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Attualità Caleotto / Via Giuseppe Badoni, 2

Aperta la mostra "Chiuso per mafia", la legalità sale in cattedra

Al Parini di Lecco l'allestimento pensato per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un lavoro molto curato, inaugurato con importanti testimonianze

Mai più "chiusi per mafia". Si può riassumere con quello che suona come un auspicio e insieme una promessa il senso della mostra allestita presso l’atrio dell’istituto Parini di Lecco in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. La sua realizzazione, frutto dell’impegno congiunto degli studenti delle classi 4A e 4B del corso professionale servizi commerciali dell’istituto di via Badoni 2 e degli alunni del corso operatore edile e operatore grafico ipermediale della fondazione Luigi Clerici, costituisce il punto di arrivo di un percorso didattico lungo e ambizioso, di cui i ragazzi coinvolti sono stati protagonisti sotto la guida degli insegnanti e di figure di esperti esterni, approfondendo il tema dell’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico del Paese.

Un importante progetto di educazione civica che ha coinvolto gli studenti: cosa è stato realizzato

Nell’ambito dell’articolato progetto di educazione civica che hanno svolto, gli studenti hanno avuto in particolare l’opportunità di conoscere e apprezzare 9 diverse figure della società civile che, in qualità di imprenditori, commercianti, professionisti di diversi settori hanno saputo trovare nel proprio senso di legalità e onestà la forza per reagire e opporsi alle aggressioni della criminalità organizzata, arrivando a pagare anche a prezzo della loro vita il coraggio delle proprie scelte. L’installazione allestita nell’atrio della scuola vuole tributare un riconoscimento valoriale alla loro testimonianza: una via commerciale nella quale sono riprodotti esercizi e attività commerciali a loro appartenute e da loro difese, tenendo fede al rispetto della legalità e della propria etica senza cedere al ricatto della mafia.

La presentazione della mostra al Parini.

All’inaugurazione hanno presenziato i rappresentanti di tutte le principali istituzioni del territorio, a sottolineare la sintonia tra la comunità scolastica e lo stato nel combattere la battaglia della legalità a partire dall’educazione delle nuove generazioni di cittadini. Cultura, conoscenza e condivisione sono state infatti le parole più ricorrenti negli interventi dei presenti, a cominciare da quello del dirigente scolastico, Raffaella Crimella, che, insieme alla professoressa Carmen Greco - coordinatrice e anima del progetto - ha fatto gli onori di casa sottolineando il ruolo imprescindibile della scuola come agenzia educativa e punto di riferimento per i giovani, in cui condividere e realizzare progetti significativi e trovare esempi edificanti.

Il coraggioso esempio di Piero Nava, il lecchese diventato il primo testimone di giustizia contro la mafia

Sono poi intervenuti il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, che ha sottolineato l’importanza della prevenzione contro l’illegalità ricordando la figura di Piero Nava, agente di commercio lecchese che divenne il primo testimone di giustizia contro la mafia in un’epoca in cui non c’erano gli strumenti legislativi per proteggere chi denunciava la criminalità organizzata, e il provveditore Adamo Castelnuovo, il cui intervento si è soffermato sulla necessità di trovare nei valori democratici un baluardo contro l’illegalità, attraverso le leggi, che possono essere eventualmente modificate e migliorate, ma devono essere rispettate, partendo dal non tollerare i cosiddetti 'furbetti', le cui trasgressioni delle regole sono il primo passo verso l’illegalità.

Il questore Ottavio Aragona, il prefetto Sergio Pomponio e la presidente della Provincia Alessandra Hoffman hanno marcato il dovere da parte delle istituzioni di promuovere la cultura della legalità anche raccogliendo esperienze virtuose come quella di cui si sono resi protagonisti gli studenti coinvolti in questo progetto. Presenti in sala anche il presidente del consiglio comunale Roberto Nigriello, gli assessori comunali Emanuele Manzoni e Renata Zuffi e le autorità militari del territorio. Nel susseguirsi delle diverse voci, oltre agli spunti di riflessione non sono mancati momenti di emozione.

Il toccante intervento dei fratelli Antonella e Pasquale Borsellino, familiari di due vittime innocenti di mafia

Particolarmente toccante l’intervento dei fratelli Antonella e Pasquale Borsellino, che hanno portato la loro straordinaria testimonianza in qualità di familiari di due vittime innocenti di mafia. Il loro fratello Paolo e il loro padre Giuseppe, piccoli imprenditori del calcestruzzo nel paese di Lucca Sicula, furono assassinati a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro per non essersi piegati alla logica dell’estorsione, in quello stesso anno orribile 1992 insanguinato dalle stragi di mafia, in cui trovò la morte in un agguato mafioso anche il giudice Paolo Borsellino.

Un altro momento della lezione di legalità, con importanti testimonianze.

L’omonimia di una delle due vittime con il noto compianto magistrato per una beffa della sorte ha probabilmente limitato la risonanza mediatica della storia di questi due imprenditori: "Nostro fratello è stato ucciso per essersi rifiutato di ubbidire a chi gli chiedeva dei soldi ‘per aiutare certi amici che si trovavano in prigione’ e ambiva a mettere le mani sulla sua attività; nostro padre, per avere lottato come un guerriero affinché fossero accertati i responsabili di questo delitto, collaborando da subito con le forze dell’ordine, fu freddato in pieno pomeriggio sulla piazza del paese da 34 colpi di kalashnikov. Un’esecuzione atta a scoraggiare chiunque avesse voluto ribellarsi alla forza spietata della mafia".

"Le mafie sono come un tumore. Per combatterle serve anzitutto non accettare mai le ingiustizie"

Da questa tragedia che ha segnato per sempre le loro esistenze, i due fratelli superstiti hanno saputo trarre la motivazione per diventare testimoni di legalità con il supporto dell’associazione Libera. Anche in questa occasione, di fronte ad una platea di studenti: “La mafia è simile a un tumore, si impadronisce delle risorse della collettività - ha affermato Pasquale - la cura più efficace di questa malattia sta nel sistema immunitario, perché la mentalità mafiosa si nasconde nei piccoli gesti del quotidiano: quando qualcuno di voi perché più fragile viene preso in giro e molestato senza che gli altri reagiscano e lo difendano, ecco, quella è la tipica dinamica su cui fa leva la mafia. Per combatterla serve anzitutto non accettare mai le ingiustizie, anche quelle più piccole”.

Sindaco e rappresentanti delle forze dell'ordine all'incontro del Parini.

Fino al 30 marzo l’allestimento sarà accessibile a tutti gli studenti e ai visitatori esterni

A rendere ancor più coinvolgente la visita dell’installazione riservata agli ospiti è stata la drammatizzazione delle vicende dei nove protagonisti, di cui gli studenti hanno idealmente rivestito i panni restituendone le storie in prima persona. La mostra ambisce a coinvolgere, oltre alla comunità scolastica, anche l’intera cittadinanza lecchese, nell’ambito delle iniziative in programma sul territorio per commemorare le vittime innocenti delle mafie. Fino al 30 marzo l’allestimento sarà quindi accessibile a tutti gli studenti della scuola e a visitatori esterni.

(Si ringrazia la docente Elena Dell'Oro per i testi e la collaborazione)

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