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Cresce anche a Lecco il numero di imprese dedicate al gioco d'azzardo

La Camera di commercio di Milano ha diffuso i dati dello studio sulle sale scommesse e videolottery, a Lecco sono cresciute del 19% in un anno.

In Lombardia crescono dell'11,4% le attività imprenditoriali dedicate al gioco d'azzardo: La Camera di commercio di Milano ha elaborato i dati del registro delle imprese 2012/2013 degli enti camerali dei vari capoluoghi di provincia, e il dato evidentissimo è stato il boom di centri scommesse e sale slot, a fronte del grande numero di chiusure delle imprese commerciali e industriali più tradizionali.


I risultati dell'indagine dipingono un quadro preoccupante, secondo l'Assessore regionale al territorio, Viviana Beccalossi, che chiede un intervento maggiore da parte del governo regionale: «La nostra risposta al continuo aumento delle macchinette mangiasoldi in Lombardia continua ad essere la stessa: chiediamo regole ferree per impedire l'accesso al gioco ai minorenni e vogliamo che gli psicologi delle Asl abbiano accesso nelle sale per supportare in modo professionale le tante persone che ogni giorno rovinano se stesse e le proprie famiglie».


La proposta attualmente al vaglio di palazzo Lombardia è di istituire un controllo maggiore sull'età degli avventori delle sale slot e di dare la possibilità agli psicologi di sottoporre loro anche dei questionari specifici sulla dipendenza dal gioco.


In Italia, un'impresa di questo tipo su 7 è lombarda: la provincia in cui si è registrato il maggior aumento è Varese, dove si è verificato un aumento ben del 45,5%, mentre a Lecco sono cresciute del 18,9% in un anno.


Il portavoce di Appello per Lecco, Corrado Valsecchi, fa però notare che, in realtà, nel territorio lecchese le imprese del gioco d'azzardo stanno iniziando a chiudere, forse perché anche i soldi sono finiti, ma in ogni caso il cambio di rotta imprenditoriale degli ultimi anni è stato tanto evidente quanto tragico: «Rinnoviamo al Governo la necessità di promuovere la riforma di questo settore che tarda a venire. Sul podio industriale in Italia ci devono stare le aziende che investono, innovano e promuovono occupazione e non un settore che si è mostrato famelico, con la complicità dello Stato, senza dare in cambio nulla per aiutare lo sviluppo della nazione.»

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