generale nei luoghi di cura o anziani nelle Rsa. Non è ancora chiaro se si tratterà di un decreto ad hoc o se le norme in questione - a cui ha lavorato in primo luogo la ministra della Giustizia Marta Cartabia - troveranno posto nel dl contenente le misure anti-contagio. Probabilmente, spiegano fonti di governo, la norma non arriverà a prevedere il licenziamento per chi rifiuta il vaccino, ma potrebbe introdurre l'interdizione dalle mansioni o lo spostamento in aree o uffici per evitare il contatto diretto dei no vax con i pazienti. Prevedendo anche sanzioni ad hoc per le strutture che non intervengono sui sanitari che non si sottopongono alla somministrazione del vaccino. Le misure riguarderanno sostanzialmente tre settori:

  • spostamenti tra regioni: dal 7 aprile, giorno di entrata in vigore del decreto, non si tornerà a spostarsi tra le regioni. La mobilità sarà consentita solo per motivi di salute, necessità e urgenza. Si potrà sempre invece raggiungere il proprio domicilio nonché le seconde case;
  • Bar e ristoranti: si prevede la chiusura in zona rossa e arancione anche se potrebbero tornare aperti nelle regioni in cui il contagio scenderà al di sotto dei 100 casi ogni centomila abitanti;
  • scuole: si tornerà in presenza anche nelle zone rosse fino alla prima media mentre in quelle arancioni saranno in classe gli alunni fino alla terza media e quelli delle superiori, ma al 50%;
  • attività commerciali: i centri commerciali rimarranno chiusi nel week end sia in zona rossa che arancione;
  • l'apertura di palestre e piscine è rimandata a maggio mentre l'attività motoria sarà consentita soltanto in prossimità della propria abitazione. 

Repubblica racconta oggi che nel decreto alla fine potrebbe entrare un meccanismo che a partire dal 15 o dal 20 aprile porterà allentamenti dei vincoli nelle regioni in zona arancione dove l'incidenza del contagio scenderà al di sotto dei 100 casi ogni centomila abitanti. In questo caso i governatori delle regioni interessate potranno valutare l'apertura di bar e ristoranti ma anche di cinema e teatri. Ci sarà anche una novità che riguarda le scuole: nel nuovo decreto sarà impedito alle Regioni di chiuderle. Mentre è già previsto il ritorno in presenza dopo Pasqua anche nelle zone rosse tutte le classi fino alla prima media, in quelle arancioni fino alla terza media e al 50 per cento le superiori. Un passaggio che segnerà un’ulteriore centralizzazione della lotta al Covid da parte del governo Draghi. 

Il nuovo decreto chiusure di Draghi: le regole dal 7 aprile fino a maggio

La divisione del governo in aperturisti e rigoristi è sempre la solita. Il centrodestra spinge per un meccanismo di revisione delle misure non aleatorio, che dia concretezza alla possibilità di riaprire ("lavoro, sport, vita", dice la Lega). Mentre i ministri di Leu, Pd e M5s sarebbero schierati per una linea di massima prudenza, senza "illudere" i cittadini con ipotesi che poi in concreto sarebbero i dati stessi del contagio a smontare. La Stampa aggiunge che il ministro della Salute Roberto Speranza è contrarissimo, e considera già una concessione confermare nel decreto la possibilità di passare da arancione a bianco nel caso in cui si registrassero 50 casi ogni centomila abitanti nell’arco di tre settimane e un indice Rt di contagio a 0,5. Per lui quella è l’unica soglia di sicurezza accettabile. 

Ci sarà poi una norma per sbloccare i concorsi pubblici: fra scuola, pubblica amministrazione ed enti locali ci sono 115mila posti da assegnare. La norma, voluta dal ministro della PA Renato Brunetta, introdurrà un nuovo metodo che diventerà la normalità: i concorsi verranno svolti negli uffici pubblici degli enti locali e non negli alberghi come è stato finora. Ci saranno anche prove scritte online. Nella zona arancione non si potrà uscire dal comune, se non per ragioni di lavoro, salute o urgenze. È permesso spostarsi una volta al giorno "nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi", oltre ai minori di 14 anni, "verso una sola abitazione privata abitata" per andare a trovare amici e parenti. In zona rossa si può uscire di casa solo per validi motivi, tra cui lavoro, salute e acquisto di generi di prima necessità. La deroga per andare a trovare amici e parenti, che sarà in vigore in zona rossa il 3, 4 e 5 aprile, dal 7 aprile non sarà più permessa. Rimangono le norme sullo smart working, e quindi la possibilità per i dipendenti di rimanere a casa a lavorare alternativamente all'altro genitore quando i figli sotto i 16 anni sono in Didattica a Distanza. 

Le nuove norme sugli operatori sanitari che non si vaccinano prevedono la sospensione dal lavoro e dallo stipendio anche per chi rifiuta l'immunizzazione pur non essendo a contatto quotidiano con i pazienti (centralinisti, tecnici, impiegati) mentre potrebbe saltare alla fine il trasferimento ad altre mansioni. Su questa parte del decreto è al lavoro la ministra della Giustizia Marta Cartabia che introdurrà una specie di scudo penale che limita la responsabilità penale dei sanitari ai casi di dolo e colpa grave. Non è stato ancora deciso se la norma riguarderà anche le reazioni avverse gravi alle vaccinazioni o tutti i casi di lesioni e omicidio colposi connessi all'emergenza Covid-19. C'è in ballo anche l'ipotesi di limitare la responsabilità dei dirigenti e quella delle strutture sanitarie pubbliche e private. 

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