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Arriva la leva civica volontaria, un nuovo strumento di cittadinanza attiva retribuita

Impiegherà i giovani fra i 18 e i 28 anni in progetti di servizio sociale, valorizzazione culturale, protezione civile. Soddisfazione dalla maggioranza.

Il Consiglio regionale ha approvato ieri 9 dicembre l'istituzione della leva civica volontaria, per favorire la partecipazione attiva di uomini e donne in progetti di assistenza e servizio sociale, di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, di promozione e organizzazione di attività educative, culturali, sportive, di economia solidale e protezione civile.

I partecipanti, che dovranno avere fra i 18 e i 28 anni, presteranno servizio in progetti della durata massima di 12 mesi, con un orario massimo di 30 ore a settimana, e percepiranno un'indennità mensile pari a quella del servizio civile nazionale (circa 6mila euro l'anno). 

Il numero dei volontari coinvolti in un singolo progetto non potrà essere superiore al 20% del personale impiegato e, qualora il numero di volontari di leva civica superasse le 9 persone, una quota del 10% dev'essere riservata alle persone con disabilità.

Alle selezioni potranno partecipare i cittadini italiani e comunitari, ma anche i cittadini extracomunitari che siano residenti in Lombardia da almeno 2 anni e abbiano regolare permesso di soggiorno. Agli studenti universitari l’anno di leva civica verrà riconosciuto per i crediti formativi.

La legge, proposta dal Vicepresidente del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti (Lega), è stato approvato con 42 voti favorevoli (maggioranza e Movimento 5 stelle) e 16 voti contrari (Pd e Patto civico).

“Con questo provvedimento la Lombardia mette in campo un importante strumento formativo per i giovani e un sostegno concreto per associazioni e Comuni colpiti dal taglio dei finanziamenti da parte del Governo centrale”, ha detto al termine della votazione il vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti. “Un provvedimento superfluo e ripetitivo di cui si poteva fare a meno, e che si sovrappone ad altre misure già esistenti” ha argomentato invece Marco Carra, motivando il no del gruppo Pd.

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