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Il Monte San Martino fa ancora paura?

Il monte San Martino conosciuto anche come "la montagna marcia" fa ancora paura?. Il ricordo della frana del 1969 è ancora vivo in molti lecchesi.

Il monte San Martino chiamata dai lecchesi "la montagna marcia" fa ancora paura?. "Dalla frana del 1969 ai giorni nostri, evoluzione delle conoscenze geologiche e problematiche di sicurezza urbana". è  il titolo del convegno che si tiene venerdì prossimo nell'aula magna del Politecnico, a partire dalle 14.30

Un appuntamento voluto dai Geologi della Lombardia e quello del Friuli Venezia Giulia, in memoria del Prof. Luciano Broili per il  ventennale dalla morte del Prof. Luciano Broili. L'evento con il patrocinio del Comune di Lecco e del Politecnico di Milano - Polo
Territoriale di Lecco è di particolare importanza perchè da diversi anni un vallo, protegge gli abitanti dei quartieri Rancio Superiore e Inferiore, viale Turati, Malavedo, Laorca dai rischi della caduta di massi dal Monte San Martino. In totale 120 le case sottostanti per oltre 300 persone. 

Una zona dove  non si può più costruire perché cassificata come «rossa», cioè a rischio. Ci sono cittadini che hanno chiesto interventi di riqualificazione e di ristrutturazione delle loro proprietà. Le reti paramassi di protezione al vallo sono già state sottoposte, nel corso degli anni, ad interventi di manutenzione e attenzione da parte degli operatori. La frana del 23 febbraio del 1969 provocò 7 morti e numerosi feriti nell’alto rione di Santo Stefano.

Il geologo Egidio De Maron estensore, su incarico dell’Amministrazione comunale, del piano di sicurezza per eventi calamitosi, in uno degli incontri con i residenti aveva spiegato: «Dove, come e quando i massi possano cadere dal monte nessuno lo sa. Importante è la prevenzione e la messa in sicurezza perché il rischio non si può cancellare, visto che l’intera zona è di dissesto geologico. Una zona   che va da Pradello sino a Laorca . Di rilevanza fondamentale è che la popolazione sottostante, quando nota qualcosa di non regolare, informi  i tecnici".

Lungo il sentiero che sale verso il San Martino e verso le pareti del Medale e dell’Anti-Medale si notano sparsi qua e là i segni del dissesto e dei «movimenti» della montagna. Massi continuano a precipitare dalla grossa parete che sovrasta l’abitato fermandosi fortunatamente in prossimità delle grosse reti che erano state realizzate per proteggere i quartieri a rischio.

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