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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Lo studio

A Lecco “il pieno di benzina più caro d'Italia”, ma non è vero. Arriva lo sciopero

L'indagine mette in fila i numeri del caro benzina, ma c'è un dato errato. Intanto il 25 e 26 gennaio le pompe rimarranno chiuse

A Lecco il pieno di benzina costa più che nel resto d'Italia. È quanto emerge dall'indagine condotta da SkyTG 24 sui dati di Staffetta Quotidiana. Nel nostro territorio un pieno al self si paga in media 1,91 euro al litro, mentre il rifornimento più basso si fa ad Ancona con 1,76 euro al litro. Una bella differenza quella riferita dal canale satellitare, in realtà non corrispondente al vero: nel conteggio figurano anche gli 8,888 euro al litro riferiti al distributore Tamoil di Balisio chiuso ormai da qualche settimana, che ha alzato la media di circa dieci centesimi. 1,81 euro al litro mettono, al contrario, Lecco tra le zone più economiche del Belpaese.

Intanto non si placano le polemiche sulle misure adottate martedì dal governo sul caro benzina. Non è previsto un nuovo sconto sulle accise con il governo Meloni, mentre è stato avviato un percorso per maggiore trasparenza e controlli più serrati. I gestori delle stazioni di servizio che aderiscono a Faib-Confesercenti, Fegica (Federazione italiana gestori carburanti e affini) e Figisc-Confcommercio chiedono un incontro al governo per fare il punto sulle misure.

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Dopo le indiscrezioni delle scorse ore, c'è la conferma. Sarà sciopero. "Per porre fine a questa 'ondata di fango' contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità, le associazioni dei gestori, unitariamente, hanno assunto la decisione di proclamare lo stato di agitazione della Categoria, su tutta la rete; di avviare una campagna di controinformazione sugli impianti e proclamare, per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023, una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio": è quel che recita la nota di Faib-Confesercenti, Fegica, Figisc-Confcommercio. "Gli annunci non contengono nulla che abbia effetto sui prezzi", commentava ieri il presidente della Fegica Roberto Di Vincenzo, rilevando che le accise rimangono tra le più alte del mondo, "mentre gli speculatori internazionali e la criminalità che sottrae ogni anno 13 miliardi di euro all'erario italiano rimangono al riparo".

Sciopero dei benzinai il 25-26 gennaio

Lo sciopero è previsto dalle 19.00 del 24 gennaio 2023 alle 07.00 del 27 gennaio 2023. "Il governo - si legge nella nota delle tre organizzazioni - aumenta il prezzo dei carburanti e scarica la responsabilità sui gestori che diventano i destinatari di insulti ed improperi degli automobilisti esasperati. E' stata avviata contro la categoria una campagna mediatica vergognosa. Quindi è stato dichiarato lo stato di agitazione su tutta la rete e lo sciopero contro il comportamento del governo. Si preannuncia un presidio sotto Montecitorio. Vengono beatificati i trafficanti di illegalità che operano in evasione fiscale e contributiva e che sottraggono all'erario oltre 13 miliardi di euro l'anno. Per porre fine a questa "ondata di fango" contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità, le associazioni dei gestori, unitariamente, hanno assunto la decisione di proclamare lo stato di agitazione della categoria, su tutta la rete; di avviare una campagna di controinformazione sugli impianti e proclamare, per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023, una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio. L'impressione che la categoria ha tratto da questa vicenda è quella di un esecutivo a caccia di risorse per coprire le proprie responsabilità politiche, senza avere neppure il coraggio di mettere la faccia sulle scelte operate e ben sapendo che l'Agenzia delle Dogane, il Mimit, e l'Agenzia delle Entrate hanno, già oggi, la conoscenza e la disponibilità di dati sul movimento, sui prezzi dei carburanti e sull'affidabilità delle comunicazioni giornaliere rese dalla categoria. E' un imbroglio mediatico al quale le organizzazioni di categoria intendono dare risposte con la mobilitazione dei gestori".

Nella comunicazione alla Commissione di Garanzia dell'Attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali le organizzaziini parlano di "azioni politiche irresponsabili e di inusitata gravità nei confronti di una intera categoria di onesti operatori economici che basano la loro attività su un margine fisso pro litro di 3 centesimi lordi al litro, garantendo allo Stato, a proprio rischio e pericolo, in alcuni casi della vita, un introito di circa 40 miliardi l'anno di gettito".

Lo sconto sulle accise non c'è più

Dal 1° gennaio non è più in vigore lo sconto sulle accise che gravano sui carburanti, durato da marzo a novembre e poi con riduzione fino al 31 dicembre. Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc/Anisa-Confcommercio rappresentano circa 16mila dei 22mila gestori di punti di rifornimento disseminati sulla rete stradale ed autostradale nazionale. 

C'è chi ci tiene a fare chiarezza. In relazione alle notizie aventi ad oggetto la dichiarazione di sciopero generale dei distributori carburanti su rete ordinaria e autostradale il 25 e 26 gennaio 2023 da parte di alcune associazioni, tra cui, a detta di alcuni organi di informazione anche della "Fegica Cisl",  la Cisl Nazionale specifica in una nota che tale associazione non ha alcun legame associativo o di altra natura con la confederazione. A tal proposito, la Cisl Nazionale, tramite il proprio servizio legale, ha più volte diffidato la predetta associazione dall’utilizzo più illecito che illegittimo della denominazione "Cisl" idoneo a creare uno stato "confusorio" rispetto ai terzi. Essendo finora rimaste inevase le diffide inoltrate (non ultima quella dell’8 marzo 2022) la Cisl nazionale nel ribadire l’assoluta estraneità e distanza dalla iniziativa di sciopero, promuoverà le competenti azioni presso le autorità giudiziarie al fine di denunciare l'illecito comportamento perpetrato in spregio anche alle più elementari norme di correttezza e buona fede.

Il mancato rinnovo dello sconto sulle accise

Ma torniamo alla benzina. Il ministro per i rapporti con il parlamento, Gianluca Ciriani, assicura che "era tutto stato messo in conto". E in effetti raccontano che, quando durante le riunioni di maggioranza sulla manovra, il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, disse che non prorogare il taglio delle accise sulla benzina avrebbe causato un malcontento che non andava sottovalutato, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, spiegò che con le risorse a disposizione non si poteva fare diversamente, che il governo doveva dare almeno un "segnale politico" puntando sulle norme a favore di famiglie e imprese.

Ma il grande dibattito che si è aperto - sui media e nell'opinione pubblica - dopo che il 1 gennaio i prezzi sono saliti, ha fatto scattare l'allerta a palazzo Chigi che si trova a fare i conti con la prima vera scelta trasversalmente impopolare. Per questo, dopo la decisione di varare il decreto sulla trasparenza, che obbligando i distributori a esporre il prezzo medio giornaliero punta di fatto tutto sull'effetto dissuasione, Giorgia Meloni decide di difendere in prima persona le scelte del governo pubblicando una puntata monotematica del suo diario. "Il taglio delle accise costa un miliardo al mese, dunque 10 miliardi l'anno. Invece di spalmare 10 miliardi, noi abbiamo deciso di concentrare le risorse in manovra su chi ne aveva più bisogno. Abbiamo fatto una scelta che rivendico e che è di giustizia sociale", dice.

La premier spiega che il famoso video alla pompa di benzina in cui parlava della necessità di ridurre le accise era del 2019, prima che il mondo cambiasse, e di non aver mai fatto promesse del genere in questa campagna elettorale. Parole che le opposizioni contestano, andando a recuperare il passaggio del programma di Fratelli d'Italia in cui si parla esplicitamente di "sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energie e carburanti, e automatica riduzione di Iva e accise". Critiche a cui la presidente del Consiglio controreplica sempre via social con un post: "Significa che se hai maggiori entrate dall'aumento dei prezzi del carburante le utilizzi per abbassare le tasse. Ma noi non avevamo maggiori entrate, ovviamente. Quindi si tratta di un impegno molto diverso dal 'taglieremo le accise'. Obiettivo che continuiamo a condividere e sul quale lavoreremo, ma impegno che nell'attuale contesto non potevamo prenderci", scrive.

Intanto il ministro Adolfo Urso il 13 gennaio (alle 13) presiederà il tavolo tecnico del consiglio nazionale consumatori e utenti sulle dinamiche dei prezzi dei carburanti. All’incontro saranno presenti il sottosegretario Bitonci e il Garante dei prezzi Mineo. Disponibilità al dialogo ben accolta dalle varie associazioni dei consumatori, ma difficilmente ci saranno novità concrete a stretto giro di posta.

Meloni: "In campagna elettorale non ho promesso il taglio delle accise". Ma è falso

Caro benzina, Movimento 5 stelle: "Ripristinare lo sconto"

Il M5s, in occasione del question time previsto per domani al Senato, ha depositato un'interrogazione per il Ministro dell'economia, Giancarlo Giorgetti, per "sollecitare il Governo sull'urgenza di adottare misure immediate e risolutive per mitigare gli effetti dell'inflazione sulle famiglie e sulle imprese e quindi sollecitarlo sulla necessità di ripristinare lo sconto sulle accise, nonché di aumentare la tassazione sugli extraprofitti delle imprese energetiche e sulle transazioni finanziarie altamente speculative". A confermarlo in una nota sono Barbara Floridia, capogruppo M5s al Senato, e Mario Turco, vicepresidente del M5s, firmatari dell'interrogazione.

"Dopo aver commesso un imperdonabile errore di politica economica, non confermando il taglio delle accise sulla benzina, abbiamo dovuto assistere a un video con delirante tentativo di difesa da parte del Presidente del consiglio, la classica toppa peggiore del buco. A parte il fatto che Giorgia Meloni nega di aver promesso il taglio delle accise, quando invece è scritto chiaro e tondo nel programma elettorale di Fdi, il premier - sostengono i senatori pentastellati - dice che l'operazione non poteva essere confermata perché la priorità della Legge di bilancio era rimettere in moto la crescita economica del Paese.
Francamente siamo allibiti da accostamenti così sconclusionati, che peraltro fanno finta di dimenticare che lo stesso Governo ha accompagnato alla Manovra una previsione di crescita del Pil praticamente inesistente, ovvero lo 0,6% del Pil. All'errore dell'esecutivo - concludono Floridia e Turco - che produrrà un effetto 'palla di neve' sull'inflazione, andando ad aumentare il costo dei trasporti e delle merci trasportate, in primis i generi alimentari, si aggiunge una legge di bilancio che stanzia contro il caro energia risorse per soli tre mesi", concludono.

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